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Costa d'Avorio: bambine le vittime dimenticate del conflitto

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Mappa della Costa d'Avorio

Amnesty International ha denunciato oggi in un nuovo rapporto l'orripilante dimensione della violenza sessuale contro le donne e le bambine praticata nel conflitto in atto nella Costa d'Avorio, precisando che i dati della propria ricerca e la natura brutale degli attacchi non rivelano ancora la reale estensione del fenomeno. "Centinaia, se non migliaia, di donne e bambine sono state e continuano a essere vittime di massicci e, talvolta, sistematici stupri, commessi da svariati protagonisti del conflitto" - si legge in un rapporto reso pubblico oggi dall'organizzazione per i diritti umani, intitolato "Costa d'Avorio: le vittime dimenticate del conflitto". Nel rapporto, Amnesty International denuncia stupri di gruppo, rapimenti e riduzione in schiavitù sessuale di donne e bambine ad opera dei combattenti. Gli stupri sono spesso preceduti da pestaggi e torture, spesso compiuti in pubblico e di fronte ai familiari delle vittime. Alcune donne sono state persino stuprate accanto ai cadaveri dei propri familiari.

"Le donne e le bambine, alcune delle quali di appena 10 anni" - prosegue il rapporto - "sono prese di mira per lo più per motivi etnici e politici. Considerate il simbolo dell'onore delle loro comunità, vengono stuprate anche per umiliarle e, attraverso la violenza, umiliare il loro gruppo. Nessuno degli autori degli stupri, per quanto ne sappia Amnesty International, è stato consegnato alla giustizia". "Il ricorso allo stupro appare così esteso, sistematico e impunito" - accusa Amnesty International - "da dover concludere che le forze di sicurezza governative e i gruppi dell'opposizione armata lo considerino una deliberata strategia per diffondere il terrore tra la popolazione civile". Alcuni dei peggiori atti di violenza nei confronti delle donne sono compiuti da mercenari, provenienti soprattutto dalla Liberia, che operano accanto ai gruppi dell'opposizione armata nella Costa d'Avorio occidentale. Alcune donne intervistate da Amnesty International hanno dichiarato che i loro violentatori parlavano inglese. Le sopravvissute spesso vengono isolate e abbandonate dai mariti e dalle famiglie, e dunque condannate alla povertà estrema con i figli a carico.

Sebbene non siano disponibili statistiche accurate, da più parti si ritiene che gli stupri commessi nel contesto del conflitto armato abbiano fatto aumentare in modo significativo la diffusione dell'Hiv/Aids nel paese. Le vittime della violenza sessuale, infatti, spesso non riescono ad avere accesso ai servizi sanitari, laddove esistono. Quelle che vivono nelle aree controllate dalle Forze nuove sono virtualmente tagliate fuori dalla sanità pubblica. Altre sono riluttanti a mettersi in viaggio, a causa dell'alto costo dei trasporti e del concreto rischio che possano subire ulteriore violenza: per raggiungere le strutture sanitarie, infatti, la maggior parte delle donne deve passare attraverso una serie di posti di blocco, che sono proprio i luoghi in cui avvengono molti stupri.

Nel suo rapporto, Amnesty International elenca una serie di raccomandazioni volte a eliminare la violenza sessuale in Costa d'Avorio, attraverso serie indagini e rimedi giudiziari efficaci, come la riabilitazione e il risarcimento. "Lo stupro e altre forme di violenza sessuale commesse da combattenti o guerriglieri nel corso di un conflitto armato, internazionale o interno che sia, costituiscono crimini contro l'umanità e crimini di guerra e devono essere considerati come tali. Eliminare la violenza sessuale dev'essere la priorità numero uno di qualsiasi piano di pace destinato a trovare una soluzione duratura all'attuale crisi della Costa d'Avorio" - conclude il rapporto di Amnesty International.

La rivolta armata scoppiata nel settembre 2002 ha gettato il paese nella più grave crisi politica e militare dall'anno dell'indipendenza dalla Francia, il 1960. Dopo una serie di falliti colpi di Stato, il paese si è di fatto diviso in due: il sud, controllato dal governo, e il nord, nelle mani di una coalizione di gruppi armati dell'opposizione denominata Forze nuove. Le due aree sono separate da una zona cuscinetto controllata da oltre 12.000 elementi di una forza internazionale che comprende truppe francesi e peacekeeper dell'Onu. Il 4 marzo il presidente Laurent Gbagbo e il leader delle Forze nuove hanno firmato un accordo per la nomina di un nuovo governo entro cinque settimane. L'accordo prevede anche il graduale smantellamento della zona cuscinetto e chiede di affrontare i vari temi oggetto del contenzioso, tra cui il censimento del corpo elettorale, il disarmo dei ribelli e l'integrazione di questi ultimi nell'esercito regolare.

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