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Accordo nucleare Italia-Francia: "pericoloso, miope, aumenterà la dipendenza"

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Protesta di Greenpeace ad una centrale EPR - Foto: ©Greenpeace

"Pericoloso e miope", che "aumenta la dipendenza energetica italiana" e "a tutto vantaggio di Sarkozy che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese". E' una critica a tutto campo quella delle principali associazioni ambientaliste italiane - Legambiente, Wwf e Greenpeace - all' accordo firmato ieri a Roma dal premier italiano Silvio Berlusconi e dal presidente francese Nicolas Sarkozy e ai due memorandum siglati da Enel e Edf che prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020.

"Un accordo pericoloso e miope" - sostiene Legambiente. "Tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza". "Lo 'scenario nucleare' è una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi" - sottolinea Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. "Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco, infatti, è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E tutti gli scenari - persino quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica - prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale".

"L’Italia è, per di più, lontanissima dagli obiettivi vincolanti fissati dalla Ue per le emissioni di anidride carbonica - conclude Cogliati Dezza - e dirottando tutte le risorse sull’atomo e sottraendole alle rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni, non rispetteremmo la scadenza del 2020 e ci ritroveremmo a pagare multe sempre più salate". Nelle scorse settimane Legambiente ha lanciato "Per il clima contro il nucleare", una mobilitazione nazionale per denunciare la campagna di disinformazione messa in atto dal Governo Berlusconi e chiedere anche con una petizione online un sistema energetico moderno, pulito e sicuro.

"L'accordo aumenterà la dipendenza italiana non solo dal punto di vista delle fonti energetiche, ma anche da quello tecnologico" - denuncia il WWF. "A pagare, in tutti i sensi, saranno i cittadini-contribuenti, che vedranno lo Stato sostenere coi loro soldi una scelta che li penalizzerà sotto il profilo della dipendenza energetica e tecnologica e non consentirà al nostro Paese, ancora per decenni, di attrezzarsi davvero per la lotta contro la CO2 e i cambiamenti del clima, investendo sulle due ricette individuate a livello mondiale, dagli Stati Uniti all’Europa, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili" - continua la nota dell'associazione. "L’Italia - prosegue il Wwf - non possiede riserve di uranio e comunque tali riserve sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni. Inoltre l’Italia dipenderà dalla Francia anche dal punto di vista tecnologico, e questo nonostante la precedente fallimentare esperienza del Superphoenix, alla fine chiuso per manifesta inefficienza. Il progetto EPR in Finlandia gia' mostra enormi problemi dal punto di vista della realizzazione e della sicurezza''.

Secondo Greenpeace, l'accordo firmato oggi tra Italia e Francia sul nucleare "è a tutto vantaggio di Sarkozy che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese, ma non offre all'Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica perchè tecnologia e combustibile arrivano dall'estero". Ancor più grave - secondo Greenpeace - che il Governo continui a parlare di nucleare, mentre ha appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020. Il nucleare sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16%, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d'infrazione davanti alla corte Europea". "L'Italia ha gia' perso il treno del nucleare 30 anni fa, ora cerca di perdere quello per l'energia pulita del futuro ritornando su una tecnologia sporca e pericolosa che non ha mai risolto alcuno dei suoi problemi" - ha commentato Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace.

"Il nucleare non ha risolto nessuno dei problemi, da quello delle scorie alla sicurezza intrinseca alla proliferazione nucleare. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l'effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore" - prosegue la nota. "La lobby nucleare - sostiene Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace - cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in Usa, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti". Nello specifico "per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto ancora funziona. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50% il budget e l'autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione". "Il nucleare - conclude Onufrio - è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l'uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato".

Nei giorni scorsi il quotidiano 'The Independent' ha messo in guardia che in caso di incidente le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose dei vecchi impianti che dovrebbero sostituire. Citando documenti di natura industriale - che provengono anche dalla azienda francese Edf, la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel - il quotidiano britannico spiega come i nuovi Epr (European pressurised reactors), i nuovi reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia dopo l'accordo siglato ieri da Berlusconi e Sarkozy presentano un rischio di incidenti più basso, ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato. Tra i documenti esaminati ce n'è uno secondo cui le "perdite umane stimate potrebbero essere doppie". [GB]

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