AfD, non solo destra populista

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Foto: Remocontro.it

Per la prima volta dopo sessant'anni un partito di estrema destra, Alternative für Deutschland, entra nel Parlamento tedesco. Sono 94 i seggi conquistati: è questa, più che la vittoria di Angela Merkel e la débacle del centrosinistra, in caduta libera in ogni parte del continente, l'indicazione arrivata dal voto tedesco di ieri. Una conferma che il 2017 è stato l'anno nero d'Europa. Nel corso dell'anno, infatti, l'estrema destra - che si sta caratterizzando per un linguaggio di radicalismo pre weimeriano con riferimenti alle identità di popolo e di sangue e suolo - ha guadagnato il 12% dei voti in questi Paesi: Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Danimarca, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e, da oggi, Germania.

Ma cosa è realmente l’AfD, il terzo partito nel Bundestag? E’ un partito xenofobo anti-europeo come tanti altri in Europa? Purtroppo è peggio. Perché l’AfD va ai limiti del Nazismo ripescando concetti ‘cari’ a Hitler & Co.

Avrebbero potuto accontentarsi di aver vinto la battaglia contro la “Willkommenskultur”, l’accoglienza dell’autunno 2015, quando in poche settimane arrivavano 890.000 profughi in Germania, dal 2013-2016 sono arrivati due milioni. Da più di un anno non arriva quasi più nessuno, i confini sono stati chiusi, dai paesi balcanici e con l’accordo con Erdogan. Allora perché non cantano vittoria? Perché non è questo l’obbiettivo politico dell’AfD, come abbiamo capito ora. Quello vero è un altro. Rovesciare l’ordine democratico, liberale, ancorato nell’Unione Europea e nella Nato. Agli esponenti dell’AfD non basta averla vinta politicamente sui migranti. A loro non va bene nulla di ciò che caratterizza la Germania Federale che è nata dalle ceneri della catastrofe della II guerra mondiale. E lo dicono oramai apertamente, non si vergognano più. Leggetevi alcune dichiarazioni di questi signori, fanno accapponare la pelle.

In una mail del 2013 l’attuale candidata Cancelliere Alice Weidel spiega la sua visione del governo tedesco: «Questi porci non sono nient’altro che marionette nelle mani di vincitori della II° guerra mondiale con il compito di opprimere il popolo tedesco». (“Diese Schweine sind nichts anderes als Marionetten der Siegermaechte des 2. WK und haben die Aufgabe das dt. Volk klein zu halten“). Sembra scritto da un gerarca nazista ibernato. Oppure Oder Björn Höcke Capo dell’AfD in un discorso a Dresda: «Noi tedeschi, il nostro popolo, è l’unico popolo al mondo che si è piantato un monumento della propria vergogna nel cuore della sua capitale». Hoecke allude al monumento all’Olocausto a Berlino. Dunque noi tedeschi non dovremmo più vergognarci dell’olocausto, della shoah, dei sei milioni di ebrei uccisi “industrialmente” dai tedeschi durante la II° guerra mondiale?

L’obbiettivo dell’AfD è la distruzione dell’attuale società aperta tedesca, del suo Stato di Diritto, della Costituzione (Grundgesetz). Vogliono annullare 60 anni di Repubblica Federale, i legami con l’Occidente, annullare la migrazione anche togliendo la cittadinanza a chi l’ha da sempre, come dimostra l’attacco brutale del candidato Cancelliere AfD, Alexander Gauland, alla rappresentante governativa per la Migrazione dell’Spd, Aydan Özoğuz, di cui ne chiede l’espulsione “verso l’Anatolia”. Togliere la cittadinanza tedesca agli oppositori e gli ebrei era avvenuto l’ultima volta sotto Hitler. Le continue allusioni dei politici al vertice dell’AfD a concetti, idee e vocabolario dei politici del NSDAP, il Partito Nazionalsocialista, non è un “incidente di percorso”. Si può esser contrari alla politica della Merkel e dell’Spd, contro la migrazione verso la Germania. Si può tranquillamente ignorare l’opinione dei massimi rappresentanti del mondo industriale tedesco che dicono, all’unisono, che solo la migrazione verso la Germania ne garantirà il benessere anche nel futuro.  Ma non si può ignorare il “discorso politico” dell’AfD: che è un discorso non del ritorno agli anni 50, dopo la guerra, ma al 1939, alla Grande Germania.

Dobbiamo ringraziare Alexander Gauland per la chiarezza, quando dice: «I Francesi sono giustamente orgogliosi del loro Imperatore ed i Britannici dei loro Nelson e Churchill. E allora abbiamo anche noi il diritto di esser orgogliosi delle imprese dei soldati tedeschi in due Guerre Mondiali». (Wenn die Franzosen zu Recht stolz sind auf ihren Kaiser und die Briten auf Nelson und Churchill, haben wir das Recht stolz zu sein auf die Leistung deutscher Soldaten in zwei Weltkriegen.). Ora vorremmo sapere, quali sarebbero esattamente le “giuste“ ragioni dell’ “orgoglio tedesco“ per le imprese durante la seconda guerra mondiale, e cominciamo dalla conclusione: la Germania distrutta al 65%, perso un quarto del suo territorio, mezza Europa distrutta, 60 milioni di morti in tutta la guerra, tra i quali anche i 6 milioni di ebrei uccisi nella Shoah. Dovremmo celebrare allora i 7 milioni di morti tedeschi, quasi tutti soldati sui campi di battaglia in tutto il mondo, morti per sostenere un Regime folle e assassino per il sogno barbaro del ‘Dominio mondiale della Germania’?

Noi tedeschi invece dobbiamo contrapporre un’altra visione, che cito dal discorso del Presidente della Repubblica Richard von Weizsäcker, in occasione del giorno dalla resa incondizionata l’8 maggio 1945: «Non ci facciamo più mandare nel vicolo cieco della inimicizia, dell’odio, contro altre persone, contro Ebrei e Turchi, contro Russi o Americani, contro “Alternativi” oppure “Conservatori”, contro bianco o nero». La Germania aveva imparato la lezione durissima della storia, impartita con un enorme sforzo militare, sacrificando milioni di altre vite umane, veramente innocenti, una lezione che doveva davvero servire all’intero Popolo tedesco per non cadere più nell’errore della convinzione della propria supremazia, del “Deutschland über Alles“. Purtroppo non è cosi. Una parte, pure molto minoritaria, vive ancora nel sogno della “Grossdeutschland”. Non mi illudo. C’erano anche prima. Solo che non c’era nessuno che in Germania osava rappresentare quella fetta della popolazione di chiara nostalgia nazista. Ora c’è.

Sarà un duro colpo anche per l’immagine della Germania. Ma resto ottimista, e sapete perché? Perché tra i giovani, l’AfD non raggiunge neanche il quorum del Bundestag. I giovani tedeschi sono davvero “nuovi tedeschi, aperti, europei” e detestano le idee “da” AfD. È un problema “passeggero”, si estinguerà negli anni, ma nel “frattempo” che puo’ anche durare non gli dobbiamo lasciare tregua. Mai. Dunque, giusto che l‘Spd vada all‘opposizione, e poi che molti tedeschi critici con la Merkel abbiano poi dato il voto a Verdi e Liberali: dati positivi che fanno ben sperare. Dunque, oltre ai due vincitori relativi AfD e Fdp vedo un altro vincitore (possibile): la Democrazia Parlamentare. Avendo con l’Spd all‘opposizione finalmente nuovamente una vera opposizione sociale la Democrazia ne puo’ soltanto giovarsene.

Udo Gümpel da Remocontro.it

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