Commercio di armi: l’Onu approva il Trattato, contrari dittatori e lobby armiere

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La votazione all'Onu - UN Photo/D. Berkowitz

Con 154 voti a favore, 23 astenuti (fra cui Russia, Cina, Cuba e Venezuela) e 3 contrari (Corea del Nord, Iran e Siria, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato ieri tra gli applausi il Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty - qui il testo in inglese in .pdf; qui le dichiarazioni e le votazioni in .pdf).

Un risultato storico ottenuto grazie alla mobilitazione mondiale promossa fin dal 2003 dalla campagna Control Arms sostenuta nel nostro paese soprattutto dalla Rete italiana per il Disarmo. “E’ un passo sicuramente importante per tutte quelle associazioni che da dieci anni si battono per regolamentare i trasferimenti di armamenti. Non è un caso che solo dopo un percorso lungo, diversi momenti di discussione e anni dubbi, in particolare da parte degli Stati Uniti, si sia arrivati a questa approvazione solamente grazie ad una forte pressione internazionale delle associazioni della società civile” – sottolinea il comunicato della Rete italiana per il disarmo.

 

Il ruolo fondamentale delle associazioni

Un ruolo che lo stesso Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha evidenziato nel commentare il voto: “Mi congratulo con i membri della società civile per il ruolo fondamentale che hanno avuto fin dalla nascita di questo processo, attraverso i loro contributi di esperti e il loro sostegno entusiasta”. La soddisfazione è condivisa dagli attivisti della campagna Control Arms che hanno definito l’approvazione “l'alba di una nuova era, perché questo voto invia un segnale chiaro ai trafficanti di armi e a chi viola i diritti umani: il loro tempo è scaduto”. “Se si pensa al grande interesse economico e al potere politico in gioco per i grandi produttori ed esportatori di armi, si comprende come questo Trattato sia un omaggio per la società civile che da tempo sostiene l'idea che con meno armi si possano salvare vite umane e ridurne le sofferenze” - ha affermato Widney Brown, Senior Director di Amnesty International.

 

Sconfitta l'opposizione di dittatori e lobby armiere

“Con l'approvazione di questo Trattato viene chiaramente sconfitto chi per interessi politici o economici è sempre stato contrario ad una regolamentazione del commercio delle armi” – sottolinea Giorgio Beretta ricercatore di Rete Disarmo. Tra gli oppositori al Trattato oltre a diversi governi autoritari e dittatoriali figurano anche diverse lobby tra cui soprattutto la National Rifle Association (NRA) degli Stati Uniti di cui uno dei maggiori sponsor è la ditta Beretta USA. “A questi signori oggi il mondo ha detto che le armi non sono né un diritto costituzionaleun simbolo della democrazia: sono invece una merce che per troppo tempo è stata venduta e trafficata con la complicità degli stessi produttori”. Va infatti ricordato che il vice-presidente della National Rifle Association, Wayne LaPierre, durante la Conferenza dell'Onu del luglio scorso, era intervenuto per affermare l'opposizione dell'associazione al Trattato internazionale sul commercio delle armi sostenendo che la NRA non avrebbe “tollerato alcun attacco al nostro diritto costituzionale, fondamentale e individuale a possedere le armi” (qui il testo in .pdf). Opposizione che la NRA ha recentemente ribadito sostenendo anche che “l’amministrazione Obama dovrà lottare con le proprie mani se vorrà ottenere la ratifica del Trattato da parte del Senato”. Insomma, regimi dittatoriali e lobby armiere hanno usato ogni mezzo per contrastare il Trattato, ma stavolta non ce l'hanno fatta.

 

Valore e limiti del Trattato

Il testo del Trattato che è stato approvato dall'Assemblea Generale dell'Onu non è esaustivo, ma rappresenta comunque un primo passo fondamentale nella legislazione internazionale sul commercio di armi - un business da oltre 80 miliardi di dollari l'anno - soprattutto per cercare di prevenire trasferimenti illeciti e violazioni dei diritti umani. Un punto chiaramente evidenziato anche dal governo italiano: "Con questo Trattato si apre la strada alla determinazione di un quadro giuridico internazionale, della cui assenza hanno finora approfittato tutti coloro che hanno alimentato il traffico illecito di armi, a danno soprattutto delle popolazioni vittime di conflitti armati nelle aree più travagliate del mondo" - riporta il comunicato della Farnesina. "Il testo adottato - continua la nota - delinea un accordo forte, equilibrato e realistico che rappresenta la sintesi delle istanze dei Paesi produttori e dei Paesi importatori e un salto di qualità nella trattazione di uno dei temi più delicati delle relazioni internazionali".

Il Trattato però non copre tutte le problematiche che esistono nel commercio di armi, "ma già il fatto di aver previsto delle regole mondiali comuni in un commercio che oggi è regolamentato meno di quello delle banane è importante” – sottolinea la Rete Disarmo. “Sicuramente non ci fermeremo qui, e continueremo a lavorare affinché questo sia solo il primo passo di un cammino ancora più forte di regolamentazione degli armamenti - ha affermato Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo.

Il Trattato sancisce nel nuovo diritto internazionale un insieme di regole chiare per tutti i trasferimenti globali di armi e munizioni anche se mantiene dei lati problematici. “Come avevamo già messo in evidenza, il Trattato rappresenta un compromesso al ribasso voluto da diversi paesi (tra cui Stati Uniti, Russia, India e Cina)" – nota Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo. "E sono ancora molte le lacune che il Trattato non è riuscito a colmare, malgrado il testo presentato l’ultimo giorno di lavori abbia visto dei miglioramenti. Le superpotenze mondiali hanno mostrato l’incapacità di fare passi in avanti decisi. L’adozione non sarà sufficiente a creare un regime di controlli effettivi e stringenti su tutte le armi”.

Infatti il Trattato riguarda solo i principali sistemi d’arma (carri armati, veicolo corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra e sottomarini, missili e missili lanciatori) più le armi leggere e di piccolo calibro. Permane una serie di limitate forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano fuori sia le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare e tutte le armi elettroniche, radar, satelliti ecc., sia i trasferimenti di armi all'interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militare: il trattato riguarda infatti solo il commercio di armi. “Ora il lavoro delle organizzazioni della società civile si concentra sul proseguire la mobilitazione affinché il Trattato entri presto in vigore, soprattutto monitorandone l’attuazione che ne faranno i singoli Paesi e il Segretariato che il testo approvato ha creato” - conclude Simoncelli.

 

Rete Disarmo chiederà al Parlamento una pronta ratifica

Il lavoro dunque continua anche e soprattutto a livello italiano ed europeo. Rete Disarmo nei giorni scorsi ha già richiesto al Governo che vengano diffusi i dati sull’export militare italiano (il termine di pubblicazione è già scaduto) e che si chiariscano le differenze con i dati trasmessi in sede europea con quelli inviati al parlamento come sottolineato nelle scorse settimane anche dalla Rete Disarmo.

“La trasparenza è un elemento fondamentale in questo ambito, forse ancora più delle stesse regole. Il nostro auspicio è quindi che si costruisca un serio e preciso meccanismo di rendicontazione da parte di tutti gli stati, sotto l’egida di questo Trattato” - sottolinea Francesco Vignarca di Rete Disarmo. “Il trattato - ricorda il coordinatore di Rete Disarmo - entrerà in vigore solo dopo la ratifica dei primi 50 paesi, e sarebbe un segno molto importante e forte poter annoverare l’Italia tra i primi paesi a portarne a termine la ratifica, anche per valorizzare la grande tradizione di trasparenza su questi aspetti che il nostro paese possiede”. [GB]

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