Dipendenze: combatterle e sconfiggerle grazie ai cittadini

Stampa

Foto: Gonews.it

L’Italia, anche se a volte fatichiamo ad ammetterlo, in confronto a certe questioni è un paese pudico, teso a negare sempre, ai limiti dell’ipocrisia. Si prenda la questione tabù per eccellenza, ovvero il sesso e, legato ad esso, il fenomeno della prostituzione in strada, piaga ormai pluridecennale, con schiave quotidianamente in mostra nelle periferie o in monolocali/prigioni, sistematicamente ignorate dalla forze dell’ordine e assai frequentate da quei bravi cittadini che di giorno le additano e di notte le cercano. Con la droga e il gioco, altre fonti di dipendenza universalmente note, l’atteggiamento è lo stesso: guai a parlarne! Sia mai che evitando il discorso il problema non si risolva da solo. Ma dati alla mano non è così: milioni di italiani fanno uso di sostanze stupefacenti, abusano di medicine o fumo, o stazionano per ore davanti a macchine luminescenti e ruffiane che svuotano i loro conti in banca e, nei casi di dipendenza patologica grave, le loro anime e le loro vite.

Secondo una recente ricerca dell ‘IPSAD - Italian population survey on alcohol and other drugs - la sostanza psicoattiva più diffusa nel nostro paese e in tutta Europa è la cannabis, seguita da cocaina ed eroina con una tendenza assai preoccupante come ha spiegato presentando lo studio la dottoressa Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari IFC-CNR.

In Italia registriamo livelli di consumo superiori alla media europea; infatti se 12 milioni di europei, il 3,6% dei 15-64enni, hanno fatto uso di cannabis nell'ultimo mese e circa 22,5 milioni nell'ultimo anno, pari al 6,7%. L'Italia è andata ben oltre: nel 2011 sono oltre 1,5 milioni (3,9%) coloro che ne hanno assunta nell'ultimo mese e circa 3,5 milioni (8,7%) nell'anno". La fascia di popolazione italiana più coinvolta è quella dei giovani, i 15-34enni e qui l’allarme dovrebbe suonare ancora più forte presso le nostre istituzioni e gli enti adibiti al contrasto di tali fenomeni. Stessa situazione si ripete cambiando sostanza e passando alla famigerata cocaina. in Europa, ne hanno fatto uso nel corso dell'anno quasi 4 milioni di cittadini (circa 1,2%) e l'Italia, anche in questo caso, riporta livelli di consumo - l'1,3% della popolazione corrispondenti a circa 520.000 persone - superiori alla media europea, a braccetto con Irlanda, Spagna, Cipro e Regno Unito. "Rispetto al passato, il 'consumatore-tipo' è però molto cambiato", spiega ancora la Molinaro. "Se negli anni Ottanta la cocaina era la droga degli yuppies, adesso tra i consumatori si trovano persone che svolgono una vita 'normale', spesso operai o giovani studenti".

Scorrendo la lista delle sostanze i risultati variano di poco e la preoccupazione si accentua: il consumo di eroina resta stabile e riguarda in Italia circa 160.000 persone (0,4%), soprattutto giovanissimi (15-24 anni: 0,6%); inoltre ammontano 120.000 gli italiani di 15-64 anni che hanno fatto uso di anfetamine nell'anno (0,3%), altrettanti hanno assunto ecstasy e allucinogeni: tra questi ultimi, solo l'lsd ne ha interessati circa 40.000 (0,1%). "Tra i consumatori di sostanze sintetiche aumentano gli adulti (35-44 anni) e invece sono in leggero calo gli under 35", specifica la ricercatrice. "In totale in Europa lo stesso fenomeno riguarda circa 2 milioni di persone per le anfetamine (0,5%) e 2,5 milioni per l'ecstasy (0,7%)".

Abbandonando le droghe e analizzando alcool e fumo sono quasi 32 milioni (80%) gli italiani di 15-64 anni che hanno bevuto almeno una bevanda alcolica nell'anno e 27 milioni (67%) lo hanno fatto recentemente: di questi quasi 1,5 milioni (5,4%) hanno assunto sei o più bevande alcoliche in una sola occasione – il cosiddetto binge drinking - nell'ultimo mese e tra questi gli uomini sono circa il triplo delle donne (8,8% contro 2,9%). Il consumo di tabacco, invece, nel nostro Paese è in diminuzione, ma ancora diffuso: sono 12,5 milioni (31,4%) coloro che non hanno rinunciato alla sigaretta fino a tutto il 2011.

Continuando la panoramica, risulta che le sostanze che negli anni hanno registrato un incremento d’utilizzo sono gli psicofarmaci i quali – è bene ricordarlo – se vengono prescritti da uno specialista fanno parte di un percorso terapeutico, altrimenti si trasformano in sostanze illegali a tutti gli effetti; tranquillanti e ansiolitici sono i più diffusi: oltre 5 milioni gli italiani che nel 2011 vi hanno fatto ricorso (12,8%) e di questi più di 3 milioni sono donne. I sonniferi sono al secondo posto: li hanno utilizzati in 4 milioni (10%) senza differenze sostanziali tra i due sessi. Il consumo di antidepressivi, invece, rimarca una prevalenza femminile sul totale di 2,2 milioni (5,5%) di assuntori. Ultimo ma non ultimo in questa spaventosa hit parade ecco il gioco d’azzardo con quasi la metà del popolo italico (47%) tra i 15 e i 64 anni – pari a quasi 19 milioni di persone – che nel 2011 ha giocato almeno una volta. Tra questi circa 2 milioni sono classificabili come giocatori a bassa rischio, 800.000 a rischio moderato e ben 250.000 a rischio problematico.

E mentre lo Stato fa quello che può con le forze d’intervento limitate dalla ormai atavica crisi economica e nuove dipendenze si affacciano e rafforzano nella società e richiedono ulteriori approfondimenti ed azioni efficaci, alcuni Comuni ripartono dai cittadini e li arruolano per formarli e trasformarli in promotori sociali contro il gioco d’azzardo.

E’ per esempio li caso di Gallarate, cittadina in provincia di Varese, che grazie al progetto finanziato da Regione Lombardia Shot@slot trasformerà i cittadini in protagonisti attivi contro l’azzardo, attraverso la creazione e la realizzazione di forme comunicative mirate ed efficaci. E dato che nella società odierna fare è importante ma comunicare lo è di più, vi consiglio il libro “In dipendenza. 121 risposte sulle dipendenze in Italia”  che illustra la diffusione del fenomeno delle dipendenze nella nostra penisola, la situazione attuale, i cambiamenti avvenuti e le tendenze in corso, utilizzando i dati provenienti dallo studio IPSAD condotto, fin dal 2001, dalla Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e portato avanti per la maggior parte da 35 ricercatori italiani precari che, pur di portarlo a termine e rimanere indipendenti e liberi da ogni influenza hanno deciso di autofinanziarsi. Sarà forse un azzardo scommetterci, ma quest’Italia forse, un futuro radioso, grazie ad azioni come queste, potrà averlo.

Fabio Pizzi

Laureato in Studi Storici e Filologico Letterari all’Università di Trento, scrive fin da piccolo per passione e, da qualche anno, anche per lavoro. Per questo si ritiene parecchio fortunato. Appassionato di storia e politica è attivo nell’associazionismo fin da giovanissimo soprattutto nelle associazioni locali e nelle Acli Trentine.  Ama il cinema, l’arte e la tecnologia, la satira, la musica, il bosco e il mare. Su tutto, sua moglie, la famiglia e i suoi veri amici. Dice e scrive quello che pensa, filtrandolo il meno possibile e prendendo spesso posizione. Questo gli ha portato in dote parecchie polemiche, qualche complimento e il rispetto di se stesso.  

Ultime notizie

A scuola ci vado a piedibus o in bicibus?

31 Agosto 2016
Alternative ecosostenibili per arrivare puntuali in classe. (Anna Molinari)

L’arte della manutenzione della motocicletta

30 Agosto 2016
Una motocicletta può contribuire all’incontro e alla rinascita personale e comunitaria. (Sara Bin)

Il disagio esistenziale nel racconto di sé

29 Agosto 2016
La narrazione autobiografica evidenzia esplicitamente il suo potere curativo in quanto rappresenta un efficace strumento terapeutico, educativo e formativo utilizzabile con diverse tipologie d’uten...

Era etiope. Adesso è un rifugiato "d'argento"!

29 Agosto 2016
A Rio il maratoneta etiope Feyisa Lilesa è arrivato al traguardo mimando un gesto di protesta nei confronti del Governo etiope. (Alessandro Graziadei)

Terremoto, ricostruire le comunità

28 Agosto 2016
L’Italia è stata scossa dal sisma: solidarietà e polemiche si incrociano. Sapremo per una volta imparare dagli errori del passato? (Piergiorgio Cattani)