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Armi: embarghi violati, trafficanti impuniti anche in Italia

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Sequestro d'armi a Gioia Tauro

"Gli embarghi sulle armi vengono sistematicamente violati e devono essere urgentemente rafforzati se davvero si vuole fermare i flussi di armi che alimentano le violazioni dei diritti umani". È quanto affermano in un rapporto presentato oggi al Consiglio di sicurezza dell'Onu Amnesty International, Oxfam International e Iansa (la Rete internazionale di azione sulle piccole armi) promotori della campagna Control Arms.

Ognuno dei 13 embarghi imposti nell'ultimo decennio è stato ripetutamente violato e, nonostante siano nominate a centinaia nei vari rapporti dell'Onu, solo una manciata delle persone responsabili delle violazioni degli embarghi è stata portata di fronte alla giustizia. Anche in Italia non esiste alcuna forma di controllo sui mediatori internazionali di armi leggere soprattutto nel caso in cui siano cittadini stranieri ad operare le mediazioni e le armi non passino sul suolo italiano. Il rapporto divulgato oggi all'Onu cita, tra gli altri, il caso di un mediatore di armi, Leonid Minin, che è stato arrestato in Italia nell'agosto del 2000 e processato nel giugno 2001 per traffico di armi verso Liberia e i ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito in Sierra Leone e possesso illegale di diamanti. Minin è stato successivamente rilasciato con la motivazione che nonostante avesse operato in Italia, la giurisdizione italiana non poteva giudicarlo sulle attività illecite in quanto le armi non erano passate dal territorio italiano. L'investigazione aveva documentato l'invio di 113 tonnellate di armi, tra cui diversi milioni di munizione e oltre 15.000 fucili d'assalto, attraverso un certificato di uso finale per la Costa d'Avorio per esseere destinati alla Liberia. Anche il recente caso delle pistole Beretta finite in mano alla guerriglia irachena, su cui sta indagando la magistratura, sta a dimostrare la necessità migliorare anche la normativa italiana sulle esportazioni di piccole armi - ribadisce la Rete Disarmo.

"Negli ultimi dieci anni, le violazioni sistematiche degli embarghi dell'Onu sono state accompagnate dalla quasi totale impunità. Trafficanti di armi privi di scrupoli continuano a farla franca rispetto alle gravi violazioni dei diritti umani di cui si rendono responsabili e a farsi beffe degli sforzi del Consiglio di sicurezza" - ha denunciato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. La campagna Control Arms chiede oggi al Consiglio di sicurezza di rafforzare l'applicazione degli embarghi dell'Onu, attraverso una serie di nuove misure tra cui l'urgente accordo su un Trattato internazionale sul commercio delle armi. Questo Trattato consentirebbe ai governi di agire congiuntamente per controllare in modo rigoroso i trasferimenti di armi convenzionali, creando in questo modo le condizioni per un effettivo rispetto degli embarghi dell'Onu. Da quando, nell'ottobre 2003, è stata lanciata la campagna Control Arms, più di 45 paesi hanno espresso il proprio sostegno al Trattato.

Il rapporto di Amnesty, Oxfam e Iansa segnala che "agli investigatori dell'Onu incaricati di verificare il rispetto degli embarghi vengono vergognosamente concessi poco tempo e scarse risorse". E nota inoltre che "molti Stati non hanno neanche introdotto leggi che considerano reato penale la loro violazione nonostante il rispetto degli embarghi dell'Onu sia vincolante dal punto di vista del diritto internazionale". Denuncia inoltre come "la documentazione sull'esportazione, l'importazione e il trasporto viene regolarmente falsificata e funzionari statali spesso coprono i trasferimenti di armi" e che "i peacekeeper dell'Onu non sono addestrati per rintracciare dati sulle armi e le missioni Onu non hanno mezzi adeguati per controllare i punti d'ingresso delle armi nelle zone sottoposte a embargo".

Secondo la campagna Control Arms, tra il 1990 e il 2001 solo in 8 su 57 conflitti, e per di più tardivamente, l'Onu ha imposto un embargo. Un Trattato internazionale sul commercio delle armi fornirebbe un più ampio quadro di riferimento per prevenire le vendite delle armi prima dello scoppio di un conflitto o prima che le violazioni dei diritti umani raggiungano il loro apice. Inoltre, il Trattato consentirebbe una più rigorosa applicazione degli embarghi dell'Onu attraverso standard basati sul diritto internazionale. Da oggi la campagna Control Arms lancia il conto alla rovescia: 100 giorni all'inizio della conferenza mondiale dell'Onu sulle piccole armi, in programma a giugno. Nei prossimi 100 giorni, in 110 paesi verranno organizzati marce, concerti e altre iniziative per spingere i rispettivi governi a sostenere il Trattato.

"Nei 100 giorni che precederanno la conferenza dell'Onu sulle piccole armi, 100.000 persone moriranno e molte altre verranno ferite e andranno incontro a sofferenze terribili a causa delle armi. Da oggi, dal Kenya al Canada fino al Cile, la gente chiederà ai propri leader di pretendere un controllo globale per impedire che le armi finiscano nelle mani sbagliate" - ha affermato Rebecca Peters, direttrice di Iansa. Oltre 800.000 persone in 160 paesi (di cui oltre 28.000 in Italia) hanno già aggiunto la propria foto alla "Million Faces Petition", la più grande foto-petizione del mondo, per chiedere ai leader mondiali di sostenere più stretti controlli sul commercio delle armi. La foto-petizione verrà consegnata alla conferenza dell'Onu di giugno, a simboleggiare il milione di persone uccise dalle armi dall'ultima conferenza sullo stesso tema, svoltasi nel 2001. [GB]

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