Colombia: vigilia delle presidenziali

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Colombia: Manifestazione per Carlos Gaviria - da Selvas

Domani 28 maggio la Colombia si appresta a riconfermare alla presidenza della Repubblica Alvaro Uribe, che ha modificato la Costituzione per farsi rinnovare il mandato. Continua il balletto delle cifre in merito alle elezioni presidenziali. Secondo l'agenzia di sondaggi "Invamer Gallup", mentre fino a poche settimane fa Uribe veniva indicato come vincitore già nella prima tornata con almeno il 61% delle preferenze, ora potrebbe vedersi costretto al ballottaggio a causa di una progressiva perdita di consensi. Sono infatti in ascesa le intenzioni di voto per il candidato del Polo democratico alternativo, Carlos Gaviria, poiché, ha sottolineato, "il suo programma politico è orientato verso temi di carattere umanitario". Il consenso al Presidente Uribe, a pochi giorni dalla data delle elezioni, si aggirerebbe attorno al 50% o poco più", mentre Gaviria godrebbe dell'appoggio di circa il 24% degli elettori. Terzo il candidato del partito liberale, Horacio Serpa, con il 10%.

E' ormai chiaro che in Colombia, come sostiene l'editorialista di El Tiempo, Maria Jimena Duzán, "si sta consolidando uno stato mafioso con enormi ramificazioni col potere politico": il progetto neoliberale di Uribe "Seguridad democratica", principale alleato USA, non convince più un' intero popolo martirizzato dopo 40 anni di guerra con oltre tre milioni di desplazados, che ha scelto l'astensionismo di massa (giunto fino al 60% dell'intera popolazione) durante le elezioni parlamentari del marzo scorso. Persino un gruppo di parlamentari del Congresso statunitense durante un recente incontro in Costa Rica hanno annunciato a Uribe che il Trattato di Libero Commercio sarebbe a rischio a causa delle denunce lanciate dalla battagliera Senatrice Piedad Cordoba del Partito Liberale che in una recente visita a Washington ha parlato di "crimine di Stato" riferendosi alla morte del suo stretto collaboratore Jaime Gomez.

Anche in quest'ultimo periodo il Presidente Uribe mantiene la sua prassi di criminalizzazione dei movimenti sociali (vedi rapporti annuali). Le principali organizzazioni colombiane (tra cui Organizaci㳀n Nacional Ind㭀gena de Colombia (ONIC), la Central Unitaria de Trabajadores (CUT), la Plataforma Colombiana de Derechos Humanos, Democracia y Desarrollo y el Instituto Latinoamericano de Servicios Legales Alternativos ILSA) e internazionali (la Federazione Internazionale dei diritti umani FIDH di Parigi e l'Organizzazione Mondiale contro la Tortura OMCT di Ginevra ha presentato alle Nazioni Unite il rapporto annuale sulla persecuzione dei difensori dei diritti umani nel mondo, in cui sono stato inserito dopo le minacce a Bogotà dell'anno scorso) hanno denunciato un intensificarsi di minacce, furti e persecuzioni.

Anche l'Unione Europea ha denunciato l'aumento degli attacchi contro i difensori dei diritti umani per mano dei paramilitari, confermando, seppure indirettamente, che il processo di pace tra il governo e le Autodifese unite della Colombia (Auc) non è riuscito finora a ridurre l'influenza dei gruppi armati illegali né a smantellare la rete della criminalità: in una conferenza stampa congiunta avvenuta martedi 23 maggio il delegato Ue per la Colombia e l'Ecuador, l'olandese Adrianus Koetsenruijter, e l'ambasciatore austriaco a Bogotá, Hans-Peter Glanzer, hanno espresso "profonda preoccupazione per la recente intensificazione di minacce e aggressioni contro gli attivisti e le loro famiglie", sottolineando che i trattati che regolano la cooperazione europea col paese andino si basano sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti fondamentali, "elementi essenziali per la Ue".

Koetsenruijter e Glanzer si sono presentati in una conferenza stampa nella capitale accompagnati da Soraya Gutiérrez, Presidente del 'Colectivo de abogados José Alvear Restrepo' e Ivan Cepeda direttore della 'Fundaci㳀n Manuel Cepeda Vargas'. Gli attivisti hanno riferito che negli ultimi giorni, con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali di domenica prossima, "una nuova generazione di gruppi paramilitari" ha minacciato almeno una ventina di ONG: "La situazione si è aggravata in modo allarmante, anche per un clima di tensione legato alla campagna elettorale" ha evidenziato Soraya Gutiérrez, segnalando che 58 casi di intimidazioni e violenze sono stati documentati dall'inizio dell'anno contro altrettanti difensori dei diritti umani. I diplomatici europei hanno ribadito il sostegno di Bruxelles alle organizzazioni della società civile per il loro ruolo nella promozione dello sviluppo e la ricerca di una soluzione negoziata al conflitto armato.

Esasperata dalla guerra, la maggioranza delle persone consultate per un sondaggio de "El Tiempo" chiede al prossimo presidente un negoziato con la guerriglia (62,9%) e uno scambio umanitario di ostaggi (59,8%), mentre non crede che il processo di smobilitazione dei miliziani delle Autodifese Unite della Colombia (Auc) significhi la fine del fenomeno paramilitare di destra. Sull'argomento, segnaliamo che la Corte costituzionale ha emesso una sentenza con la quale ha abrogato a maggioranza due articoli della Legge di giustizia e pace (n. 975 del 2005) che riducono le pene ai paramilitari che hanno accettato di deporre le armi e che concedono loro uno status politico. In un primo momento, i giudici hanno stabilito che i paramilitari che fossero stati condannati prima dell'inizio della smobilitazione dovevano scontare le pene loro comminate dai tribunali, senza poter accedere ai benefici della nuova legge che prevede pene massime fra cinque e otto anni. Ma a seguito della riunione urgente dei leader paramilitari ed alle preoccupazioni manifestate dai vertici del governo, fra cui il Ministro della Difesa Sabas Pretelt, i magistrati hanno emesso un nuovo comunicato in cui precisano che "i benefici della Legge 975 si applicheranno se l'imputato dispone dei requisiti richiesti dalla legge".

Grazie a questa Legge, secondo fonti ufficiali dal 2002 circa 30.000 paramilitari di destra sarebbero usciti dalla clandestinità consegnando 16.000 armi. In attesa di un chiarimento definitivo, Ernesto Baez, portavoce delle Auc, non ha esitato a dire che "si tratta di un colpo mortale per la pace nel paese, non solo nei confronti del processo, ma per qualsiasi attesa di riconciliazione e di intesa che il governo potrebbe voler raggiungere con i gruppi che ancora non hanno abbandonato le armi". Stessa posizione quella di Salvatore Mancuso, un italo-colombiano considerato l'attuale leader politico delle Auc e che nel 2003 è stato condannato a 40 anni per il massacro nel 1997 di El Aro a Ituango, nel dipartimento di Antioquia. Dopo aver assicurato che la sua decisione di abbandonare le armi è irreversibile, Mancuso ha detto al quotidiano "El Tiempo" - edizione del 19 maggio, che comunque "è inconcepibile che come risultato di un accordo di pace io debba scontare 40 anni di carcere, più otto per la Legge "giustizia e pace". Credo che questo sarebbe ingiusto con me e con le parti in causa nel conflitto".

"Di fronte a questo clima di impunità stiamo pensando di rivolgerci alla Corte Penale Internazionale per far processare il Presidente Uribe, i militari responsabili di crimini di lesa umanità insieme ai gruppi paramilitari che stanno attuando in complicità con lo Stato" dichiarano Alirio Uribe - vice presidente a livello mondiale della Federazione Internazionale dei diritti umani FIDH di Parigi e Jairo Ramirez - Comitè Permanente por la defensa de los derechos humanos de Colombia, durante una recente riunione avvenuta a Bogotà insieme a Paul Seils, rappresentante della Corte Penale Internazionale.

Di fronte a questa guerra sucia la società civile europea si sta attivando per mantenere accesa l'attenzione e gli occhi puntati sulla Colombia sia per esprimere la solidarietà internazionale alle vittime che il 7 luglio di riuniranno a Bogotà nell'asemblea annuale promossa dal Movimento nazionale di vittime di Crimini di Stato, che per esigere che il Parlamento Europeo invii osservatorio per le elezioni di domenica "per garantire la legittimità dei risultati in una situazione molto conflittiva" com'è stato evidenziato in un appello lanciato durante il Tribunale dei Popoli realizzatosi a Vienna il 14 maggio scorso "Enlazando Alternativas II", firmato da varie organizzazioni sociali (in primis il Transnational Institute TNI, Asociacion "France Amerique Latine" Alianza Social Continental, Via Campesina insieme all'Osservatorio Selvas.org, alla rete antimafia Libera, il Forum dei movimenti italiani per l'acqua ecc.).

Concludo con due immagini per fotografare il "laboratorio Colombia": la feroce repressione dello Stato con decide di arresti e feriti (e purtroppo un morto) non ha fermato il 15 maggio ben 50.000 manifestanti pacificamente in marcia per la mobilitazione a livello nazionale contro il Trattato di Libero Commercio TLC, grazie al profetico protagonismo delle associazioni contadine, indigene e afro-discendenti nei dipartimenti del Cauca e Nari㱀o.

Domenica 21 maggio si respirava un grande entusiasmo tra i 60.000 colombiani radunati nella Piazza Bolivar di Bogotà dove il candidato della sinistra Carlos Gaviria ha chiuso la sua campagna elettorale; la famosa scrittrice Laura Restrepo ha letto un messaggio del Premio Nobel per la Letteratura Josè Saramago in cui dichiara che "se fossi colombiano voterei Carlos Gaviria, anziano magistrato della Corte Suprema, democratico integerrimo, con una visione etica delle vita e di ciò che dovrebbe essere la politica, è il Presidente di cui la Colombia ha bisogno". E' questa la Colombia che non vuole rimanere in balia di Alvaro Uribe.

di Cristiano Morsolin
(operatore di reti internazionali e co-fondatore dell'Osservatorio Indipendente sulla Regione Andina SELVAS.or)

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