Diritti animali in Italia: “Io non posso entrare”

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Nell’Insostenibile leggerezza dell’essere lo scrittore ceco Milan Kundera scrive una frase di fondamentale importanza per capire l’animo umano: “La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza.
 Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali. 
E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri”. Forse anche per questo contro il decreto legislativo che depenalizza i cosiddetti reati minori, fra cui quelli contro i diritti animali, varato dal Governo nelle scorse settimane, le associazioni animaliste si sono dette pronte a dare battaglia anche in Parlamento.

È quanto hanno dichiarato a Milano il 14 dicembre i rappresentanti delle 34 associazioni riunite nella Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, l’organizzazione che mette in rete le principali realtà attive nella tutela dei diritti e del benessere degli animali (a cominciare delle cinque fondatrici: Lav, Enpa, Oipa, Lega del cane e Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente) intervenute assieme al movimento La coscienza degli animali alla presentazione del manifesto “Animali e ambiente: dal cuore alla Costituzione”. Il manifesto rappresenta lo spunto più completo per una proposta di legge che vuole rivedere l’articolo 9 della nostra Costituzione, inserendo la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e di tutte le specie animali laddove oggi è tutelato solo il paesaggio, concetto soggettivo e decisamente meno comprensivo.  

Il movimento nato dalla volontà di Michela Vittoria Brambilla e Umberto Veronesi di dare voce a chi voce non ha e contribuire in maniera significativa alla creazione di una nuova cultura di rispetto dei diritti animali ha rivendicato proprio l’urgenza “di accogliere, tra i beni e i valori tutelati dai principi fondamentali della nostra Costituzione, l’ambiente, gli ecosistemi e gli animali in quanto esseri senzienti, capaci cioè di provare piacere e dolore e come tali degni non solo di rispetto, ma anche di una diversa considerazione giuridica”. Di questa evoluzione hanno già preso atto, almeno in parte, l’Unione europea con il Trattato di Lisbona e numerose Costituzioni come quelle di Germania, Austria e Svizzera. Di qui la richiesta, rivolta al Parlamento, di aggiornare anche su questo punto la nostra Carta costituzionale e di non peggiorare l’attuale legislazione con un decreto giudicato altamente inopportuno. “È molto pericoloso quanto ho letto nella bozza di questo decreto - ha spiegato la Brambilla – e sicuramente daremo battaglia. Non si può con un colpo di spugna cancellare i reati considerati meno gravi, perché questo vorrebbe dire che tutte le conquiste per punire il maltrattamento verso gli animali, come il traffico di cuccioli, i combattimenti e tutti i reati a danno dei nostri piccoli amici, verrebbero d’un tratto stracciati”.

Per gli animalisti italiani questa sembra essere la madre di tutte le battaglie. “Crediamo che vi siano le condizioni politiche e culturali per cambiare prospettiva e adottare una soluzione più moderna nel definire lo status giuridico degli animali: all’alba del XXI secolo non possono essere ancora considerati cose” hanno spiegato gli animalisti. Una delle conseguenze più drammatiche di questo vuoto legislativo è per l’Enpa l’importazione e la commercializzazione illegale di cuccioli di razza, reato spesso legato al maltrattamento di animali, frode in commercio e falsificazione di passaporti canini. Uno spaccato drammatico del mondo che si cela dietro questo mercato è stato recentemente fornito da un'inchiesta giornalistica realizzata dalla Televisione della Svizzera italiana (RSI), che si è avvalsa della collaborazione di Ermanno Giudici, presidente proprio dell’Enpa di Milano e Capo del Nucleo delle Guardie Zoofile del capoluogo lombardo per smascherare una rete di trafficanti dell’est Europa che nei paesi di origine si collocano su più livelli di malaffare.

Si tratta per lo più di persone che sfruttano allevamenti fai da te e si avvalgono di intermediari-trasportatori che fanno da punto di contatto tra le tante case dove si allevano i cani e alcuni distributori senza scrupoli in Italia,  Francia,  Spagna e  Germania dove i cuccioli sono spesso commercializzati sotto i limiti di età che invece richiederebbe la legge. Cuccioli piccoli, per far presa sull’acquirente, ma anche per ridurre i costi di mantenimento degli animali, che vengono spediti appena possono essere minimamente autonomi, senza vaccini e rischiando di morire già durante il viaggio. Grazie all’uso di telecamere nascoste, gli inviati della RSI hanno potuto documentare tutti gli incontri avuti con i venditori e registrare le loro dichiarazioni. Le prove non sono utilizzabili per un processo in Italia, ma sono un’utile indicazione per alcune delle tesi investigative che da tempo circolano nell’ambiente delle forze di polizia che contrastano il fenomeno: i passaporti, cioè, potrebbero essere contraffatti sulla data di nascita del cane oltre che sulla reale esecuzione del vaccino contro la rabbia, obbligatorio per direttiva europea. Le conseguenze? Molti svizzeri che avevano comprato il cagnolino appena oltre frontiera, in Italia, sono dovuti incorrere in ingenti spese veterinarie, per non parlare della frequente morte dell’animale. Intanto, anche per quest’anno, i “regali di Natale provenienti dall’Europa dell’est sono arrivati” ha ricordato l’Enpa, che lancia un invito: “Chi desidera un cane si dedichi veramente ad una buona azione, adottando uno dei tanti trovatelli ospiti dei rifugi”

Per la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente occorre contrastare questi traffici e per farlo c’è l’urgente bisogno di fermare questa depenalizzazione, mentre aspettiamo un adeguamento della nostra Costituzione. Perché se come suggeriva Kundera è possibile scoprire molto dalle persone e forse anche dei Governi proprio cominciando da come trattano i più deboli (quelli che “non rappresentano alcuna forza”) allora dovremmo seriamente preoccuparci di come stiamo legiferando, o meglio non legiferando, per tutelare i primi e più ovvi candidati a questo status: gli animali, purtroppo seguiti, come logica conseguenza, da molte altre categorie e generi di esseri umani, ancora tristemente indifesi!

Alessandro Graziadei

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