Profitto vs pinguini…

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La Georgia del Sud e le isole Sandwich si trovano nell’Oceano Atlantico meridionale a circa 4.000 chilometri a nord dell’Antartide e a 2.700 chilometri ad est del Sud America. Sono un territorio britannico decisamente inospitale per gli esseri umani, ma non per più di un milione di coppie nidificanti di Pygoscelis antarcticus, circa la metà della popolazione mondiale di questa particolare specie di pinguino antartico, per oltre 100.000 coppie di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), per diverse migliaia di pinguini Papua (Pygoscelis papua), oltre che per decine di altri uccelli marini in via di estinzione. Nel 2012 il Governo locale aveva istituito un’area marina protetta per l’utilizzo sostenibile delle sue risorse marine e per tutelare la biodiversità di questa fauna selvatica di importanza mondiale in un momento particolarmente delicato per molti pinguini, che come è recentemente accaduto in una colonia di oltre 18.000 coppie di pinguini di Adelia nella Terra di Adelia in Antartide, stanno subendo un catastrofico crollo riproduttivo per via del cambiamento climatico. Nel 2013 la coalizione Great British Oceans, che riunisce Blue Marine Foundation, Greenpeace, Marine Conservation Society, Marine Reserve Coalition, Pew, Rspb e Zoological Society of London, aveva accolto favorevolmente la decisione di tutelare l'ambiente intorno a queste isole vulcaniche, ma a distanza di 5 anni ha fatto notare come “Alcune restrizioni, comprese diverse opzioni restrittive decise dal locale Governo, non sono mai state portate avanti. Ciò significa che oggi, anche se l’area protetta comprende 1,07 milioni di chilometri quadrati, solo il 2% di queste acque è legalmente protetto”.

Visto che ogni 5 anni il Governo procede a una revisione dell’area marina protetta la Great British Oceans ha sottolineato che “Questo processo previsto nel 2018 rappresenta un’importante opportunità per rafforzare la protezione di uno dei nostri più grandi beni ecologici, attualmente sotto pressione crescente da parte del cambiamento climatico, delle specie invasive e degli interessi commerciali delle multinazionali estrattive”. Si tratta di un’area marina che grazie alla posizione e alle correnti (e se escludiamo l’ormai onnipresente plastica) è quasi incontaminata. Per gli ambientalisti un limitato sforzo, utile a ridurre la pesca commerciale, che attualmente genera meno del 5% dei ricavi totali del Governo locale, è il primo ed indispensabile passo per non alterare questo prezioso ecosistema. Secondo la Great British Oceans “troppo spesso si è affermato che le navi da pesca commerciale rappresentano un deterrente per la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, ma questo è, naturalmente, un deterrente limitato nel tempo e alle aree  in cui operano queste navi. Oggi le avanzate capacità di monitoraggio satellitare forniscono un’opportunità strategica ed anche occupazionale per far rispettare i confini dell'area protetta senza la necessità di uno sfruttamento commerciale” di questa riserva indispensabile per i precari stock ittici mondiali

Chiaramente la riclassificazione delle acque intorno alle isole Sandwich australi come Santuario marino integralmente protetto, non può limitarsi solo all’ampliamento delle restrizioni della pesca in genere. Per gli ambientalisti occorre avere una gestione maggiormente oculata della pesca del krill anche intorno alla Georgia del sud, contemplando se necessario: “l’estensione della chiusura temporanea della pesca al krill da ottobre ad aprile, preservando i periodi di riproduzione e di allevamento dei pinguini; l'aumento dei controlli sulle quantità di grill pescato, adattandoli ai limiti sanciti nella Convention on the conservation of antarctic marine living resources (Ccamlr); l'aggiornamento dello stato della popolazione di krill per capire gli impatti dell’esaurimento localizzato e valutare un approccio di pesca su piccola scala”. Infine, “Anche il divieto di estrazione di idrocarburi e di minerali, sancito dalla legge in tutta la zona marittima, non deve ammettere deroghe, così da evitare i rischi di operare in questo ambiente estremo, riconoscendo l’importanza e le particolarità naturali della regione”.  

Gli ambientalisti adesso sperano che durante la revisione dei perimetri e dei parametri che definiscono l’area protetta, il Governo locale decida per un’estensione della riserva e la protezione integrale nella Georgia del Sud indispensabile per coprire al meglio le aree di foraggiamento dei pinguini individuate delle analisi fatte da BirdLife International. Del resto “Date le crescenti pressioni sulle risorse marine nell’area più meridionale del Ccamlr, che in ultima analisi influenzano anche la Georgia del Sud e le isole Sandwich - ha concluso la Great British Oceans - la creazione di un’area integralmente protetta intorno a queste isole australi sarebbe, a nostro avviso, una dimostrazione di leadership e un esempio virtuoso unico nel panorama internazionale della gestione sostenibile delle risorse marine”. Per questa piccola realtà territoriale che è l’unico arco di vulcani attivi dell’Oceano Meridionale con ecosistemi rari come i camini idrotermali, sarebbe una svolta non solo ambientale, ma forse anche economica. Non sono in pochi, infatti, a pensare che dopo aver subito l’impatto devastante della fine dell’industria della caccia alle balene e alle foche da pelliccia nello scorso secolo, ed essere lentamente diventata zona di pesca industriale di Nototenide della Patagonia (Dissostichus eleginoides), di pesci ghiaccio (Channichthyidae) e di krill (Euphausiacea), il futuro di questo arcipelago possa essere la conservazione e un regolamentato e sostenibile turismo naturalistico.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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