Commercio d’armi: l’Italia ratifica il Trattato Onu, storica firma degli Stati Uniti

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Il Segretario di Stato USA, John Kerry, firma il Trattato - Foto: ©Control Arms

Con il voto favorevole unanime di ieri al Senato che ha fatto seguito a quello di due settimane fa alla Camera, l’Italia si appresta ad essere il quinto paese al mondo e il primo dell’Unione Europea che ratifica il Trattato internazionale sul commercio di armi (Arms Trade Treaty - qui il testo in inglese in .pdf). Soddisfazione delle realtà della società civile italiane che hanno promosso la mobilitazione internazionale Control Arms. “E’ un passo importante verso l’entrata in vigore del Trattato - che necessita 50 ratifiche - soprattutto per la rilevanza del nostro Paese nel commercio d’armamenti”, riporta il comunicato di Rete Disarmo. “E’ fondamentale che si colga questa ratifica e l’entrata in vigore del Trattato come primo passo verso un sempre maggiore controllo del commercio di armi. E’ importante che la nostra avanzata legislazione sull’export di armi sia rilanciata come esperienza positiva e utile nelle fasi di implementazione del Trattato dei prossimi anni” – evidenzia la nota.

 

Italia, ottavo esportatore mondiale di armi

Il ruolo dell’Italia nel commercio mondiale di armamenti non è certo paragonabile a quello di Stati Uniti e Russia, ma il nostro paese da diversi anni si attesta tra i primi dieci maggiori esportatori internazionali di sistemi militari. Lo si apprende analizzando attentamente i dati presenti nell’Arms Transfers Database, il database aggiornato annualmente dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), uno deglii istituti più autorevoli del settore.

Nel quinquennio dal 2008 al 2012 con oltre 3 miliardi di dollari (in valori costanti), l’Italia figura all’ottavo posto nell’export militare mondiale preceduta da Stati Uniti, Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito e Spagna. Ma va ricordato che le cifre riportate dal SIPRI sono molto inferiori rispetto a quelle presentate nei rapporti ufficiali dei singoli paesi in quanto si riferiscono principalmente ai “grandi sistemi d’arma” ad uso militare (aerei, elicotteri, navi, cannoni, missili, blindati ecc). Le cifre, inoltre, cercano di misurare “il trend del volume dei trasferimenti” più che il “valore del commercio internazionale”: da qui le differenze delle cifre rispetto ai rapporti nazionali. Per fare un esempio che riguarda l’Italia: mentre il SIPRI riporta per il 2012 trasferimenti di sistemi militari per circa 850 milioni di dollari, la Relazione ufficiale del Governo (che considera tutte le esportazioni militari effettuate) riporta per lo stesso anno consegne effettive di armamenti dal nostro paese per quasi 3 miliardi di euro.

Al di là delle cifre, va ricordato – come documenta sempre il SIPRI – che Finmeccanica, cioè la principale azienda italiana produttrice di sistemi miliari, da diversi anni figura all’ottavo posto al mondo tra le industrie esportatrici di armamenti. E sebbene l’azienda vanti di essere stata ammessa, per la quarta volta consecutiva, ai Dow Jones Sustainability Indexes (DJSI), il suo effettivo impegno nel campo della trasparenza - come Unimondo ha ripetutamente segnalato (si veda anche qui) – solleva più di qualche interrogativo, per non parlare delle indagini giudiziarie che negli ultimi anni hanno toccato i suoi stessi vertici per vicende collegate a casi di corruzione.

 

Gli Stati Uniti firmano il Trattato

La buona notizia di Roma è rafforzata e moltiplicata da quella proveniente da New York: anche gli Stati Uniti hanno firmato il Trattato internazionale. La firma è stata apposta dal Segretario di Stato John Kerry, nell’ambito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La firma è il primo atto necessario e propedeutico per una successiva ratifica, ma – secondo i commentatori americani – il percorso per la ratifica della Casa Bianca non sarà facile considerata l’opposizone del Senato e le fortissime pressioni della National Rifle Association (NRA), considerata una delle più influenti lobby politiche degli Stati Uniti per la sua abilità nel distribuire grandi quantità di voti alle elezioni e di cui uno dei maggiori sponsor è la ditta Beretta USA.

La firma apposta ieri dagli Stati Uniti rappresenta un ulteriore passo da parte dell'amministrazione Obama e un'inversione rispetto alla posizione del suo predecessore, George W. Bush che aveva votato contro il Trattato. Con l'amministrazione Obama gli Stati Uniti avevano votato a favore del Trattato già all’Assemblea generale dell’aprile scorso (si vedano i voti qui in .pdf). La firma è stata accolta con entusiasmo da parte della campagna internazionale Control Arms. “Siamo molto lieti della firma da parte del Segretario di Stato, John Kerry. La firma degli Stati Uniti, che sono il principale esportatore mondiale di armamenti, è un importante passo che dimostra l'impegno degli Stati Uniti per prevenire atrocità di massa e per proteggere i civili dai conflitti armati” - ha commentato Raymond C. Offenheiser, presidente di Oxfam America tra i promotori della campagna Control Arms. Il trattato intende regolamentare il commercio di armi e chiede ai paesi esportatori di considerare seriamente la situazione dei diritti umani nei paesi destinatari prima di rifornirli di sistemi militari.

 

La ratifica dell’Italia: il forte impulso delle associazioni

Il voto favorevole e unanime sia alla Camera che al Senato italiano è un risultato ottenuto straordinariamente in poco tempo e con il concorso positivo di tutto il Parlamento e del Governo.Un successo sottolineato con soddisfazione dalle realtà associative che hanno promosso questo percorso di nuova legislazione internazionale, in particolare Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International e Oxfam Italia. “Quello di oggi è anche il successo diretto degli oltre 40mila volti raccolti in Italia a favore del Trattato nelle prime fasi della mobilitazione, quando solo le realtà della società civile internazionale credevano nella possibile realizzazione di questo passo.

Oxfam Italia esprime grande soddisfazione per la ratifica di questo trattato da parte dell’Italia. L’adozione del trattato è anche il frutto dell’impegno pluriennale di decine di migliaia di attivisti in tutto il mondo” - sottolinea Elisa Bacciotti, Direttrice del Dipartimento Campagne e Cittadinanza Attiva di Oxfam Italia.

“Dobbiamo considerare questo voto significativamente unanime e tutto il percorso del Trattato come un primo passo da completare – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo – altrimenti si potrebbe trattare solo di una occasione persa. Senza una forte e chiara implementazione dei meccanismi di controllo ed un futuro miglioramento di alcuni standard nel testo del Trattato il rischio è quello che ci si trovi di fronte ad un dispositivo inefficace se non nelle buone intenzioni. Ma noi siamo fiduciosi”.

Gli esperti della campagna internazionale Control Arms ed anche diverse analisi della Rete Disarmo hanno già in passato sottolineato che il giudizio sul testo del Trattato non può essere completamente positivo poiché la sua adozione riguarda solo i principali sistemi d’arma più le armi leggere e di piccolo calibro prevalentemente ad uso militare. In particolare permangono solo una serie di limitate forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano escluse sia le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare sia i trasferimenti di armi all'interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militari.

“La nostra speranza ora è riposta nella buona volontà del nostro Governo (dimostrata con la veloce Ratifica) nel farsi promotore a livello internazionale di percorsi di miglioramento futuro del testo e di soprattutto di organizzazione adeguata dei meccanismi della sua implementazione” - conclude Vignarca.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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