Bombe ai sauditi: per Banca Valsabbina è “normale attività”

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Abitazioni distrutte a Sana'a dai bombardamenti sauditi - Credit: OCHA/ Charlotte Cans

Deve aver creato non poco scompiglio la “Lettera aperta” (qui in .pdf) e il comunicato stampa (qui in .pdf) che la Campagna di pressione alle “banche armate” ha inviato ai vertici di Banca Valsabbina. Incalzata da precise domande e da una dettagliata documentazione sui rapporti che ha in corso con RWM Italia, l’azienda produttrice ed esportatrice delle micidiali bombe aeree della classe MK 80 e delle Paveway IV che l’aeronautica saudita da oltre due anni utilizza per fare carneficina in Yemen, Banca Valsabbina ha cercato di correre ai ripari rabberciando una risposta che, se non fosse patetica, sarebbe davvero ipocrita. Ma che rivela molto di più di quello che appare ad una frettolosa lettura.

La riporto integralmente così come pubblicata su un sito locale di informazione (nella sezione “Comunicati stampa” di Banca Valsabbina al momento non ve n’è traccia):

“In riferimento a commenti nell’ambito della campagna “banche armate”, Banca Valsabbina intende chiarire che adotta delle regole precise per l’implementazione di servizi bancari di conto corrente ad aziende del settore armiero, come ad esempio la verifica preventiva che le operazioni commerciali siano dotate di tutte le autorizzazioni previste dalla legge. Il rapporto in atto con RWM Italia si riferisce esclusivamente alla normale attività di conto corrente, e la banca conferma che non vi sono in atto, non vi sono mai state, né vi sono allo studio altre operazioni quali ad esempio quelle di finanziamento”.

RWM Italia è correntista di Banca Valsabbina

Tralasciamo le cose meno rilevanti e veniamo al sodo. Banca Valsabbina afferma innanzitutto “che adotta delle regole precise per l’implementazione di servizi bancari di conto corrente ad aziende del settore armiero”, ma l’unica regola che indica non è una regola della banca ma una regola che tutte le banche devono, per legge (la legge n. 185 del 1990) osservare. E tra l’altro la “Lettera Aperta” della Campagna esplicita chiaramente che tutta la materia è soggetta alle autorizzazioni ministeriali. In altre parole è come se un’azienda di automobili sostenesse di implementare “regole precise” in quanto fornisce le proprie automobili di… cinture di sicurezza!

Ma quella che è rilevante è la seconda affermazione di Banca Valsabbina: innanzitutto la banca conferma di avere un rapporto in atto con R.W.M. Italia e questa è già una notizia significativa. Conferma, quindi, quanto ha documentato la Campagna di pressione alle “banche armate” e cioè che RWM Italia è cliente ed ha un conto corrente presso Banca Valsabbina. Che ovviamente utilizza per le varie operazioni bancarie e quindi anche per incassare i pagamenti dall’estero per l’esportazione dei suoi materiali militari, che è costituita principalmente dalle forniture di bombe aeree ai paesi del Medio Oriente.

Banca Valsabbina, inoltre, afferma di “che non vi sono in atto, non vi sono mai state, né vi sono allo studio altre operazioni quali ad esempio quelle di finanziamento” a RWM Italia. Questa excusatio non petita (la Lettera aperta della Campagna non sostiene che Banca Valsabbina abbia in corso operazioni di finanziamento a RWM Italia) dimostra che Banca Valsabbina ha dovuto arrampicarsi sugli specchi per cercare di trovare qualcosa a cui poter replicare.

Banca Valsabbina non smentisce la Campagna “banche armate”

Ma sopratutto – ed è questa la vera notizia – con questo comunicato Banca Valsabbina non smentisce alcuna delle affermazioni e dell’ampia documentazione riportate nella “Lettera aperta” della Campagna di pressione alle “banche armate”. E quindi è più che legittimo ritenere – fino a prova contraria – che tutto quanto ha documentato la Campagna è attendibile e veritiero. E non è poco. Perché la “Lettera aperta” afferma chiaramente che Banca Valsabbina ha assunto una serie di operazioni, effettuate negli anni scorsi prima dalla S.E.I. S.p.A. e più recentemente da parte di R.W.M. Italia S.p.A., diventando così uno degli istituti di credito di riferimento della R.W.M. Italia S.p.A. per svolgere operazioni bancarie relative ad incassi e pagamenti per esportazioni e importazioni di materiali d’armamento”.

Ma non solo. Nell’evidenziare “la peculiare analogia tra gli importi segnalati da R.W.M. Italia S.p.A. e quelli segnalati dalla succursale di Ghedi di Banca Valsabbina per esportazioni di sistemi militari”, la Campagna riporta tutta una serie molto dettagliata di operazioni che riguardano soprattutto le esportazioni delle bombe della classe MK 80 ai paesi della coalizione militare a guida saudita che le sta utlizzando per bombare indiscriminatamente lo Yemen: bombe che sono state ritrovate dagli esperti delle Nazioni Unite. Con ogni probabilità diverse di queste operazioni sono svolte tuttora proprio da Banca Valsabbina che già negli anni scorsi – come documenta la Campagna – aveva assunto quattro operazioni di incasso per conto di RWM Italia per l’esportazione alle monarchie del Golfo di ordigni prodotti dall’azienda di Ghedi. Due sono di particolare rilevanza: la fornitura nel 2011 agli Emirati Arabi Uniti di 5.150 bombe MK83 da 500 libbre e 3.459 bombe MK84 da 2000 libbre del valore complessivo di US$ 30.336.461,06 (€ 22.206.618,15) e la fornitura, sempre nel 2011, all’Arabia Saudita di 1.158 bombe da 500 libbre per Paveway IV attive e 114 bombe da 500 libbre per Paveway IV inerti del valore complessivo di 14.528.690 euro.

Una domanda a Banca Valsabbina

Ma una domanda a Banca Valsabbina vorrei porla anch’io. Ed è questa: è Banca Valsabbina che sta svolgendo per conto di RWM Italia le operazioni bancarie relative alla fornitura all’Arabia Saudita di 19.675 bombe Mk 82, Mk 83 e Mk 84 del valore complessivo di 411 milioni di euro? Tutti gli elementi forniti dalla Relazione della Presidenza del Consiglio inviata alle Camere lo scorso 18 aprile portano, infatti, proprio a Banca Valsabbina ed in particolare un “importo accessorio segnalato” per questa operazione del valore di 102.750.912 euro che è in linea con il valore degli “importi accessori segnalati” dalla succursale di Ghedi di Banca Valsabbina (103.446.164,42 euro).

Se Banca Valsabbina vuole continuare ad essere una banca attenta alle istanze del territorio in cui opera farebbe bene a rispondere alle richieste che i direttori delle riviste della Campagna di pressione alle “banche armate” hanno espresso nella “Lettera aperta”. Riguardano la responsabilità sociale d’impresa. Che non è una regola o un insieme di regole, ma “la regola” che un’azienda definisce in piena autonomia, ben oltre le prescrizioni di legge, per esplicitare il modo in cui intende operare e fare affari. La risposta inviata ieri ai media locali lascia trasparire che Banca Valsabbina considera i servizi bancari che concede a RWM Italia per esportare bombe ai sauditi una “normale attività di conto corrente”. Voglio credere che sia solo una risposta dettata dalla fretta.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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