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Crisi del cibo: Ong denunciano speculazioni e agrocarburanti

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Donne al lavoro nei campi - Foto: ©FAO/J. Cendon

"In meno di due mesi le speculazioni sulla fame hanno bruciato 45 miliardi di euro solo per il riso con il prezzo che si è impennato del 25% per poi tornare rapidamente ai valori iniziali". Lo ha reso noto il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, all'incontro "Rispondere alla crisi alimentare: quali politiche agricole solidali tra Europa e Africa?" promosso da EuropAfrica alla vigilia del vertice della Fao che si svolgerà dal 3 al 5 giugno a Roma. "La politica internazionale deve porre rimedio al fenomeno della speculazione sul cibo. Il tema del cibo non puà essere lasciato alla libera interpretazione del mercato: sulla fame non si può speculare" - ha avvertito Marini.

"Il riso - ha ricordato il presidente della Coldiretti - è un alimento da cui dipende la sopravvivenza di 2,5 miliardi di persone solo in Asia dove si coltiva il 90% della produzione mondiale di 666 milioni di tonnellate: le speculazioni sulle aspettative future che hanno provocato aumenti di prezzi al dettaglio, restrizioni commerciali e accaparramenti ne hanno ridotto le disponibilità sul mercato con disordini ed emergenze alimentari in molti paesi: dalle Filippine ad Haiti fino all'Indonesia e al Senegal". Insieme a regole "diverse" delle strategie politiche internazionali, secondo il presidente di Coldiretti la crisi si può risolvere solo "rafforzando la capacità produttiva dei paesi del Sud del mondo a partire dai piccoli agricoltori, gli unici a garantire che quei prodotti circolino sui mercati locali e regionali facendoli così crescere e sviluppare".

Un processo che però "deve essere però accompagnato da politiche di garanzie e dal rafforzamento della categoria anche attraverso reti e cooperative, così da rimettere in moto i mercati locali e regionali" - ha affermato il presidente di Roppa, il senegalese Ndiougou Fall. "Lo sviluppo di una nuova economia africana non deve essere ostacolato dalle strategie liberiste che la Commissione europea sta cercando di imporre alle sue ex colonie con gli Accordi di partenariato economico (Epa), o dagli Stati Uniti, che non vedono l'ora di far sbarcare in Africa le loro eccedenze agricole" - ha detto Fall. Per un sostegno più deciso alle produzioni locali e lo sviluppo dei mercati regionali africani da anni si batte la rete Roppa che raggruppa oltre 40 milioni di piccoli agricoltori dell'Africa Occidentale.

In occasione del "controvertice" nei giardini antistanti alla sede della Fao, il 2 giugno Oxfam International e Ucodep organizzano un'azione dimostrativa per chiedere ai leader del mondo di agire subito e per denunciare che "a causa della maggiore domanda di 'agrocarburanti', il numero delle persone che soffrirà la fame nel 2025 potrebbe aumentare di 600 milioni". Il simbolico tiro alla fune tra un benzinaio e un contadino vedrà al centro della contesa alcune grandi pannocchie di mais che - sottolineano i promotori - è uno dei prodotti agricoli utilizzati per la produzione di agro-carburanti, che sottraggono terreni alle coltivazioni tradizionali, contribuendo così all'aumento dei prezzi delle derrate.

Secondo le due ong, la crisi alimentare non è legata in modo diretto alla produzione: le scorte di cibo sarebbero sufficienti per sfamare l'intera popolazione mondiale. Si tratta invece "di un problema di accesso che costringe 840 milioni di persone a convivere con la fame". L'aumento dei prezzi alimentari è legato a diversi fattori ma non vanno dimenticate le "cause strutturali" come gli scarsi investimenti in agricoltura, la posizione dominante delle grandi multinazionali e l'inadeguatezza delle politiche agricole. "A subire le conseguenze della crisi alimentare sono soprattutto le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, che spendono tra il 50 e l'80% del loro reddito per acquistare cibo" - sottolineano le due organizzazini. "Sono in particolare le donne e i bambini i soggetti più a rischio. Per contro, conclude la nota, il livello degli aiuti internazionali nel settore alimentare ha raggiunto il suo punto più basso degli ultimi cinquant'anni".

Il tema della "Sicurezza alimentare, clima e biocarburanti" sarà al centro del Conferenza mondiale della Fao dal 3 al 5 giugno. E sugli agro-carburanti è intervenuta anche Icra (International Catholic Rural Association) che con una nota chiede alla Fao di "continuare ad esaminare gli impatti economici, sociali e ambientali e le eventuali negative implicazioni sulla sicurezza alimentare e la biodiversità". L'associazione ha emesso un comunicato in cui chiede che "le comunità locali devono essere pienamente coinvolte nelle scelte e nelle decisioni che riguardano la pesca, le politiche per la terra e l'alimentazione" e nei Paesi in via di sviluppo la promozione di "una sicurezza alimentare sostenibile sia radicata nella valorizzazione del potenziale dei piccoli coltivatori". [GB]

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