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Aiuti: a tre mesi dallo Tsunami nasce il Cire

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aiuti per l'Asia - da Rainews24.it

A tre mesi dal maremoto dal maremoto nell'Oceano indiano, molto è stato fatto per rispondere all'emergenza, ma ancora di più resta da fare per il futuro processo di ricostruzione. Molte sono le Ong che stanno seguendo le attività di aiuto e ricostruzione. Save the Children continua il suo lavoro per assistere i minori e le loro famiglie nelle aree più colpite in Indonesia, Sri Lanka e India e ha iniziato a spostare l'attenzione verso le attività di recupero di lungo periodo collaborando con i partner locali per ricostruire le scuole, le case e i centri sanitari. "Stiamo inoltre formando insegnanti e ostetriche per aiutare a sostituire il personale specializzato deceduto a causa dello tsunami, e proseguiamo con i progetti di micro-credito e cash for work per sostenere la ripresa dei mezzi di sussistenza della popolazione colpita" commenta Filippo Ungaro.

"Anche Caritas Italiana è presente con un'azione di accompagnamento che continuerà nei prossimi anni, in collaborazione con la reteinternazionale e grazie alla capillarità delle strutture locali" ha commentato mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, precisando che è quello di intensificare subito l'impegno in Sri Lanka e India, dove a sostegno delle realtà locali sono già presenti operatori Caritas italiani.

A questo si aggiunge quello di definire gli interventi in Indonesia e Thailandia, e mettere a punto un piano di aiuti anche per Myanmar, Maldive e Malesia. Anche l'Unicef è impegnata nel processo di ricostruzione grazie al totale dei fondi raccolti che corrisponde al triplo di quelli richiesti per coprire i primi sei mesi dell'emergenza. Circa i due terzi dei fondi totali ricevuti dall'Unicef - 442 milioni di dollari - provengono da donatori privati (296 milioni di dollari), tramite il canale dei Comitati nazionali presenti nei paesi industrializzati e tramite i siti web. I restanti fondi (146 milioni) sono stati ricevuti dai governi donatori nel quadro dell'Appello congiunto dell'ONU.

Per rispondere alle emergenze è nato il Cire, "Comitato Italiano per la risposta alle emergenze" che sta creando il primo fondo comune delle organizzazioni non governative italiane. L'idea è venuta a un gruppo di Ong italiane storiche (Cisp, Coopi, Mlal, Ics) e a un paio di colossi internazionali (ActionAid, Save the Children). Questa unica scatola dovrebbe aiutare i cittadini generosi a versare la sua goccia di solidarietà senza doversi dipanare tra sigle, siglette e, soprattutto, una concorrenza poco simpatica tra soggetti che fanno lo stesso lavoro. L'esigenza è nata proprio dall'effetto Tsunami in cui si è imposta per efficacia mediatica nella raccolta di contributi la Protezione civile. Il progetto del Cire nasce dall'esempio del britannico DEC, Disaster Emercency Comittee, che gestisce i vari spazi messi a disposizione in casi di emergenza: numeri verdi, bollettini postali e conti correnti gratuiti, raccolte di fondi su giornali o in Tv.

Fatto il fondo la prima domanda che ci si pone è chi controlla? Un comitato etico formato da personalità autorevoli e indipendenti che certifichino legittimità e coerenza degli interventi tecnici e amministrativi.

Quindi una trasparenza garantita che riesce a far lavorare Ong ben strutturate in tandem con gli organismi locali e sotto il coordinamento delle Nazioni Unite. Il sistema britannico ha raccolto per lo Tsunami circa 140 milioni di euro in venti giorni, tanto da obblgare ogni giorno Tony Blair ad alzare la posta del governo per non apparire spilorcio. [AT]

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