Adolescenza, educazione e affetti

Stampa

Foto: Minotauro.it

I ragazzi considerati “difficili” manifestano comportamenti percepiti come dissonanti rispetto ai modelli condivisi, e danno la percezione effettiva di un disagio interrelazionale all’interno del gruppo sociale. Per gran parte dell’approccio pedagogico, ma anche psicologico, il progetto rieducativo del ragazzo difficile parte dalla presa in considerazione della storia di vita personale, collegata agli affetti, alle figure primarie di riferimento, ai codici comunicativi della prima infanzia, alle dinamiche affettive che si sviluppano all’interno del contesto familiare.

Il paradigma pedagogico teoretico individua il contributo del soggetto nella costruzione del proprio modello d’interpretazione del mondo e di azione sullo stesso1Con il paradigma fenomenologico si individua il comportamento deviante come la parte di un tutto complesso ed individuale: il soggetto. Dal tutto si può comprendere la parte. Il “ragazzo difficile”, nella sua globalità di persona, fornisce indizi per cogliere il comportamento deviato. Una relazione educativa, per essere autentica, deve fondarsi sul presupposto di una reale comunicazione con l’altro, in un interscambio che provochi una rivisitazione e rielaborazione personale. Spesso negli adolescenti si avverte un profondo disadattamento interiore, ossia assenza di intenzionalità, per cui il soggetto risulta incapace di attribuire senso e significato alla realtà. Subentra una svalutazione del sé affidata spesso ad un altro coetaneo o ad un adulto, inseguendo una inutile fuga dal proprio sé, che a volte raggiunge gli estremi del suicidio e dell’abuso di sostanze. Con la distorsione dell’intenzionalità si verifica un eccesso dell’io, una volontà assoluta di affermare se stessi, con un posto centrale ed esclusivo nella costruzione della realtà, che paradossalmente rivela una fondamentale incapacità di comunicare con l’altro. L’”altro” diviene un esclusivo mezzo di affermazione di sé, come spettatore del proprio esibizionismo narcisista.

Lo scopo pedagogico mira ad una strutturazione dell’intenzionalità, ossia la capacità, anche creativa, di attribuire senso e significato al mondo e alla realtà, giungendo così ad una riappropriazione soggettiva, all’adattamento sociale, al reinserimento, all’entropatia. L’intervento educativo ed anche psicologico sono volti ad ampliare l’orizzonte qualitativo del mondo relazionale del ragazzo, al fine di costruire condizioni di ripensamento della realtà, con l’obiettivo di rieducare e condurre all’ottimismo esistenziale e colmare le carenze con pratiche di restituzione, come attraverso l’educazione al bello, al difficile, all’impegno, al senso di responsabilità. All’interno del libro “Fare male, farsi male” vengono testimoniati tre livelli importanti su cui opera l’istituto di analisi dei codici affettivi “Il Minotauro” di Milano: il livello della formazione ereditato da Franco Fornari che lasciò ai suoi allievi il compito di portare un’ottica psicanalitica al di fuori del setting, ma di utilizzare la teoria psicanalitica dei codici affettivi nei contesti gruppali ed istituzionali. Questa è l’anima originaria del Minotauro, nato intorno al 1985, con l’obiettivo di cimentarsi in progetti più ampi ed in qualche modo di portare il soccorso, la consolazione e la comprensione che la figura psicanalitica può dare, in un ambito culturale più ampio e non prettamente duale e clinico.

In questo libro è testimoniata una forte propensione del centro “Il Minotauro”, a fare ricerca di base, anche spesso su vari argomenti su cui non è stato scritto nulla e su cui non si ha un confronto bibliografico di supporto. Questa passione per la ricerca si è attivata per partire dalla formazione: non si può praticare formazione se non si conosce il gruppo, l’istituzione, il problema di cui si tratta. Quindi la ricerca è a sostegno del lavoro istituzionale, ma essa ha assunto anche un significato diverso, di sostegno alla clinica. In un’ottica psicanalitica classica, quando si tratta di adolescenza, si considera la riedizione di tematiche critiche della prima infanzia. In questo senso si reperiscono dei meccanismi così originari e così antichi in qualche modo fondanti la concezione e costruzione stessa del soggetto infantile, che se si rivede l’adolescenza come riedizione, non è così importante conoscerla nella propria fenomenologia attuale, perché se i meccanismi osservabili sono relativamente invarianti, riguardando la psiche profonda, in un certo senso si può credere, nella ricerca, all’interno del setting psicoanalitico, di conoscere già ciò che non si conosce, in quanto nei soggetti analizzati si ritroveranno dispositivi affettivi, modalità di ripetizione, comportamenti relativi alle difficoltà nel rapporto con le figure primarie di riferimento.

“Il Minotauro” non crede, al contrario, nelle riedizioni. Charmet in un altro testo corale pubblicato nel 1990 “L’adolescente nella società senza padri”, nell’introduzione vira decisamente con il discorso verso la clinica, trattando di blocco dei compiti evolutivi e soprattutto di futuro e non di passato, come regista dell’evoluzione adolescenziale. Forse lo stesso gruppo de “Il Minotauro” non ha ancora integrato del tutto le potenzialità di queste affermazioni, perché in ambito psicoanalitico prendere in considerazione il futuro come regista, colloca in una condizione difficile e critica in cui è rischioso permanere. I consulenti e gli operatori de “Il Minotauro”, partendo da questi presupposti, sono riusciti ad ampliare le prospettive come nuova forma mentis ed ulteriori conoscenze. La comprensione e la visione del futuro, passa attraverso una competenza anche fenomenologica, per cui risulta indispensabile conoscere le culture adolescenziali, come si declinano attualmente le rappresentazioni del sé degli adolescenti, attraverso quali mode e modalità. Quando di fronte ad un taglio clinico che presenta un nuovo problema, la mente del gruppo, spesso si attiva, iniziando una ricerca, il nuovo paziente può porre un ulteriore quesito. Con la clinica classica si potrebbe comprendere , capire e analizzare quel paziente, svelando le regole di appartenenza ad un determinato contesto sociale o ad un certo carattere culturale. La consultazione psicologica sembra l’unica all’interno della quale vaste aree di adolescenti possono transitare utilmente, essendo la psicoterapia dedicata ad una fetta marginale di adolescenti, tendenzialmente molto evoluti, e di condizioni particolari.

Una conoscenza preliminare di affetti sociologici, di rappresentazioni culturali tramite cui gli adolescenti esprimono il loro disagio e l’identità confusa, è un passaggio davvero cruciale e fondamentale. Si avverte una presa di distanza nel modo tradizionale di fare clinica, in particolare riguardante ragazzi con maggiore difficoltà di simbolizzazione. Forse si tratta proprio di una clinica che consente di operare in generale con gli adolescenti tramite un modello analitico che può dare un contributo anche ad altre fasce d’età.

1 Cfr P. Bertolini, L. Caronia, Ragazzi Difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento, La Nuova Italia, Milano 1993

Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondo, AgoraVox ed ha ricevuto il premio per l'impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. - Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana - con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa. Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: "Scuola e didattica" - Editrice La Scuola, "Mosaico di Pace", "GAIA" - Ecoistituto del Veneto Alex Langer, "Rivista Anarchica". Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.

Ultime notizie

Ecco a voi il primo sistema di trasporto solare in Amazzonia

22 Luglio 2017
Kara Solar é il progetto che concilia la saggezza ancestrale aborigena con la tecnologia moderna e rispettosa dell’ecosistema. (Marco Grisenti)

Le pale eoliche uccidono le balene?

21 Luglio 2017
La tutela ambientale e il delicato compito dei giornalisti (Anna Molinari)

Reato di tortura: i risvolti di una legge

20 Luglio 2017
Il 10 dicembre 1984 l'Assemblea Generale dell'ONU aveva adottato la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. (Vittorio Agnoletto e Laura Tussi)

Pakistan, continuano le sparizioni forzate

20 Luglio 2017
Funzionari pakistani sono stati interrogati dalla Commissione sui Diritti Umani dell’ONU riguardo alle sparizioni forzate a opera dei servizi militari e di intelligence. E’ la prima volta che...

Accoglienza migranti: sempre più Comuni aderiscono allo Sprar

19 Luglio 2017
Il nuovo “Atlante Sprar 2016” mostra un sistema di accoglienza sempre più strutturato e in ampliamento. (Anna Toro)