Animali, ma di diritto!

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Niente di nuovo sul fronte dei diritti animali? Oltre a salutare lo scorso 17 novembre il Nobel per la letteratura Doris Lessing, che agli animali ed in particolari ai gatti ha dedicato pagine indimenticabili, “Darei il mio cuore per una lacrima di gatto” diceva parafrasando Kipling, qualcosa di nuovo in verità c’è. Dieci nuove leggi dalla parte degli animali del Belpaese, infatti, stanno alla base della petizione lanciata della Federazione Italiana delle Associazioni Diritti Animali e Ambiente (Leidaa), sottoscritta in meno di tre mesi e mezzo da oltre centomila cittadini e consegnata lo scorso 8 novembre, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, al Presidente del Senato Pietro Grasso da Gianluca Felicetti presidente della Lega Anti Vivisezione (Lav), Carla Rocchi presidente dell’Ente Nazionale Protezioni Animali (Enpa), Piera Rosati presidente della Lega Difesa del Cane, Massimo Comparotto presidente dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (Oipa) assieme ai rappresentanti di Leidaa ed Essere Animali.

La precedente Legislatura ha raggiunto alcuni importanti risultati per il mondo animalista: dal diritto al soccorso stradale per gli animali al riconoscimento del loro diritto di vivere nei condomini, fino all’istituzione del reato di traffico di cuccioli. Ora tocca al Governo in carica, che  ha già fatto due primi importanti passi introducendo l’articolo 13 della Legge europea (ribattezzato il salva animali) che “restringe” la vivisezione e incentiva il ricorso ai metodi sostituivi di ricerca e impegnandosi ad azzerare in cinque anni i contributi pubblici ai circhi con gli animali destinandoli alla riconversione degli spettacolo. Ma si può fare di più. “Chiediamo ora al Parlamento con questo decalogo di proseguire su questa strada - ha spiegato l’Enpa - e di impegnarsi concretamente per realizzare quel cambiamento che sempre più cittadini auspicano, per una reale tutela degli animali e dei loro diritti proprio a partire delle nuove dieci leggi per fermare sfruttamento e violenze sugli animali che le associazioni rivolgono a tutti i deputati e i senatori”.

Per gli animalisti, infatti, è ora necessario pensare ad un  riconoscimento nella Costituzione del principio della tutela dell’ambiente e del valore del rispetto degli animali; 
alla modifica del Codice civile che riconosca gli animali come esseri senzienti
; al rafforzamento nel Codice penale  dei reati a danno degli animali
; allo stop alla vivisezione e il sostegno ai metodi sostitutivi di ricerca
; al contrasto dell’abbandono e del randagismo anche attraverso misure per facilitare la vita con gli animali domestici
; alla disincentivazione degli allevamenti e l’obbligo di stordimento prima della macellazione
; alla promozione di scelte alimentari senza prodotti di origine animale
; al rafforzamento della protezione degli animali selvatici in natura con aree protette sempre più grandi e lo stop alla caccia
; al divieto di allevamento di animali per pellicce e l’uso di animali per feste e palii
 e infine alla trasformazione di zoo, acquari e delfinari in centri di recupero degli animali sequestrati e maltrattati oltre al già promesso divieto d'uso degli animali nei circhi attraverso il sostegno agli spettacoli circensi umani. In occasione dell’incontro a Palazzo Madama “Il Presidente del Senato ha espresso il suo apprezzamento per l’attività del volontariato animalista - hanno riferito i rappresentanti delle associazioni - e ci ha assicurato il suo impegno per l’iter legislativo delle 10 proposte. Ha altresì auspicato maggiori controlli sul territorio in applicazione delle leggi già esistenti a tutela degli animali, in particolare contro i canili-lager”.

È un impegno, quello italiano, preso quasi contemporaneamente alla conclusione da parte del Comitato organizzatore europeo di Stop Vivisection della prima fase di raccolta delle firme e che ha raggiunto la prima importantissima tappa: oltre un milione di adesioni utili a cancellare la Direttiva cosiddetta “vivisezione” approvata dal Parlamento Europeo nel settembre 2010. “Una soglia minima di gran lunga superata - ha spiegato lo stesso Comitato - che evidenzia tra l’altro come siano ben 12 i Paesi che hanno raggiunto e superato gli obiettivi nazionali fissati dal Regolamento europeo, un numero decisamente superiore al minimo di sette prefissato”. Un fatto che evidenzia la diffusione raggiunta a livello europeo da Stop Vivisection, forse “la più imponente azione democratica mai condotta contro la sperimentazione animale e di uno dei primi casi (assieme alla campagna per l’acqua pubblica) di successo di una iniziativa popolare europea - ha ricordato il Comitato organizzatore - il nuovo strumento di partecipazione diretta dei cittadini all’attività legislativa dell’Unione Europea previsto dai Trattati”.

Nelle prossime settimane avverranno le fasi di conteggio delle firme che dovrebbero concludersi con la loro consegna alle Autorità nazionali entro il 31 dicembre, mentre la validazione dovrebbe invece avvenire entro il marzo 2014. Spetterà poi alla Commissione Europea riconoscere ufficialmente le richieste di Stop Vivisection e fissare così la data dell’audizione pubblica e istituzionale dei rappresentanti del comitato André Menache e Gianni Tamino. A seguito di tale audizione la stessa Commissione avrà 3 mesi di tempo per predisporre una risposta scritta e pubblica relativa agli interventi legislativi che intende proporre per rispondere alla richiesta espressa da oltre un milione di cittadini. “Il ringraziamento - ha concluso il Comitato - va a tutti coloro che col loro impegno hanno reso possibile il raggiungimento di questo storico risultato che rappresenterà per sempre una pietra miliare nella lotta all’inutile e dannosa pratica della sperimentazione animale nonché un passo fondamentale per la sua completa abolizione a favore di una scienza più efficace per la salute umana”.

E la sensibilità italiana ed europea in materia di diritti animali sembra essere arrivata anche in Cina, un paese con regole ancora da allineare alle tendenze in atto in altre parti del mondo per quanto riguarda i diritti animali, come ad esempio quelle esistenti nell’Unione Europea, ma che ha appena deciso lo stop all’utilizzo degli animali nei test cosmetici. La Cina, da sola, condiziona l’intero mercato mondiale, ivi compreso quello dei cosmetici e qualsiasi sua decisione rischia di inficiare in parte i divieti già esistenti altrove, oltre che continuare a causare sofferenza e morte per milioni di animali utilizzati nei laboratori. Per questo motivo è stata accolta molto positivamente dal mondo animalista la notizia che la Food and Drug Administration cinese adotterà un nuovo  e restrittivo approccio in tema di sperimentazione  per i prodotti cosmetici grazie anche al lavoro di sensibilizzazione fatto dalla Cruelty Free International, l’organizzazione voluta dalla British Union Against Vivisection (Buav). Una svolta quella cinese che potrebbe costituire un punto di non ritorno mondiale, tutto in favore dei diritti animali.

Alessandro Graziadei

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