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Canada: strage di foche, Italia coinvolta

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Caccia alle foche in Canada - da LAV

L'Italia è il secondo maggiore Paese europeo coinvolto nel commercio di prodotti di foca dopo la Danimarca: lo denuncia la LAV che, con un una petizione popolare, ha raccolto circa 100 mila firme per chiedere al Governo italiano di vietare per legge ogni forma di commercio di pelli, pellicce e derivati di foca. "L'attuale normativa in Italia e in Europa consente il commercio di prodotti di pelli, capi e oggetti di abbigliamento e olio di foca di tutte le specie presenti in Canada, a esclusione di quelle dal "manto bianco" o dal "manto grigio blu" - infoma l'associazione.

E proprio ieri è ripresa in Canada la caccia alle foche, il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo, con particolare violenza e intensità: circa 320.000 cuccioli di appena due settimane di vita saranno sterminati. Nel 2004 in Canada sono state uccise 353.000 foche. Il Departement of Fisheries and Ocean canadese, infatti, nel 2003 ha emanato un "piano triennale di Gestione" con il quale ha fissato a 975.00 il numero di foche cacciabili nel periodo 2003-2005. Nelle scorse settimane Greenpeace ha reso noto un rapporto che smentisce le motivazioni addotte dal Governo Canadese per giustificare la caccia commerciale alle foche.

L'Italia commercia legalmente i seguenti prodotti di foca: olio e grasso, pelli grezze, pelli conciate assemblate e non assemblate e articoli e accessori di abbigliamento e accessori. Nel 2003 il nostro Paese ha importato 15.659 pelli di foca e ne ha esportate 7.688. Nel triennio 2000-2003 il fatturato italiano delle importazioni di pelli, pellicce grezze e derivati di foca (es. olio) è stato di 8,4 milioni di euro, mentre il fatturato delle esportazioni ha raggiunto i 16,2 milioni di euro, a conferma della consistente attività di trasformazione svolta dall'Italia in questo settore. Alla luce di questi dati economici, la LAV ritiene particolarmente significativo che proprio dalle istituzioni Italiane e dall'Unione Europea intera giunga un monito ufficiale a mettere fine al commercio internazionale di pelli, pellicce e derivati di foca. Allo stesso tempo, in cooperazione con l'IFAW, la LAV sta conducendo una campagna di pressione nei confronti delle autorità canadesi, per convincerle a vietare la caccia.

Negli ultimi 12 mesi la LAV ha raccolto circa 100.000 firme in tutta Italia, attraverso una petizione popolare con la quale chiede al Governo italiano di vietare per legge ogni forma di commercio di pelli, pellicce e derivati di foca. L'Associazione intende raccogliere quante più firme possibili entro il 31 maggio 2005, per sollecitare il Governo italiano ad attivarsi per attuare la Risoluzione 8-00080, approvata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati il 22 aprile 2004, che impegna il Governo "a promuovere in tutte le sedi internazionali e comunitarie iniziative normative dirette a vietare l'utilizzo di foche o parti di foca, l'importazione e la detenzione di pelli, pellicce, oggetti così ottenuti".

Gli unici stati che hanno assunto ufficialmente una posizione contraria al commercio di prodotti derivati da questi animali, sono gli Stati Uniti, che con il "Marine Mammal Act" hanno proibito, l'importazione, l'esportazione, la vendita e il possesso di ogni prodotto derivante da mammiferi marini; il Belgio che ha deciso di stabilire un bando sull'importazione e la vendita di pelli di foca e la la Gran Bretagna che ha espresso una condanna formale. [GB]

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