Cairo Revolution

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Piazza Tharir nei giorni della rivoluzione - Foto: Andrea Bernardi

Andrea Bernardi è un giovane e noto fotoreporter. Anziché starsene dietro ad una scrivania a scaricare comunicati on line per far pezzi copia incolla ha deciso, appena finito l’Università, di diventare un freelance di guerra. Ha seguito i principali conflitti degli ultimi anni.

Il battesimo l’ha ricevuto a Bangkok in Thailandia ove, nel primo giorno di lavoro, ha visto uccidere il fotografo Fabio Polenghi. Un abbraccio ed un saluto ai cari che Fabio ha lasciato. Ci ha lasciato anche delle foto bellissime e ci manca i suoi scatti. Da laggiù, Andrea, passato il battesimo di fuoco, ci raccontò il rischio di guerra civile sino alla pacificazione.

La compagna di Andrea, Michela Perathoner, è anch’ella un’inviata di Unimondo, oltre che del Corriere, per il quale ha scritto per diverso tempo. Abitarono per alcuni mesi nel cuore della “questione morale del nostro tempo”, per dirla con Nelson Mandela: Gerusalemme. Bellissimi i suoi pezzi a fianco della popolazione palestinese. Non solo. A fianco anche di quel vulcano che era Vittorio Arrigoni che ci lasciò giusto un anno fa, senza, peraltro, chiederci il permesso. A Gaza, il giorno della dipartita, sventolavano le bandiere tricolori nel 150° dell’Unità d’Italia. Altroché celebrazioni nostrane.

Da lì a poco, Andrea volle sperimentare l’Afghanistan. Ha un difetto. Non riesce a star fermo. Quando mi chiese la lettera d’assunzione responsabilità, come testata giornalistica, a dire il vero, ho temuto non poco. Avrei preferito fossero altre testate ad assumersi l’incarico; come Agence France Presse TV, Il Fatto quotidiano web e Lettera 43, Rainews24, Mediaset, Corriere della Sera TV, C6TV o il Secolo XIX, tutte testate con le quali Andrea peraltro collabora. No. È toccato a noi. Meta: Kabul. Inutile dire che la nostra Ambasciata ha fatto infinite storie su “chi sei, cosa fai, dove vai, perché ci vai, quando torni, quanto stai”. Un disco rotto che gli inviati vanno ad ascoltare di tanto in tanto per avere un timbro. In Afghanistan è stato a fianco degli sfollati interni.

Poi le tensioni iniziarono sempre più forti in Mediterraneo. Libano, Egitto, Libia. Via cielo o via mare raggiunse tutti i focolai. Ce li narrò. Ebbe paura e noi ancor più di lui.

La paura fece 90 quando Andrea, in Libia, decise di entrare a Misurata con i guerriglieri. Ha monitorato la presa della città. Le sue immagini hanno bucato lo schermo di mezze TV europee. La sorte volle che ne uscì sano e salvo dai conflitti ma nella via del ritorno un incidente grave lo costrinse ad interventi chirurgici d’urgenza e plurimi e lunghissima convalescenza. L’auto se ne volò fuori strada centrando l’unico palo prima di un deserto. Non v’è cosa peggiore che potessimo augurargli: star fermo. Ora sta abbastanza bene e sarà con noi questa sera, a Trento, per raccontarci cosa accadde poco più di un anno fa a Piazza Tahrir al Cairo. Il docufilm racconta gli avvenimenti che hanno portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak attraverso le immagini e le interviste agli egiziani che in quei giorni si sono riversati nella principale piazza del Cairo. Ma prova anche a raccontare il punto di vista dei sostenitori di Mubarak che hanno cercato di fermare le proteste, anche in modo violento, di quei giorni. Il girato è stato realizzato con persone (egiziani pro Mubarak e contro Mubarak) presenti durante le proteste nella capitale egiziana tra il 28 Gennaio e il 13 Febbraio 2011, principalmente in Tharir Square e nella Moschea trasformata in ospedale da campo sulla parte Nord-Est della piazza e nell’area dell’American University.

Non vi dirò oltre. L’incontro, promosso dal Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale, avrà luogo a Trento dalle ore 18.00 sino alle ore 19.30 presso la sala Rosa, Palazzo della Regione, Piazza Dante. Titolo del cortometraggio: Cairo Revolution.

Vi aspettiamo.

Fabio Pipinato

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