Di bici, parità di genere e risparmio energetico: torna M’illumino di meno

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Lasciate sempre i vostri apparecchi elettronici in stand-by con le spie accese? Vi scordate di spegnere la luce quando cambiate stanza? Prendete l’auto anche per fare la spesa nel market sotto casa? Se sì, abbiamo un problema, ma nulla che non si possa risolvere con un po’ di consapevolezza e un graduale cambio di abitudini. La manifestazione M’illumino di meno, che quest’anno cade il 19 febbraio, serve anche a questo: ideata dal programma di Radio 2, Caterpillar, e giunta oggi alla sua dodicesima edizione, questa campagna radiofonica mira proprio a sensibilizzare sui consumi energetici e gli sprechi, ricordando come a volte basti poco per fare qualcosa di utile per l’ambiente, piccoli accorgimenti che se adottati da più persone e con costanza possono davvero trasformarsi in qualcosa di grande. Proprio l’azione collettiva dei cittadini, insieme all’entusiasmo e all’azione degli organizzatori, ha fatto sì che il tema di quest’anno della manifestazione, ovvero la mobilità sostenibile, assumesse un significato particolare: grazie alla campagna #BikeTheNobel promossa proprio da Caterpillar, l’Italia è riuscita a far arrivare a Oslo la candidatura al premio per la Pace delle atlete della squadra nazionale femminile di ciclismo afgano.

Sostenibilità, ambiente, lotta per l’emancipazione e la libertà femminile attraverso lo sport, partecipazione collettiva e dal basso: gli ingredienti di “M’illumino di meno” insomma ci sono tutti. Ma come si è arrivati a questa candidatura così speciale? Tutto è iniziato quando Massimo Cirri e Sara Zambotti, conduttori del programma Caterpillar, hanno lanciato l’idea di candidare l’oggetto “bicicletta” al premio Nobel per la Pace 2016. “E’ il mezzo di trasporto più democratico, perché capace di abbattere le barriere sociali più dure, la bicicletta cambia il modello di sviluppo e le grandi città, riducendo gli incidenti” si legge nel blog del programma. E ancora: “Le due ruote rendono autonomi e indipendenti i bambini e li fa crescere meglio; la bici elimina le distanze fra i popoli: i cicloviaggiatori sono accolti ovunque con favore. La bicicletta, soprattutto, è il mezzo più ecologico in assoluto, perché non inquina, ed è il più salutare perché mantiene in forma e non emette veleni inquinanti. Per funzionare non necessita di combustibili fossili, quelli che muovono le guerre e poi distruggono l’ambiente”.

Dalla proposta alla raccolta di firme il passo è stato breve, con tantissime adesioni sia in Italia che all'estero, per una campagna che ha aggregato tutto il mondo del ciclismo: dai più grandi professionisti italiani (hanno aderito il CT della Nazionale Davide Cassani, Paola Gianotti, Vincenzo Nibali, Fabio Aru, ecc.) alle associazioni amatoriali, le ciclofficine e tutti coloro che pedalano per andare al lavoro o per piacere. Visto che le regole del Premio Nobel vietano di candidare un oggetto, la scelta “fisica” è caduta sul team femminile afgano, “simbolo della bicicletta come strumento di parità di genere e di autonomia”.

Una scelta che è riuscita nel miracolo di riunire trasversalmente tutti i partiti, con 118 firmatari appartenenti a tutti i simboli e correnti. A livello formale, infatti, la candidatura va presentata da uno o più parlamentari, e in questo caso a farsene carico è stato il deputato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera. Sicuramente più suggestiva, però, è stata l’impresa della ciclista Paola Gianotti – sì, ancora una volta una donna – che il 16 gennaio è partita dalla sede Rai di Corso Sempione alla volta di Oslo, macinando sui pedali circa duemila chilometri in due settimane: è lei, infatti, che il 28 gennaio ha consegnato simbolicamente le firme raccolte per la candidatura al Nobel direttamente alla commissione che si occupa delle designazioni (la sua è stata la prima bicicletta ad aver varcato i cancelli dell’edificio del Parlamento Europeo). E proprio in questi giorni il comitato norvegese ha accettato la candidatura del team afgano, coronando così questo bel sogno che di giorno in giorno si è fatto sempre più concreto: in caso di vincita (il premio è di 900mila euro), le atlete si occuperanno di sostenere alcune ONG che impiegano la bicicletta in programmi di sviluppo sociale e promozione della pace.  

Tutto questo a dimostrazione che M’illumino di meno non significa solo spegnere le luci dei monumenti per un giorno all’anno. Che pure va bene, perché anche la “parte scenografica” vuole la sua parte, così come sono un’ottima occasione di avvicinarsi al tema gli eventi, i concerti, i laboratori e le iniziative che in questi giorni stanno fioccando un po’ in tutta Italia. La manifestazione, in realtà, spinge per l’adozione a livello quotidiano di buone pratiche per ridurre gli sprechi e il consumo energetico. Il suo speciale decalogo, ad esempio, ci offre numerosi spunti di azione: dallo “spegnere le luci quando non servono” al “coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua”, fino a un miglior isolamento delle nostre case e un utilizzo più razionale di riscaldamento e condizionatori. I consigli sono semplici, alla portata di tutti, e fanno bene non solo all’ambiente ma anche alle nostre tasche. Un esempio? Secondo una stima di Avvenia, semplicemente modificando il comportamento nell'utilizzo delle utenze domestiche, “una famiglia di 3 persone che vive in un appartamento con un consumo medio annuo di 15.000 kwh e una spesa annua di 1.500 euro può arrivare a risparmiare circa 400 euro all'anno”.

Ma se i cittadini, le associazioni (e ultimamente anche molte aziende, non fosse altro per il risparmio) s’impegnano a fare la loro parte, anche le istituzioni devono creare le condizioni affinché la sostenibilità entri a far parte delle politiche nazionali ed europee, in tutti i settori. Ormai da anni, infatti, M’illumino di meno si avvale dell’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, dell’adesione del Senato e della Camera dei Deputati, del Patrocinio del Parlamento Europeo, nonché dell’adesione di centinaia di Comuni. Se negli ultimi anni siamo stati guidati in questo senso più dalla crisi economica che da un reale intervento politico e di strategia, dal basso si continua a spingere per il cambiamento.  Partire da se stessi, come suggerisce M’illumino di meno, potrebbe essere un ottimo inizio. 

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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