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Balcani: la Bosnia e la Serbia verso l'Europa

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Votazioni in Serbia - da Osservatorio sui Balcani

Nei giorni in cui nei paesi appartenenti all'Unione Europea si vota per le elezioni europee anche i cittadini di Prijedor, città nel nord della Bosnia Erzegovina si recheranno alle urne. Elezioni simboliche per far sentire la voce dei cittadini in favore di un Europa allargata a tutti i Balcani, promosso dal Forum Civico e la Agenzia della Democrazia Locale (ADL) di Prijedor. "Si organizzeranno seggi in tutte le circoscrizioni della città. Nelle urne verrà infilata una scheda dove sarà apposta la propria firma sotto la frase 'Anch'io sono cittadino d'Europa'" ha commentato Patrizia Bugna dell'ADL. Nel progetto è stata coinvolta la municipalità e anche le scuole della città visto che saranno le uniche elezioni in Europa in cui potranno votare anche i minorenni. A Prijedor è stato avviato in questi anni un percorso di riconciliazione oltre che essere diventata la città simbolo del ritorno delle minoranze con più di 20.000 appartenenti alla comunità bosgnacca che hanno fatto rientro nelle loro case ricostruite. Al Forum Civico partecipano cittadini di tutte le comunità che vivono nella municipalità. La città durante la guerra è divenuta drammatico simbolo della pulizia etnica e dei campi di concentramento.

La Bosnia Erzegovina entro la fine di giugno deve adottare 46 provvedimenti , 44 leggi e fondare 25 nuove istituzioni al livello dello stato che sarebbero cruciali per potersi candidare ad avviare il processo di integrazione europea e di stabilizzazione. Secondo le autorità internazionali che osservano questo processo, le maggiori difficoltà per la Bosnia consistono nel fatto che le autorità locali non dispongono di personale sufficientemente esperto per implementare un processo assai complicato. Ulteriore problema consiste nella debole coalizione di partiti che sta al governo che secondo alcuni sostengono le riforme, ma davanti ai propri elettori negano perfino di essere coalizzati tra di loro. Contemporaneamente alle riforme si sta svolgendo il processo riguardante l'apporto di modifiche agli Accordi di pace di Dayton. Proprio per questo motivo la maggiore resistenza nei confronti delle riforme arriva dalla Republika Srpska (RS). Inoltre rimane il problema più grave delle riforme economiche: gli imprenditori della Federazione dovrebbero avere la possibilità di operare in Republika Srpska e viceversa, bisognerebbe accorciare i tempi necessari per avviare un'impresa, proteggere i consumatori. La Bosnia Erzegovina, al momento, è l'unico paese della regione, esclusi Serbia e Montenegro, che non ha raggiunto l'Accordo di associazione e stabilizzazione (SAA); la Croazia è riuscita ad ottenere lo status di candidato, la Macedonia ha firmato l'Accordo (SAA) da tempo, mentre l'Albania si trova agli inizi del processo di integrazione.

Intanto in Serbia si terranno le elezioni presidenziali e secondo i pronostici si andrà al ballottaggio, in cui ci risarà di sicuro il candidato del Partito radicale serbo Tomislav Nikolić. Gli altri partecipanti saranno Boris Tadić e Dragan Mar⚀ićanin. Il governo di Vojislav Ko⚀tunica ha reso noto che il suo partito non appoggerà Tadić, mentre Dragan Mar⚀ićanin ha dichiarato che "non può immaginare" che la Serbia al secondo turno debba scegliere tra le opzioni politiche di Tadić e Nikolić. Nel programma, a differenza di Sanader e della sua truccatura dei veterani della guerra in Croazia, Tomislav Nikolić - il candidato dei radicali - non può nascondere una sostanza antidemocratica e anticivile. A lui si aggiunge la candidata principessa reale Jelisaveta Karagiorgevic, che non a caso ha condotto la sua campagna elettorale piu' nelle chiese che nelle piazze. Sul tema del Kosovo ha dichiarato che " ''E' terra serba. Sono stata in Kosovo tre settimane fa, e' pieno di arabi. L'Unione europea deve mandare piu' soldati per proteggere il nostro popolo in quella provincia. Non vedo un futuro indipendente per il Kosovo''." Forse non è solo un dettaglio ornamentale di queste elezioni il fatto che solo quattro mila cittadini della diaspora si siano dichiarati per le elezioni: dimostrazione che è grande il numero di tutti quelli che negli anni novanta e prima hanno votato "con piedi" e che non sono interessati all'avventura dello stato che hanno abbandonato per sempre.[AT]

Altre fonti: Ansa Balcani

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