Carter sulla crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord: una visione dall’interno

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Jimmy Carter, ex presidente USA (fonte: pressenza.com)

La dura retorica di Washington e di Pyongyang negli ultimi mesi ha esacerbato una relazione già conflittuale tra i nostri paesi e ha probabilmente eliminato ogni possibilità di portare avanti in buona fede i negoziati di pace tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Oltre a frenare una retorica ostile, i nostri leader devono incoraggiare le trattative tra la Corea del Nord e gli altri paesi, in particolare la Cina e la Russia. Il recente voto unanime del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulle nuove sanzioni suggerisce che questi paesi potrebbero essere d’aiuto.  In ogni caso, uno scambio nucleare deve essere evitato.Tutte le parti devono garantire ai nordcoreani che rinunceranno a qualsiasi azione militare contro di essi se la Corea del Nord rimarrà pacifica.

Ho visitato tre volte la Corea del Nord e ho trascorso più di 20 ore a portare avanti trattative con i loro leader politici sulle importanti questioni che influenzano le relazioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Nel giugno 1994 ho incontrato Kim Il Sung in un momento di crisi, quando egli accettò di mettere tutti i loro programmi nucleari sotto stretto controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e di cercare un accordo reciproco con gli Stati Uniti su un trattato di pace permanente, di partecipare a dei negoziati al vertice con il presidente della Corea del Sud, di accelerare il recupero dei resti del personale dei servizi americani sepolto nel suo paese e di prendere altre misure per alleviare la tensione sulla penisola. Kim II Sung morì poco dopo la mia visita e il suo successore, Kim Jong II, comunicò a me e ai leader di Washington che avrebbe onorato le promesse fatte dal padre. Questi obblighi furono successivamente confermati ufficialmente nei negoziati di Ginevra da Robert Gallucci e altri rappresentanti dell’amministrazione Clinton.

Sono tornato a Pyongyang nell’agosto 2010, su invito dei leader nordcoreani, per portare a casa Aijalon Gomes, un americano che era stato detenuto lì. La mia ultima visita in Corea del Nord è stata nel maggio del 2011, quando diressi una delegazione di Anziani (gli ex presidenti dell’Irlanda e della Finlandia e l’ex primo ministro della Norvegia) per garantire la consegna del cibo donato direttamente ai bisognosi.

Durante tutte queste visite, i nordcoreani hanno sottolineato di volere rapporti pacifici con gli Stati Uniti e con i loro vicini, ma erano convinti che avessimo programmato uno sciopero militare preventivo contro il loro paese. Volevano che un trattato di pace (in particolare con l’America) sostituisse l’accordo di cessate il fuoco che esisteva fin dalla fine della guerra coreana nel 1953 e per porre fine alle sanzioni economiche che erano state molto dannose per loro durante quel lungo periodo. Specificarono a me e agli altri che la loro assoluta priorità era di garantire che la loro capacità militare fosse in grado di distruggere una gran parte di Seoul e di rispondere fortemente in altri modi a ogni attacco americano. L’influenza della Cina a Pyongyang sembra essere notevolmente ridotta da quando Kim Jong-un è diventato il leader nordcoreano nel dicembre 2011.

L’impegno per la pace degli Stati Uniti e della Corea del Nord è fondamentale. Alla fine di questa crisi conflittuale, gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a concludere un trattato permanente per sostituire il cessate il fuoco del 1953. Gli Stati Uniti dovrebbero dirlo chiaramente, sia ai nordcoreani che ai nostri alleati.

Comunicato stampa del Carter Center. Traduzione dall’inglese di Simona Trapani (da Pressenza.com)

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