Armi italiane alla Libia: la Beretta smentisce, Rete Disarmo replica

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Dubai, marzo 2000: l'allora direttore commerciale della Beretta mostra un'arma all'allora ministro della Difesa degli Emirati Arabi - Foto: ©blog.panorama.it

La Rete Italiana per il Disarmo replica al comunicato stampa della Fabbrica d'Armi Beretta - con il quale la ditta bresciana "smentisce seccamente" il coinvolgimento nella fornitura di 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia tramite Malta riportato da organi di stampa europei, maltesi e anche dal nostro portale. Rete Disarmo "attende in merito indicazioni più approfondite e comprovanti".

Il comunicato stampa diffuso ieri sera dalla Fabbrica d'Armi Pietro Beretta - comunicato irreperibile sul sito ufficiale dell'azienda - "smentisce seccamente e giudica priva di qualunque fondamento la notizia relativa ad una presunta fornitura di 79 milioni di euro di armi da parte dell’azienda al governo libico tramite Malta, e ribadisce di operare nel pieno rispetto dei regolamenti, normative e procedure che regolano la commercializzazione di armi a livello mondiale".

Nella replica la Rete Italiana per il Disarmo afferma che "prende atto della smentita operata dalla azienda produttrice di armi di Gardone Val Trompia ed attende in merito indicazioni più approfondite e comprovanti".

"L'intenzione della Rete DIsarmo e della Tavola della Pace - continua la nota - nel denunciare (con dovizia di particolari ed elementi) un trasferimento di armi oscuro e problematico (e in cui sicuramente i dati ufficiali sull'export italiano militare cozzano con le indiscrezioni provenienti da Bruxelles ma soprattutto con le dichiarazioni ufficiali del Governo Maltese) punta innanzitutto a richiedere chiarezza, soprattutto da parte delle autorità competenti, su una questione che non può essere per nulla sottovalutata in particolar modo a fronte delle notizie ed agli accadimenti drammatici provenienti dalla Libia".

"Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo ribadiscono con forza la denuncia del buco informativo: un fatto grave - continua la nota - che dimostra come sul tema del trasferimento di armi sia necessaria un'altissima attenzione sia normativa che di trasparenza. E che soprattutto evidenzia la necessità che i Rapporti nazionali e europei sulle esportazioni di armamenti vengano attentamente vagliati dai rispettivi parlamenti interpellando anche le associazioni della società civile attente a questi temi e non, come invece avviene attualmente, solamente pubblicando i dati senza nemmeno alcuna presentazione ufficiale".

"Riteniamo - conclude la nota della Rete Italiana Disarmo - che qualunque dato o notizia in possesso di chi è coinvolto (o anche solamente nominalmente toccato) in questo caso siano utili per arrivare ad una chiarezza ormai necessaria; facciamo quindi appello a tutti, ed alle pubbliche autorità in primo luogo, per giungere ad una spiegazione convincente a riguardo dei quasi 80 milioni di euro di armi leggere consegnate in Libia nel 2009". Le due associazioni pacifiste chiedono infine "a tutte le forze del Parlamento italiano ed europeo di presentare ai Governi interessati una interpellanza urgente perchè venga fatta subito chiarezza esibendo la documentazione ufficiale doganale di questo particolare trasferimento di armamenti".

Come riportato ieri anche dal portale Unimondo - la Rete Italiana per il Disarmo e dalla Tavola della Pace hanno denunciato che “nel 2009 l’Italia ha triangolato attraverso Malta al regime del Colonnello Gheddafi oltre 79 milioni di euro di armi leggere ad uso militare” e hanno chiesto al governo Berlusconi di "rispondere urgentemente in merito". "Si tratta di armi che – come ha confermato direttamente a Rete Disarmo un funzionario del Ministero degli Esteri di Malta sono “di provenienza italiana, e non hanno mai toccato il suolo maltese”. Anche perché - conferma la stessa fonte a Rete Disarmo - nel piccolo stato insulare non son presenti fabbriche di armi e munizioni. Il Ministero degli Esteri maltese ha precisato poi che “come confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli, il destinatario finale della consegna era il Governo libico” e siccome nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il regime di Gheddafi “l’autorizzazione al traffico - comprese quelle doganali - sono state rilasciate senza problemi”. Ma dalle Relazioni della Presidenza del Consiglio italiano sull’export di armamenti non risulta alcuna autorizzazione all’esportazione di quelle armi né a Malta né alla Libia, creando quindi un buco impressionante in termini di controllo". [GB]

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