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Come il turismo dovrebbe diventare: responsabile
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Nella giornata del turismo pubblichiamo una riflessione e una spiegazione di Renzo Garrone sul turismo responsabile che l’autore citando l’antropologo Duccio Canestrini considera, "non un settore, ma come tutto il turismo dovrebbe diventare".
Turismo Responsabile. Teoria e pratica
Potrebbe sembrare facile, ma definire il fenomeno Turismo Responsabile è invece piuttosto complesso, anche perché il termine si è caricato negli anni di valenze molteplici. Mi viene da dire, che il Turismo Responsabile non si può descrivere, che si può solo farne esperienza. Che ogni definizione sarebbe parziale.
Provo quindi a girare intorno al concetto, confidando nella capacità di insight del lettore. Esistono tante definizioni, molteplici decaloghi e codici di condotta, ma una cosa è la teoria, a monte, l’altra la pratica, a valle. Solo dai risultati effettivi si misura la bontà di un assunto. TR è una filosofia di viaggio che come ogni principio, per risultare efficace, deve farsi concretezza e persino regola (eppure certe cose non sono regolabili se non dagli individui, spontaneamente).
Si può cioè preparare bene il terreno, ma poi il raccolto dipenderà dalla pioggia, dal sole, e dal dna del seme piantato. Una cosa è quindi la pianificazione, l’impostazione, la preparazione: ma poi nei viaggi conta il risultato, quindi come reagiscono le persone, i fruitori e i residenti, e come il territorio sopporta ed integra i flussi che lo riguardano. Quel che conta è come va a finire sul campo tra turista e gente del posto, tra il fruitore e il contesto.
Oltre tutte le teorizzazioni e i buoni propositi, sono gli eventi, in certa misura imponderabili, che decidono l’esito dell’esperienza. Un viaggio può essere stato preparato benissimo, ma poi andare a bagno perché il viaggiatore non ne è all’altezza o semplicemente perché su di lui si abbatte la sfortuna.
La giungla delle terminologie
Turismo Responsabile è sinonimo di qualità ma perchè essa si realizzi c’è bisogno di una profonda riforma di come il viaggio stesso viene generalmente concepito. Chi scrive intende la “responsabilità“, come ombrello valoriale complessivo, sotto cui trovano posto le varie declinazioni del fenomeno, sul piano umano, ambientale ed economico. “Responsabilità” quale definizione generalista ne implica quindi altre, spesso abusate (equità, sostenibilità, compatibilità, solidarismo, eccetera).
D’altra parte, non può esservi qualità né piena responsabilità del turismo qualora manchi anche una sola di queste componenti. Non esiste turismo responsabile se l’ambiente è violato, i diritti non rispettati, i fruitori distratti o i residenti ostili. E così via.
L’argomento è però noioso, può appassionare forse gli addetti ai lavori. Comunque nel mio “Turismo Responsabile” del 2007, testo divenuto l’unica enciclopedia esistente in Italia sull’argomento, mi prendo la briga di dedicargli un approfondimento completo.
Come tutto il turismo dovrebbe diventare
A fronte dell’utilizzo del termine come si trattasse di un altro prodotto, va poi ribadito che non si tratta solo di una nuova formula, ma di una diversa etica del viaggio. Se ne è occupato l’antropologo Duccio Canestrini, nel 2001. Il turismo responsabile e sostenibile è un turismo di nicchia? La posizione dell’Unione Europea su questo punto è molto chiara, dice Canestrini: il turismo sostenibile non è un settore, ma è come tutto il turismo dovrebbe diventare.
Il Turismo Responsabile secondo l’angolo visuale dei suoi diversi protagonisti
Ora: Turismo Responsabile è ciò che ciascun attore del viaggio può fare, per collaborare a sistemi turistici bene organizzati, giusti, godibili, autentici, in cui tutti i protagonisti sulla scena abbiano un tornaconto, e in cui gli impatti dei visitatori sul contesto siano più limitati possibile. Molto dipende dal ruolo dei diversi stakeholders, dal campo in cui il soggetto opera, dall’angolo visuale da cui si osservi il fenomeno.
Ma ciò significa cose diverse per un Amministratore pubblico, per un residente che non abbia direttamente a che fare con il turismo, per un turista in visita, per un operatore commerciale.
Si parla sempre di impatto di chi viaggia e di responsabilità di chi organizza. Cose sacrosante: Ma vediamola anche, per una volta, dal punto di vista delle Autorità Turistiche Locali e dei residenti. Si presume, per esempio, che laddove le comunità si dedichino al turismo, vogliano anche controllarne lo sviluppo. La comunità ospitante si compone comunque di soggetti differenti: le Autorità locali (cui competono il turismo e il governo del territorio); i vari Settori dell’Industria Turistica del luogo; e gruppi di cittadini e residenti che vivono in aree interessate dal turismo, ma non direttamente coinvolti nel business turistico.
Se si tratta di un ente pubblico, di un’amministrazione locale, di un ministero del turismo, di un assessorato (ma anche i residenti dovrebbero percepirlo così), allora TR significa l’apertura mentale di pensare alla destinazione quale sistema. Con dei paletti, che è compito dell’amministrazione fissare e far rispettare. Non può esistere turismo di qualità se il territorio è vandalizzato e la gente fa quel che le pare, senza valori di cui vada fiera, e che abbia voglia di condividere con i suoi ospiti.
Renzo Garrone
Il testo "Turismo Responsabile" di Renzo Garrone edito dall'Associazione RAM, una sorta di enciclopedia e “manifesto” sull’argomento, è acquistabile richiedendolo ad orzonero@hotmail.com






