Arrivederci Ban Ki-moon. Benvenuto Antonio Guterres

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Foto: Drew Angerer/Getty Images da Lifegate.it

Con l’avvio del 2017 è iniziato il mandato del neo Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), Antonio Guterres, designato in ottobre alla successione di Ban Ki-moon. Leader del Partito socialista portoghese e già presidente dell’Internazionale Socialista, è stato premier del Portogallo dal 1995 al 2002 e a 67 anni può vantare un curriculum di eccezione come funzionario dell’ONU, avendo guidato l’Alto Commissariato Onu per il Rifugiati (UNHCR) per un decennio, dal 2005 al 2015.

Guterres era apparso nella short list dei possibili candidati alla carica sin dall’inizio del 2016. Fonti di stampa incalzate da voci di corridoio hanno continuato fino all’autunno a indicare la concreta possibilità di designazione di una donna, per la prima volta nella storia, alla più alta carica dell’Organizzazione multilaterale. Così non è stato: seguendo una procedura ormai consolidata, i voti “di prova” del Consiglio di Sicurezza hanno indicato nella figura del politico portoghese il candidato condiviso da tutti gli Stati membri, in particolare da Russia e Stati Uniti, tra i 13 pervenuti agli uffici del Palazzo di Vetro. Con 13 voti di “incoraggiamento” e 2 voti di “non ostilità”, Guterres è riuscito a ottenere il supporto di quanti avrebbero (in linea teorica) preferito designare una donna e soprattutto un candidato dell’Europa centro-orientale (che non ha mai espresso un Segretario Generale). In particolare dopo l’avallo di Mosca, la nomina di Guterres è apparsa tutta in discesa raccogliendo i voti di quanti in lui hanno visto una figura di saggezza ed equilibrio in più occasioni dimostrata nel corso delle sue funzioni. Guterres è stato nominato dal Consiglio di Sicurezza per acclamazione al termine di sei scrutini informali, senza particolari tensioni e, per la prima volta, dopo una serie di dibattiti pubblici nei quali tutti gli Stati membri hanno avuto il diritto di porre domande ai candidati. Sempre per acclamazione è avvenuta la proclamazione da parte dell’Assemblea Generale riunita in sessione plenaria il 13 ottobre scorso.

Con l’avvicendamento di Guterres a Ban Ki-moon il nuovo anno si è tinto di bianco: quello della bandiera della pace che il politico portoghese intende porre come leitmotiv del suo mandato quinquennale. “Decidiamo di mettere la pace davanti a tuttoha dichiarato Guterres parlando dinanzi alle telecamere. “Come possiamo aiutare milioni di persone intrappolate in conflitti e guerre di cui non si vede la fine? Le civiltà sono colpite da una forza mortale. Donne, bambini e uomini morti e feriti, espulsi dai loro luoghi. Nessuno vince con queste guerre, tutti perdono. Facciamo in modo che il 2017 sia un anno in cui tutti, cittadini, governi, leader, si sforzino per superare le nostre differenze. La pace deve essere la nostra meta e la nostra guida. Tutto quello per cui ci sforziamo come famiglia umana, dignità e speranza, progresso e prosperità, dipende dalla pace, ma la pace dipende da noi”. Un auspicio che non tiene solo conto dei consueti propositi evocati all’inizio di ogni anno ma di tutto il vissuto del politico, specie negli anni all’UNHCR.

Già in occasione del giuramento, lo scorso 12 dicembre, le parole di Guterres erano state rivolte alla situazione dei rifugiati e dei profughi nel mondo ricordando che “la gente è costretta a lasciare le proprie case su una scala mai vista in decenni, e c’è una nuova minaccia, il terrorismo globale”. Migrazioni forzate e terrorismo intesi come sfide a cui l’ONU deve acquisire capacità di rispondere, nella piena consapevolezza della necessità dell’Organizzazione multilaterale di trasformarsi e “aggiornare” le proprie strutture e procedure. Non stupisce affatto tale desiderio di rinnovamento, condiviso in primavera dinanzi ai delegati in Assemblea Generale quando il candidato Segretario Generale aveva detto: “Consentitemi di essere franco. Abbiamo troppe riunioni, con troppi rappresentanti che discutono di troppe questioni adottando troppe poche decisione. Credo che sia quindi necessario trasformare questo approccio per produrre maggiori risultati”. Da tempo l’ONU risente la necessità di riforme strutturali per far fronte in particolare alle crisi che “minacciano la pace e la sicurezza internazionali”.L’Organizzazione internazionale non ha mai dato grande prova di sé proprio in questa centrale funzione: bloccata prima dalla trasposizione degli automatismi della guerra fredda nelle sale dell’Organizzazione e poi dal superamento di fatto dei suoi meccanismi di autorizzazione dell’intervento armato, la guerra divampa nel mondo; da anni Yemen, Siria e Sud Sudan sono solo alcuni dei teatri più caldi del pianeta a cui il sistema ONU non riesce a dare soluzione. La crisi operativa dell’Organizzazione corrisponde a una evidente crisi di credibilità, di cui Guterres è perfettamente consapevole.

Proprio sulle sue capacità di intervento per rimettere in moto i processi di rinnovamento dell’ONU, in primis dello stesso Consiglio di Sicurezza che lo ha nominato (e in cui fino al 2018 siede anche il delegato italiano), si giudicherà l’opportunità della nomina di Guterres; e si avrà inoltre la conferma della fama di “uomo che combina gli ideali umanitari con un solido realismo e capacità diplomatiche”, come quando negli anni all’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati attuò una riforma che ha di fatto ridotto di un terzo il personale a Ginevra per poter inviare più operatori sul campo e affrontare le situazioni emergenziali.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale e autrice di diversi saggi scientifici e di una monografia in materia. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è referente per l’associazione COOPI Trentino e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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