Car-sharing: molto più di un viaggio da condividere

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“Buona fine e buon principio” ripropone un adagio popolare all’avvicendarsi del nuovo anno; un augurio che anche questo 2016 porta con sé. E laddove la sostenibilità appare il leitmotiv dello sviluppo economico e sociale, come non guardare alle innovazioni “sostenibili” che stanno prendendo piede nel nostro Paese trasformando significativamente il mondo dei trasporti e delle comunicazioni?

Probabilmente sulla scia degli impegni assunti dalla comunità internazionale alla COP21 di Parigi ai primi di dicembre, specie nella direzione di una riduzione delle emissioni di CO2, appare di straordinario interesse la lettura dei dati sulla condivisione tra sconosciuti di viaggi in auto sulla base della comune destinazione. È BlaBlaCar, la piattaforma on line che consente di mettere in contatto l’utente che offre passaggi in auto con quello che ne ha necessità, con una ripartizione delle spese per il viaggio. Si contano 400mila passaggi offerti nei 10 giorni che hanno preceduto le vacanze natalizie: numeri da capogiro per la cosiddetta pratica del ride sharing che sinora non aveva mai incontrato un successo tanto strepitoso ed era rimasta una nicchia per pochi attivisti dell’ecologia. Il picco nella diffusione della pratica corrisponde anche a un aumento della sensibilizzazione della società civile sui temi ambientalisti, appare tuttavia fuorviante pensare a una diretta correlazione tra i due ambiti: il segreto del successo di BlaBlaCar sta nell’estrema semplicità della formula di utilizzo e nei costi che risultano del tutto competitivi sul mercato dei trasporti. Niente dunque che per gli utenti vada al di là di una valutazione dei costi-benefici, da sempre cardine delle scelte di natura economica. Per l’ambiente tuttavia c’è tutto da guadagnare con il potenziamento dell’efficienza dell’uso delle auto attraverso un aumento del tasso di occupazione dei veicoli, dalla media europea di 1,7 persone per ogni auto a quella di 2,8 passeggeri ad auto.

Pone certo dubbi di matrice ecologista la necessità di ricorrere ancora al trasporto su ruota, seppur condivisa, per porre una pezza ai dissesti del sistema ferroviario italiano. Proprio l’inadeguatezza, l’inefficienza nonché i costi del sistema dei trasporti pubblici, con una rete ferroviaria depotenziata nelle linee verso i centri abitati minori a tutto beneficio della direttiva nord-sud dell’alta velocità e spesso ancora assente nei collegamenti al meridione e nel tratto appenninico, hanno spinto i cittadini a organizzarsi, complice il supporto della strumentazione digitale. Una riorganizzazione che nelle grandi città sta investendo anche il trasporto pubblico tramite taxi con la nota Uber, un servizio che consente ai privati (non professionisti per intenderci) di offrire passaggi a pagamento facendo apposita offerta o richiesta attraverso una specifica app. Una sorta di servizio taxi sotto mentite spoglie secondo i tassisti, toccati in pieno dalla diffusione della statunitense Uber anche in Italia. Se nel caso di BlaBlaCar l’accusa di concorrenza sleale sollevata dall’Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori (ANAV) all’Autorità dei Trasporti nel febbraio 2015 non ha avuto successo, tenendo conto della natura non commerciale del servizio, Uber ha invece subito una dura battuta di arresto lo scorso giugno. Allora le associazioni di categoria dei taxi avevano ottenuto il blocco di Uber Pop, l’applicazione che consente nella pratica di scambiare offerta e richiesta, in applicazione della legge del 1992 che regola il “trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea”. Intanto però Uber va avanti, sbarcando oltre a Milano e a Roma anche a Firenze, e predisponendo i servizi in base a percorsi fissi e tappe standard, in attesa di una riforma nel settore dei trasporti che tenga conto delle rinnovate esigenze della cittadinanza e delle novità apportate dalla rivoluzione informatica.

Una cosa è certa: c’è una enorme domanda di mobilità degli italiani attualmente non soddisfatta e a cui questi nuovi servizi stanno dando risposta. Strumento essenziale di trasformazione è senz’altro lo smartphone, che consente una comunicazione in tempo reale e ad ampio spettro così da intercettare le diverse esigenze e opportunità. Difficile però non pensare a come queste pratiche non abbiano avuto anche un impatto significativo a livello relazionale. Conoscere persone e condividere, accanto alla strada, pensieri e punti di vista appare tanto più facile quando il passaggio o il servizio taxi è offerto da un “comune cittadino”, non da un professionista del settore. Interagire con persone diverse per età ed estrazione sociale, interessi e lavoro consente uno scambio e un dialogo che appare sempre più difficile da conciliare con i ritmi di vita attuali e con le sue consuete formule di incontro. Un risparmio di denaro ma anche un arricchimento sociale dunque, alimentato dalle community degli aderenti alle piattaforme che fanno ben sperare. Come ben scrive sul blog di BlaBlaCar un utente: “Siamo persone, fatte di sentimenti e storie e il servizio aiuta a farci vedere che tutti abbiamo qualcosa in comune, che a questo mondo la convivenza tra esseri umani è possibile perché non siamo poi così distanti...”. Una pratica che appare dunque un vero e proprio investimento sociale per il nostro Paese.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale e autrice di diversi saggi scientifici e di una monografia in materia. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è referente per l’associazione COOPI Trentino e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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