Colombia: avanti con la pace, tra molte contraddizioni

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BOGOTÀ - I riflettori si sono per il momento spenti sulla Colombia, anche se il mese di giugno appena trascorso è stato cruciale per consolidare il processo di pace, poiché il 27 giugno si é conclusa la consegna delle 7.000 armi dei guerriglieri delle FARC. Il Presidente Santos ha affermato nella cerimonia a Mesetas (Meta) che «la guerriglia più potente e più longeva dell'America Latina cessa di esistere» e «questa notizia, dopo 53 anni di guerra, segna una nuova tappa nella storia della Colombia».

L’accordo di pace tra governo e FARC (frutto di più di due anni di colloqui e negoziazioni), è un passaggio estremamente delicato per il Paese con l’opinione pubblica divisa come dimostrato dal referendum popolare che a ottobre 2016 ha votato contro l’accordo (il “no” ha vinto con uno scarto di 0,5%, circa 62.000 voti), e l’opposizione ‘dura’ dell’ex-Presidente Uribe che incalza contro la pacificazione iniziando una lunga campagna elettorale verso le elezioni presidenziali che avranno luogo nel maggio 2018, mentre a marzo ci saranno le elezioni per il Parlamento Nazionale, dove le Farc avranno diritto a ben 10 seggi parlamentari in base agli accordi di pace. L’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica ironizza: “Questa guerriglia delle Farc non é in sintonia con il popolo colombiano, non otterranno nemmeno l’elezione di un sindaco...”.

Ricordiamo che il nuovo trattato di pace prevede la trasformazione delle Farc da organizzazione armata a partito politico, la consegna delle armi e il progressivo reintegro dei guerriglieri nella società civile. Un altro punto cruciale è la riforma agraria per la distribuzione delle terre e l’accesso al credito, nonché la fine delle coltivazioni illecite nelle aree di influenza della guerriglia, tra cui quella di cocaina, e un programma sanitario e sociale contro il consumo e il traffico di droga.

Pochi giorni prima della consegna delle armi, sabato 19 giugno in un centro commerciale affollato per gli acquisti in occasione della festa del papà (in Colombia si celebra in questa data), è esplosa una bomba causando tre morti e vari feriti. Tra le vittime, una cittadina francese di 23 anni, Julie Huynh che faveva volontariato in una associazione di Ciudad Bolivar nell’ambito di un master di cooperazione umanitaria con una universitá parigina. Un episodio inquietante, oltre che triste. Il presidente della repubblica Santos ha escluso da subito una responsabilità delle FARC o dell’ELN (un’altra formazione guerrigliera).

Il braccio destro di Leon Valencia, importante analista politico, ex guerrigliero, Ariel Avila-Ong PARES, durante un programma televisivo del settimanale Semana (ogni sera in onda alle 8.00)svela un quadro inquietante, che ci riporta a quelle “menti raffinatissime” di cui parlava Giovanni Falcone. “Sono gruppi eversivi che hanno organizzato vari attentati terroristici per destabilizzare il processo di pacificazione. Sicuramente hanno pedinato la cittadina francese nelle periferie popolari della capitale che frequentava, l’hanno presa di mira mettendo una bomba nella toilette del Centro Andino, un centro commerciale particolarmente frequentato da cittadini stranieri.

E’ stata scelta Julie Huynh che l’indomani ritornava in Europa per colpire il Presidente Macron visto che il mercoledí successivo all’attentato, Santos è stato in visita ufficiale in Francia, dove ha ricevuto la Laurea Honoris Causa alla Sorbona di Parigi per i suoi indiscutibili risultati in favore della pace”. La pompa magna parigina che peró tenta di nascondere una situazione interna particolarmente complicata. L’immagine interna del Presidente Santos continua a cadere a picco, con un misero 14% di approvazione nazionale. Qualcuno si chiede: perché non c’é entusiasmo in colombia per la consegna delle armi? La situazione è complessa e merita un approfondimento. Lo faremo nella seconda parte di questo reportage.

Cristiano Morsolinesperto di diritti umani in America Latina dove vi risiede dal 2001.

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