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Ospedale da campo in Ciad
Nuove pagine. In senso stretto ed in senso figurato. Nel primo caso, parliamo delle pagine che andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti della "Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale", frutto di un ragionamento condiviso sugli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Durante quest'anno 2010, la Carta di Trento declinerà il Sesto degli Obiettivi: combattere l'HIV, la malaria e le altre malattie.
Nel secondo caso, facciamo invece riferimento ad un nuovo paradigma di pensiero che tenta di mettere in rete, di promuovere una visione integrata tra il mondo della solidarietà internazionale e gli operatori del settore salute.
Durante il seminario "Cooperazione in salute. Garantire insieme la salute per una migliore cooperazione internazionale" si è parlato, tra le altre cose, proprio del rapporto tra i diversi operatori che intervengo in progetti di cooperazione sanitaria. Sono sempre di più, questi attori: a quelli “classici”, come le agenzie delle Nazioni Unite, l'Unione Europea, le agenzie bilaterali (es USAID) e le grandi ong internazionali (Oxfam, Care, Medici senza Frontiere, per citarne alcune), si sono aggiunti i fondi globali (come GAVI – Global Alliance for Vaccine and Immunisation), le ong locali e le fondazioni private (come la Fondazione ENI).
“In Trentino” ricorda l'Assessore alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza della Provincia Autonoma di Trento Lia Giovanazzi Beltrami, “esistono circa 35 associazioni che si occupano di cooperazione in ambito sanitario; parallelamente, sono una quarantina i medici trentini impegnati in progetti di solidarietà internazionale. I numeri, quindi, non mancano. Ciò che manca è invece un coordinamento”. A partire da questo ragionamento, verrà dato inizio ad un percorso che vedrà lo stesso Assessorato e l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento lavorare assieme per creare una rete tra i vari soggetti della cooperazione sanitaria. Lo stesso tema sarà oggetto di un corso specifico, presso il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento.
Il rapporto tra cooperazione internazionale e salute non è certo una novità degli ultimi anni. Al contrario, la somministrazione di medicinali e gli interventi ospedalieri sono, sia in contesti di emergenza che nei progetti di sviluppo, tra le azioni più classiche che la cooperazione internazionale possa esprimere. Ma il diritto alla salute non può essere solo questo. Altrimenti sarebbe, per l'ennesima volta, assistenzialismo.
Il diritto alla salute va coniugato con altri fattori sociali, come il livello d'istruzione, le condizioni economiche, l'informazione, la qualità delle infrastrutture ecc., che possono essere loro stessi causa di condizioni sanitarie non adeguate. Molto spesso, i fallimenti registrati negli interventi di cooperazione in ambito sanitario, sono dovuti proprio alla scarsa attenzione prestata al legame tra salute e altri fattori di sviluppo.
L'errore comune, in ambito di cooperazione sanitaria (ma non solo), è la concentrazione dell'azione nelle fasi identificazione del problema (malattia) – intervento correttivo (cura). Si riscontra un caso di malaria, viene somministrata una dose di farmaco. Scarsa attenzione è rivolta alle cause che hanno condotto al problema.
“Gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, ha rilevato Gianni Tognoni, tra i relatori del seminario “hanno lo scopo di tappare dei buchi che la comunità internazionale ha riconosciuto. Ma non creano nessun tipo di struttura, nessuno studio delle cause che hanno creato il buco stesso e nessun tipo di ridefinizione di strategie di lungo periodo”.
Ad esempio, il sesto Obiettivo del Millennio si prefigge di:
- Bloccare la propagazione dell'HIV entro il 2015 e cominciare a invertirne la tendenza attuale.
- Garantire entro il 2010 l'accesso universale alle cure contro l'HIV a tutti coloro che ne abbiano bisogno.
- Bloccare entro il 2015 l'incidenza della malaria e di altre malattie importanti e cominciare a invertirne la tendenza attuale.
Le Nazioni Unite individuano poi una serie di indicatori (presenza di HIV tra la popolazione compresa tra i 15 ed i 24 anni, tasso di mortalità giovanile, percentuale di poplazione affetta da HIV con accesso ai farmaci antiretrovirali ecc) correlati all'obiettivo ma non fanno alcun accenno alle cause che possono condurre alla sieropositività, né al legame tra malattia e povertà, alfabetizzazione, culture locali e così via.
“Lo stesso linguaggio utilizzato in ambito medico tende spesso a sterilizzare la realtà”, continua Tognoni. Ad esempio, nelle favelas di San Paolo, raccontano le statistiche che si muore di denutrizione. Vero, ma ciò che le statistiche non dicono è che dietro alle morti per denutrizione ci sono le mafie locali che che controllano i mercati in entrata ed in uscita, alterando i prezzi delle risorse che diventano così inaccessibili ad una consistente fetta della popolazione, che può quindi morire per fame e malattie.
È necessario quindi che la cooperazione si riappropri di un giusto linguaggio e indaghi sulle cause, anziché occuparsi esclusivamente delle cure.
Le buone pratiche non mancano. Ricorda Claudio Beltramello del CUAMM come la Tanzania sia stata in grado di dimezzare la mortalità infantile negli ultimi 15 anni. Secondo Beltramello, le strategie di successo in ambito di cooperazione sanitaria sono quelle che prestano attenzione a:
- maggiore coinvolgimento diretto delle donne;
- rimozione di barriere (fisiche, economiche, sociali);
- coinvolgimento delle comunità locali;
- promozione di sinergie con altri settori strategici per la salute (acqua, agricoltura, microcredito, educazione...);
- rafforzamento del sistema sanitario pubblico e privato;
- empowerment del personale locale;
- utilizzo degli Health care packages (ovvero una sorta di istruzioni per l'uso che la scienza ha individuato per determinate malattie e situazioni).
Tutto questo, secondo Sunil Deepak dell'AIFO, assieme ad un trattamento di alcune malattie a livello comunitario, poiché l'approccio su base comunitaria è la chiave per un reale diritto alla salute.
Andrea Dalla Palma






