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Militari italiani in Afghanistan - Foto da wordpress
“La comunità internazionale esprime il suo sostegno all'obiettivo della Presidenza afgana per cui le forze di sicurezza nazionali dovranno guidare e condurre le operazioni militari in tutte le province per la fine del 2014”. La frase al punto 18 del documento finale della prima Conferenza internazionale sull'Afghanistan che si è tenuta ieri a Kabul con la partecipazione di delegati di oltre 60 paesi non significa però che le truppe occidentali lasceranno il paese: un contingente della Nato rimarrà in Afghanistan continuando a fornire alle forze armate locali "il supporto logistico e militare" lasciando però ai locali il controllo controllo della “sicurezza” nel territorio nazionale. "Atto fortemente simbolico, promessa di transizione ma, in sostanza, montagna che partorisce un topolino" - commenta da Kabul Emanuele Giordana, direttore dell'agenzia Lettera22.
"La transizione si farà gradualmente sulla base di un esame della situazione politica e della sicurezza e quando la transizione sarà compiuta, le forze internazionali non andranno via ma passeranno ad un ruolo di sostegno" - ha spiegato il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. Inoltre, la Conferenza di Kabul ha approvato "in linea di principio" il Programma di pace e reintegrazione del governo afghano, aperto a tutti i membri dell'opposizione armata che rinuncino alla violenza, non abbiano legami con i terroristi e che condividano l'obiettivo di costruire un "Afghanistan pacifico". "Il processo di transizione in Afghanistan – ha aggiunto il Ministro Frattini deve essere accompagnato dalla comunità internazionale non sulla base di tappe fissate dal calendario, ma dalle reali condizioni esistenti".
“Più truppe significano più vittime civili” - ha detto all'agenzia Misna Bijan Farnoubi, portavoce a Kabul del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr). Il trasferimento di “responsabilità” tra le forze militari dovrebbe seguire l’aumento fino a 150mila soldati dei contingenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che invase l’Afghanistan nel 2001. Ma i rinforzi, previsti già nelle prossime settimane, preoccupano gli operatori umanitari. “Dall’inizio della guerra – sottolinea Farnoubi – la situazione umanitaria è peggiorata in maniera costante, parallelamente all’arrivo di nuove truppe”.
Secondo il portavoce di Cicr ormai non ci sono regioni al riparo dal conflitto e, d’altra parte, è difficile prevedere i risultati del programma di amnistia e reinserimento dei guerriglieri taleban proposto dal governo afgano. “Lo schema di un sud in preda alla guerra e di un nord pacificato – dice Farnoubi - non vale più”. Da quanto riporatato dall’organizzazione non governativa di Kabul Afghan Rights Monitor (Arm) , nei primi sei mesi del 2010 è stato segnato il record negativo di vittime civili dall’inizio della guerra, quasi 1400. A preoccupare, però, sono anche le “conseguenze indirette” del conflitto. “Spesso combattimenti, agguati e linee del fronte impediscono l’accesso ai pochi ospedali: nei villaggi si muore soprattutto per questo” – conclude il portavoce della Cicr nell'intervista alla Misna.
Intanto una recente inchiesta de L'Espresso ha rivelato che sarebbero oltre 1200 i talebani uccisi dai militari italiani in Afghanistan. Il numero - attribuito a fonti "ufficiosissime" - è stato fornito dal direttore di 'Rid' (Rivista Italiana Difesa) Andrea Nativi, uno dei più autorevoli e informati analisti militari. Si tratterebbe tra l'altro di una stima "per difetto", perchè le vittime potrebbero essere molte di più. La maggioranza delle vittime è stata fatta dai parà della Folgore. "Gli scontri - spiega l'autore dell'inchiesta Gianluca Di Feo - avvengono quasi tutti i giorni, con utilizzo di mortai pesanti da 120 millimetri per proteggere le basi avanzate, soprattutto nella zona caldissima di Bala Murghab e in quella di Shindad. Frequenti sono anche gli interventi degli elicotteri Mangusta armati con cannoncini da 20 millimetri a tiro rapido e missili aria-terra".
"L’Espresso ne dà notizia, ma il ministro La Russa tace e tace il governo che nemmeno si vergogna più di nascondere la sanguinosa violazione della Costituzione in atto da anni" - ha commentato Elettra Deiana su Peacelink. "E anzi è sempre più disponibile ad aumentare uomini e mezzi per la guerra mentre taglia di tutto per quanto riguarda le spese sociali nel nostro Paese. Tacciono tutti e tace anche il presidente della Repubblica, che ha convocato in questi giorni il Consiglio Supremo di Difesa guardandosi bene dal sollevare la questione dell’articolo 11 della Costituzione, così platealmente e continuativamente violato". [GB]






