Bombe italiane nel conflitto in Yemen: nuove informazioni

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Proteste in Germania contro l'export di sistemi militari all'Arabia Saudita - Foto: Netzwerk Friedenskooperative da Reported.ly

Martedì scorso con l’articolo Bombe italiane nel conflitto in Yemen: la Farnesina chiarisca ho presentato il conflitto che si sta consumando in Yemen a seguito dell’intervento militare della coalizione, guidata dall'Arabia Saudita per contrastare l’avanzata del movimento sciita zaidista Houthi. Conflitto, in gran parte dimenticato dai maggiori media italiani, nel quale sono quasi 4000 i morti e 20mila feriti, di cui circa la metà tra i civili.

Nello stesso articolo ho presentato – e fornito elementi di valutazione e ulteriore approfondimento – due inchieste che hanno portato alla luce il probabile utilizzo nei bombardamenti in Yemen da parte dell’Arabia Saudita di bombe prodotte ed esportate dal nostro paese. La prima è un’ampia inchiesta del giornalista irlandese Malachy Browne per il sito di informazione Reported.ly tradotta in italiano da “Il Post”; la seconda, pubblicata alcuni giorni dopo, è di Luigi Grimaldi per Famiglia Cristiana. Ho anche segnalato un’interrogazione parlamentare presentata da Giulio Marcon e altri di SEL alla quale non mi risulta che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI) abbia al momento risposto.

A seguito di un ulteriore esame delle Relazioni del governo italiano sulle esportazioni di sistemi militari (qui le più recenti) e di altre fonti ufficiali con questo nuovo articolo intendo confermare e fornire nuove informazioni sulle esportazioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (paese che fa parte della coalizione militare che è intervenuta con bombardamenti aerei): esportazioni che stanno continuando nonostante l’intervento militare a guida saudita non abbia mai ricevuto il consenso da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che i bombardamenti aerei siano stati ripetutamente stigmatizzati come “possibili crimini di guerra” da Human Right Watch e Amnesty International per aver avuto come obiettivi diverse zone residenziali non militari causando una situazione che le Nazioni Unite e la Croce Rossa Internazionale definiscono come "catastrofe umanitaria".

Bombe MK82 e MK84 spedite negli Emirati Arabi Uniti

L’inchiesta di Reported.ly ha ricostruito la spedizione di componenti di bombe dall’Italia agli Emirato Arabi Uniti (UAE): si tratta di componenti di bombe MK82 e MK84 spediti negli Emirati dalla RWM Italia S.p.A. (azienda del gruppo tedesco Rheinmetall) lo scorso 2 maggio da Genova con la nave Jolly Cobalto. Per quanto riguarda questa spedizione sono in grado di confermare, sulla base dei dato ufficiali forniti dal registro del commercio estero dell’ISTAT, un fatto rilevante: lo scorso maggio sono state esportate dall’Italia agli Emirati Arabi Uniti “armi e munizioni” (tra cui bombe) per un valore di oltre 21 milioni di euro e per un peso di circa 16.900 chili. Si tratta con ogni probabilità di bombe in quanto il registro dell’ISTAT, pur computando nel totale delle esportazioni di “armi e munizioni” dall’Italia anche quelle di tipo militare, non permette per motivi di “riservatezza” di conoscerne l’esatta tipologia: considerato però che nel mese di maggio figurano esportazioni di “armi e munizioni comuni” (non militari) verso gli Emirati Arabi Uniti per un valore solo di poco più 21mila euro a fronte di un totale di € 21.190.471 di munizioni (anche militari) esportate è facile dedurre che si tratta proprio di armamenti di tipo militare, tra cui appunto bombe. Una ulteriore conferma la si potrà avere solo il mese prossimo quanto l’ISTAT renderà nota la provincia di esportazione di queste “munizioni”: ma il fatto che lo scorso mese di maggio sia stato esportato munizionamento di tipo militare verso l’UAE per un ingente valore induce a pensare che le esportazioni di materiali militari verso i paesi della coalizione che sta bombardando lo Yemen non siano state sospese, almeno fino a maggio scorso.

Bombe della RWM Italia spedite in Arabia Saudita

Come ho scritto nel precedente articolo, date le modifiche apportate alla Relazione ufficiale del Governo (o meglio, le sottrazioni di informazioni), non è possibile rintracciare il paese destinatario per le esportazioni di sistemi militari autorizzate dal marzo del 2013. E’ però possibile documentare tutte le esportazioni autorizzate alla RWM Italia di bombe aeronautiche come le bombe MK82, MK83, MK84 e BLU 109 prodotte ed esportate dall’Italia dall’azienda tedesca tra cui figurano, come vedremo, anche bombe esportate all’Arabia Saudita.

A tal proposito ho predisposto – per l’Osservatorio OPAL di Brescia – un file (si veda allegato a fondo pagina) che offre uno schema sintetico delle principali autorizzazioni rilasciate alla RWM Italia per l’esportazione delle suddette bombe aeronautiche nell'ultimo triennio, con particolare riferimento all’Arabia Saudita.

Partendo dalle autorizzazioni più recenti, quelle cioè rilasciate nel 2014 la cui documentazione è contenuta nella Relazione della Presidenza del Consiglio inviata al Parlamento lo scorso marzo, due sono di una certa consistenza. La prima riguarda l’autorizzazione all’esportazione di 608 bombe da 500 libbre per Paveway IV attive e 56 bombe sempre da 500 libbre per Paveway IV inerti e relativi ricambi per un valore complessivo di €7.747.342,50. Il destinatario finale non è riportato nella Relazione governativa, ma dall’allegato dell’Agenzia delle Dogane si può evincere che nel 2014 sono state esportate le 56 bombe da 500 libbre per Paveway IV inerti per un valore di € 55.700. Una seconda autorizzazione riguarda 491 bombe da 500 libbre per Paveway IV attive, 58 inerti e 1.410 ricambi, che – stando alla relazione dell’’Agenzia delle Dogane – non sarebbero però state esportate fino al dicembre 2014. Da segnalare, sempre nel 2014, l’autorizzazione all’esportazione a RWM Italia di cariche attive, bombe di penetrazione e di esplosivo di PBXN-110 e PBXN-109 per un valore complessivo di quasi 3 milioni di euro verso un destinatario non riportato.

Particolarmente rilevante è nel 2013 l’autorizzazione all’esportazione di 3.650 bombe da 1000 libbre MK83 attive complete di anelli di sospensione per un valore complessivo di €62.240.750. Ho già accennato nel precedente articolo a questa autorizzazione – da me segnalata all’autore dell’inchiesta di Reported.ly, Malachy Browne. Posso qui aggiungere una informazione importante: ritengo che sia possibile che il destinatario finale di questa autorizzazione sia proprio l’Arabia Saudita in quanto la Relazione europea sulle esportazioni di sistemi militari segnala che nel 2013 dall'Italia sono state rilasciate autorizzazioni all’esportazione verso l’Arabia Saudita per la categoria ML 4 (Bombe, razzi, missili ecc.) per un totale € 69.641.471. Di queste – secondo la Relazione italiana –  ne sarebbero state esportate tra il 2013 e il 2014 per poco più di 17 milioni di euro. Un ulteriore dato sembra confermare l’Arabia Saudita come destinato finale di queste bombe: il registro del commercio con l’estero dell’ISTAT riporta spedizioni di “armi e munizioni” (tra cui le bombe e affini) nel 2014 dalla Provincia di Cagliari (che può essere la sede di riferimento di RWM Italia, la cui fabbrica è a Domusnovas) per Arabia Saudita per un valore complessivo di €18.076.175, un po' più alto ma compatibile con dati dell’Agenzia delle Dogane di questa esportazione: si tratta di una prima spedizione nell’aprile del 2014 del valore di €10.250.725 e una seconda a novembre dello stesso anno per €7.825.450.

Sospendere le esportazioni di sistemi militari alla coalizione saudita

Le altre autorizzazioni sono riportate nell’allegato. Quello che mi preme qui evidenziare è che le suddette autorizzazioni rilasciate a RWM Italia per l’esportazione di queste bombe che hanno come destinatario finale l’Arabia Saudita o un paese della coalizione militare che sta effettuando i bombardamenti aerei in Yemen dovrebbero essere sospese in considerazione da un lato del fatto che l’intervento militare di questa coalizione non ha avuto alcun avallo da parte delle Nazioni Unite e dei ripetuti bombardamenti aerei sulle aree residenziali; ma soprattutto perché l’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini ha preso chiaramente le distanze da questo intervento militare affermando che “l’azione militare non è la soluzione”. “La popolazione civile dello Yemen, già provata da condizioni di vita terribili, è la prima vittima dell’attuale escalation militare” – ha aggiunto Mogherini nella sua dichiarazione del 26 marzo scorso – evidenziando che “la situazione già fragile nel paese e rischia di avere gravi conseguenze regionali”.

La legge n. 185 del 1990 – che regolamenta questa delicata materia – vieta espressamente l’esportazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in  contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da  adottare previo parere delle Camere” e soprattutto verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione secondo il quale “'l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma occorre che il Parlamento riprenda il controllo di questa materia e interroghi il governo sulle esportazioni di sistemi militari. Sarebbe anche un bel modo per rendere omaggio ai 25 anni dall'entrata in vigore dalla legge 185 del 1990 o, più prosaicamente, per non finire poi col lamentarci con l'Unione europea se i profughi delle guerre – combattute anche con bombe e armi italiane – arrivano sulle nostre coste. Germania e Svezia hanno sospeso e cancellato importanti contratti militari con l'Arabia Saudita: forse anche per questo da un po' di tempo i partner europei prendono poco sul serio i governi italiani quando li sentono parlare di politica estera e di sicurezza. 

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Allegati

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