Delta del Niger: la Shell la "pagherà"

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Foto: Lifegate.it

Come nell’ultimo libro di Malcom Galdwell, che ripercorre il racconto biblico di Davide contro Golia, il 2015 si apre con un inno ai piccoli che possono sconfiggere i giganti. La multinazionale Royal Dutch Shell ha acconsentito, infatti, a risarcire con 84 milioni di dollari 15.600 pescatori di Bodo nella regione del Delta del Niger per i danni causati dalle fuoriuscite di petrolio avvenute tra il 2008 e il 2009. Lo storico indennizzo è stato annunciato la scorsa settimana dalla Spdc, la controllata nigeriana della multinazionale petrolifera, per voce del suo amministratore delegato, Mutiu Sunmonu e ha preceduto l’inizio di un processo a Londra partito dall’iniziativa della comunità. A confermare la dichiarazione sono stati gli avvocati dello studio legale Leigh Day, che rappresenta i pescatori nigeriani, che riceveranno 3.300 dollari ciascuno (una cifra che vale diversi anni del loro reddito) come indennizzo per le perdite causate dalla marea nera prodotta dalla multinazionale. Altri 30 milioni di dollari andranno alla comunità di Bodo che “è stata devastata da queste due enormi fuoriuscite di petrolio, considerate tra i più grandi sversamenti di greggio in decenni di esplorazioni petrolifere in Nigeria”, e che inquinarono e tuttora inquinano migliaia di ettari di mangrovie nella regione meridionale Ogoniland.

I due sversamenti, si parla di una quantità di greggio superiore all’equivalente di 500.000 barili, provenivano entrambi dalla stessa tubazione, la Trans Niger Pipeline, gestita dalla Shell, che trasporta circa 10.000 barili di greggio al giorno dai campi petroliferi fino al terminal costiero per l’esportazione di Bonny. Anche se ogni anno in Nigeria ci sono centinaia di fuoriuscite di petrolio, alcune causate da perdite, altre da sabotaggi e furti di greggio, la Shell ha ammesso che  entrambe le maree nere sono state causate da avarie degli oleodotti, ma sostiene che il forte inquinamento ambientale nel Delta del Niger dipende “dalla piaga del furto di petrolio e dalla  raffinazione illegale”. In realtà la Shell era consapevole del pessimo stato di conservazione e manutenzione delle sue condotte petrolifere, dato che in documenti riservati (venuti alla luce nel novembre 2014) alcuni dipendenti della multinazionale avvisavano i massimi dirigenti che l’oleodotto di Bodo era vecchio e a rischio, già molti anni prima delle due fuoriuscite incriminate. Anche per questo la Leigh Day descrive il risarcimento ai pescatori nigeriani ed alla loro comunità come “Una delle più grandi vittorie di un’intera comunità dopo devastanti danni ambientali. È la prima volta che viene pagato un risarcimento dopo una fuoriuscita di petrolio in Nigeria alle migliaia di persone che hanno subito la perdita”.

Questo accordo mette fine ad una battaglia legale durata sei anni e anche se la Shell ora fa l’accomodante, all’inizio voleva risolvere tutto dando solo dei minimi risarcimenti individuali ai pescatori (l’offerta iniziale di Shell per tutta la comunità di Bodo era appena di 4.000 sterline complessive, circa 6.000 dollari). L’avvocato Martyn Day, che rappresenta i Bodo, ha detto alla BBC: “È stato davvero deludente che la Shell ci abbia messo anni per prendere questo caso sul serio e per riconoscere la reale portata dei danni  causati dagli sversamenti all’ambiente ed a coloro che ci fanno affidamento per la loro sussistenza. I miei clienti sono stati assolutamente felici che l’accordo sia stato raggiunto. Quello di cui si sentono particolarmente soddisfatti è che il denaro venga dato a loro personalmente”. Di fronte al disastro ambientale e sociale del Delta del Niger, infatti, ci si chiede dove siano finiti e come siano stati sperperati fino ad oggi i soldi del petrolio della Nigeria. Il capo della comunità di Bodo, Mene Sylvester Kogbara, ha detto di sperare che l’indennizzo venga utilizzato esclusivamente per sviluppare l'area, investendo in particolare nell’istruzione, nell’agricoltura, nella sanità e nelle infrastrutture, visto che i Bodo non hanno nemmeno un approvvigionamento di acqua potabile. La vittoria dei Bodo contro la Shell è anche per questo un duro monito verso la classe politica nigeriana che ha deluso le speranze di benessere di questo paese ricco di petrolio, facendo esplodere le rivendicazioni etniche, le pulsioni indipendentiste e lo scontro tra musulmani e cristiani che nel nord del paese ha preso le sembianze dell’organizzazione terroristica jihadista Boko Haram

Tuttavia , anche se i compensi saranno liquidati a breve, gli effetti ambientali e sociali del disastro petrolifero nel Delta del Niger saranno di lunga durata e quelli sanitari stanno già provocando seri disturbi. Secondo un rapporto di Amnesty International sugli effetti delle fuoriuscite di petrolio a Bodo, “le fuoriuscite petrolifere hanno causato forti mal di testa e problemi alla vista; il prezzo del pesce, l’alimento base dell’area, è aumentato di 10 volte e molti pescatori hanno dovuto trovare altri modi per sbarcare il lunario”. Audrey Gaughran, direttore delle questioni globali di Amnesty ha spiegato come “Mentre il pay-out è una vittoria tanto attesa dalle migliaia di persone che hanno perso i loro mezzi di sussistenza a Bodo” ora la “Shell deve fornire un adeguato risarcimento, chiarire il pasticcio e rendere più sicuri gli oleodotti, piuttosto che combattere una campagna di pubbliche relazioni sugli sversamenti di petrolio, per schivare altre responsabilità”.

Dello stesso avviso anche uno studio Onu/Unep che aveva già avvertito nel 2009 che “gran parte dell’acqua potabile dell’Ogoniland è inquinata da idrocarburi e che ci vorranno almeno trenta anni di intensi lavori di bonifica”. Styvn Obodoekwe, direttore programmi del Centre for Environment, Human Rights and Development, ha ricordato anche che “Se la compensazione è un passo verso la giustizia per il popolo di Bodo, la giustizia sarà pienamente raggiunta quando Shell ripulirà correttamente le insenature e le paludi pesantemente inquinate, in modo che coloro che fanno affidamento sulla pesca e l’agricoltura per il loro reddito possano cominciare a ricostruire i loro mezzi di sostentamento”. Di fatto altre migliaia di persone in Nigeria rimangono ancora a rischio di futuri sversamenti di petrolio e l’inquinamento da idrocarburi nel Delta del Niger rappresenta per questo uno dei più grandi scandali delle corporation del nostro tempo.

Alessandro Graziadei

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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