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Debito: il Fmi annulla le promesse dei G8 - denuncia Oxfam

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La sede del FMI

Più che una "cancellazione del debito" si trattebbe di una "cancellazione delle promesse" dei G8: è la sintesi di una nota di Oxfam in merito al pacchetto di misure recentemente approvato dal Fondo monetario internazionale (Fmi). "Dopo le "storiche" decisioni del G8 del luglio scorso, sei dei 18 paesi africani a cui erano state fatte promesse di cancellazione del debito potrebbero vederle spazzate via dal Fmi" - riporta Oxfam che sottolinea come la cancellazione potrebbe di fatto riguardare solo quelle nazioni che sono state in grado di adeguarsi alle strette misure economiche dettate dal Fmi. I sei paesi che ne verrebbero esclusi sono Etiopia, Madagascar, Mauritania, Nicaragua, Senegal e Rwanda. "Ciò significa che i milioni di dollari che questi paesi potrebbero investire in scuole e ospedali saranno rinviate fion quando non si adegueranno alle condizioni del Fmi" - ha commentato Max Lawson di Oxfam. "Questa manovra del Fmi è un tentativo sottobanco di imporre politiche di privatizzazione e ulteriore liberalizzazione a nazioni alle quali era già stata promessa la cancellazione del debito"

Il pacchetto di misure approvato dal Board dell'Fmi prevede di tagliare 4,8 miliardi di dollari dal debito di 20 Paesi tra i più poveri al mondo: l'operazione sarà effettiva dal 2006 e viene finanziata in parte con le risorse generate dalla vendita di oro fuori mercato e in parte con i contributi di 43 Paesi. Tra i Paesi che avrebbero dovuto beneficiare delle decisioni del G8 ci sono 14 nazioni africane (Benin, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Madagascar,Mali, Mauritania, Mozambico, Niger, Ruanda, Senegal, Tanzania,Uganda e Zambia), 4 latino-americane (Bolivia, Guyana, Honduras e Nicaragua) e due nazioni asiatiche (Cambogia e Tagikistan): tutte nazioni che hanno già raggiunto gli obiettivi stabiliti da Fmi e Banca Mondiale per i Paesi poveri altamente indebitati (Hipc). "Ancora una volta vedranno così infrangersi le loro speranze: dopo aver raggiunto i traguardi concordati a livello internazionale, potrebbero ora scoprire che la linea del traguardo è stata spostata" - conclude Max Lawson di Oxfam. Lo stesso comunicato del Fmi riporta che "altri 23 o 24 Paesi poveri potranno candidarsi ad avere cancellati i propri debiti con l'Fmi, se rispetteranno certe condizioni di politica economica".

La decisione del Fmi verrebbe a colpire nazioni di un continente, l'Africa, dove il numero di poveri e la disoccupazione sono in aumento. Nonostante la crescita economica rilevante nel continente (il 5,2% del Pil) registrata nel 2005, il rapporto della Commissione economica dell'Onu per l'Africa (Eca) afferma che in Africa povertà e disoccupazione non sono mai state tanto alte, a dimostrazione che "le persone beneficiano solo in minima parte dei miglioramenti economici", in realtà appannaggio delle grandi realtà produttive.

Sul fronte latino-americano, intanto, il presidente argentino Nestor Kirchner ha annunciato che l'Argentina rimborserà interamente al Fmi il debito di 9,9 miliardi di dollari entro questo mese, ponendo termine ad anni di contenzioso e riacquistando la capacità di perseguire i suoi piani economici senza pressioni dall'esterno. "Con questo pagamento, noi stiamo seppellendo una grossa parte di un passato ignominioso, fatto di debiti infiniti e di un'austera politica fiscale" - ha detto il presidente Kirchner ad una platea di rappresentanti della politica, dell'industria e dei sindacati. Il governo Kirchner intende così sottrarre le politiche economiche argentine all'indirizzo dei piani concordati con l'istituzione di Washington.

Favorevole il commento di Rodrigo Rato, direttore generale del Fmi che ha salutato positivamente l'iniziativa, mentre gli economisti temono che un ricorso eccessivo alle riserve della banca centrale - circa un terzo sarà impiegato per il pagamento del debito - possa mettere a rischio la capacità dell'Argentina di fare fronte ai suoi obblighi finanziari. Timori che si sono subito riversati sul mercato dei cambi dove il peso argentino ha perso il 2,11% finendo la giornata con una quotazione di 3,08 sul dollaro. [GB]

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