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Counterbalance: la Banca Europea per lo Sviluppo resta opaca sui paradisi fiscali

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La sede della BEI - Foto: ©openscotland.gov.uk

La coalizione di Ong europee Counterbalance, di cui fa parte anche l’italiana CRBM, ha il fondato sospetto che i prestiti erogati dalla Banca europea per lo sviluppo (BEI) vadano a beneficiare multinazionali con sede in ben noti paradisi fiscali - riporta la CRBM (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale). In una lettera aperta inviata lo scorso 23 marzo al presidente della BEI, Philip Maystadt, Counterbalance ha evidenziato quattro casi sui quali c’è urgente necessità di chiarimenti da parte dell’istituzione con sede a Lussemburgo.

La risposta della BEI, giunta lo scorso 21 aprile, si è rivelata molto deludente, dimostrando come la Banca non abbia alcuna intenzione di rendere pubbliche informazioni di rilievo sui suoi prestiti, operando così in segretezza e opacità e senza che si possa verificare se rispetti o meno il proprio mandato sui finanziamenti esterni. In quanto organismo comunitario, la BEI deve rispondere delle sue azioni ai cittadini europei e ai membri del parlamento di Strasburgo, per cui il suo processo di valutazione interna dovrebbe essere più trasparente e aperto.

La nostra coalizione crede che i governi europei abbiano la seria intenzione di combattere l’elusione fiscale realizzata trasferendo capitali nei paradisi fiscali. Per questo suggeriamo che alla sua prossima assemblea annuale, prevista per il 9 giugno, la BEI proponga all’ECOFIN delle Nazioni Unite di escludere che prestiti targati BEI finiscano a multinazionali, investitori, banche e intermediatori finanziari che operano nei o tramite i paradisi fiscali.

Per rafforzare il suo messaggio, Counterbalance lunedì 25 maggio ha fatto comparire su quattro grandi testate giornalistiche di Italia, Francia, Germania e Regno Unito una vignetta satirica che punta il dito contro la BEI e il suo coinvolgimento con i paradisi fiscali.

 

I QUATTRO CASI EVIDENZIATI DA COUNTERBALANCE

  • African Gas Pipeline dalla Nigeria al Ghana, finanziato dalla BEI con 75 milioni di euro nel dicembre 2006. La WAPCO, una delle società interessate dal progetto, ha sede alle Bermuda (noto paradiso fiscale).
  • La miniera di cobalto e rame di Tenke, nella Repubblica democratica del Congo. Nell’agosto del 2007 la BEI ha concordato un impegno preliminare per un prestito di circa 100 milioni di euro. La miniera è in parte di proprietà della Tenke Holding Ltd/Lundin Holding, registrata alle Bermuda.
  • Il progetto per l’estrazione del rame di Mopani, in Zambia. Sostenuto dalla BEI con 48 milioni di euro a partire dal febbraio 2005, nell’opera gioca un ruolo chiave la Mopani Copper Mine, la cui maggioranza delle azioni appartiene alla Carlisa Investments Corporation (registrata nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche).
  • La Diga di Bujagali in Uganda. Nel dicembre 2007 la BEI ha concesso un prestito di 136 milioni di euro alla Bujagali Energy Limited. Come riferito da un comunicato stampa emesso dalla stessa BEI nel gennaio del 2008, “la Bujagali Energy Limited è di proprietà della Industrial Promotion Services (Kenya), compagna di investimento dell’Aga Khan group, e dalla Bujagali Holdings Ltd., affiliata dell’americana Sithe Global Power, il cui socio di maggioranza è la Blackstone SGP Capital Partners (con sede alle Isole Cayman).

Fonte: CRBM

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