Turismo responsabile

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Un uomo appassionato ha sulla terra cose che gli appartengono e cose che gli sono care, se non altro il sentiero che percorre. (Carlos Castaneda)

 

Introduzione

Trasporti, edilizia, energia, commercio, artigianato, telecomunicazioni, intrattenimento: il turismo è la più grande industria del pianeta e produce il 7% del fatturato complessivo mondiale. In cinquant’anni, dal 1950 al 2000, il numero dei turisti è aumentato in maniera esponenziale, passando da 25 a 702 milioni. Ciò che impressiona maggiormente è la curva di espansione per il futuro: nei prossimi 12 anni si prevede un raddoppio dei flussi turistici internazionali. I motivi di questo inarrestabile sviluppo sono essenzialmente: l’aumento del tempo libero, l’aumento del reddito pro-capite disponibile, lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni che permettono di raggiungere ogni angolo del pianeta in tempi brevi e a basso costo.

A tal proposito, in Italia, si segnalano due dati su tutti: il viaggio aereo low-cost, che nel 2005 ha fatto viaggiare 10 milioni di passeggeri raggiungendo il 10% del totale del mercato, sta cambiando abitudini di viaggio e di vacanza, tanto da costringere le compagnie di bandiera a convergere verso questo modello; le crociere rappresentano il segmento con il maggior tasso di crescita dell’intero comparto turistico: ci sono circa trenta nuove navi pronte a salpare entro la fine di quest’anno. Piove sul bagnato, dato che i principali beneficiari sono i paesi del Nord che detengono la proprietà delle grandi compagnie aeree, dei tour-operator e delle catene alberghiere.

Da lavoro ad un occupato ogni 15, coinvolge 5 miliardi di persone ogni anno (parte delle quali 2 o 3 volte all’anno) e genera il 255 di tutte le esportazioni globali di servizi. Il suo sviluppo è costante. Dal 1950 a oggi, i ricavi del settore turistico sono aumentati mediamente dell’11% ogni anno (senza contare la vendita dei biglietti aerei e il turismo interno), a un ritmo superiore a quello dell’economia mondiale nel suo insieme. La quota di arrivi internazionali è cresciuta del 7% ogni anno. Tra i sistemi di trasporto più utilizzati per gli spostamenti turistici internazionali ci sono l’aereo, scelto dal 45% dei viaggiatori, e la circolazione stradale (bus e auto) a cui ricorre il 43% dei turisti. Linee ferroviarie e marittime sono sfruttate, rispettivamente, dal 5 e dal 7% dei viaggiatori transfrontalieri.

L’impatto sociale e ambientale del turismo è quindi assai elevato e coinvolge ogni settore. La costruzione di un villaggio vacanze, per esempio, può cambiare per sempre la morfologia di un territorio e le sorti dei suoi abitanti. Il turismo di massa ha portato benessere in alcuni territori sradicando le popolazioni locali dalla miseria. Talvolta, però, questo è avvenuto a prescindere da coloro che vi abitano causando scempio ambientale e sfruttamento. Nello scorcio a cavallo dei due secoli ha creato forti lacerazioni, modificato o stravolto situazioni esistenti da secoli, cancellato tradizioni ed usanze ed introdotto concetti di ‘civiltà’ a senso unico. Il movimento di critica del turismo, nato nei paesi nordici, ha messo a fuoco gli effetti perversi di un certo tipo di “modalità di viaggiare”:

- l’impatto sociale e culturale provocato dal turismo sessuale (e pedofilia) e dal turismo medico (organi per i trapianti);

- la mancata opportunità di sviluppo economico e miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali estranee ai processi;

- la concentrazione, nei sud del mondo, nelle mani di pochi operatori esteri; in tal modo la ricaduta sull’economia locale varia da un minimo del 10% ad un massimo del 50%;

- l’effetto ambientale con un impatto stravolgente sui sistemi delicati (mangrovie, barriere coralline);

Negli ultimi anni, però, di pari passo con i valori etici di imprese, consumi ed investimenti si è affermato un nuovo modo di viaggiare: il turismo responsabile. Esso si fa cooperazione allo sviluppo quando attraverso una pratica alternativa di turismo offre ai viaggiatori opportunità di comprendere i meccanismi di ingiustizia e negazione dei diritti umani e al contempo offre l’opportunità di contribuire ad uno sviluppo locale equo e sostenibile. Il settore costituisce un’opportunità interessante per i paesi più poveri. Seppur con quote di mercato inferiori rispetto ai paesi del Nord, il turismo sta crescendo esponenzialmente nei sud, dove, tra il 1990 e il 2000, c’è stato un incremento di arrivi variabile dal 75 al 95%, contro il 38-39% di crescita dei paesi industrializzati.

Coniugando mercato e responsabilità potremo uscire dalla vecchia riflessione dell’aiuto (ospedali, strade, ed altro) per entrare nella nuova riflessione del commercio e dei servizi ad alto valore solidale. L’impiego di beni con ricaduta economica nelle stesse aree dove si realizzano gli interventi è divenuto progetto di sviluppo e di autodeterminazione economica delle popolazioni ospitanti, dentro la logica del prodotto qualitativo, a sostegno della partecipazione civile e democratica, a tutela dell'ambiente e della diversità culturale.

Il 2002, in particolare, è stato l’anno che ha esteso il concetto ad un pubblico ampio. Anche se non ancora maggioritario. É stato, infatti, l’ Anno Internazionale dell'Ecoturismo proclamato dalle Nazioni Unite. In particolare la commissione ONU per lo sviluppo sostenibile ha invitato gli operatori del settore e le autorità politiche a una stretta collaborazione al fine di promuovere questo nuovo modello di turismo. Fra i risultati dell'iniziativa c'è stata la definizione di un rapporto di collaborazione fra la World Tourism Organization (WTO), il Programma per l'Ambiente (Environment Programme) ONU e l'International Ecotourism Society.

Sempre nel medesimo anno, per quanto concerne il mercato italiano, è stata condotta un’indagine che ha rilevato un giro d'affari complessivo relativo stimabile al 2% del mercato turistico complessivo, con potenziali di crescita annua del 20%. Percentuali non lontane da quelle del commercio equo in Europa. Infatti esistono gli stessi problemi di “riconoscimento. Forse maggiori, mancando ancora un marchio di certificazione. Alcuni operatori profit, infatti, si dichiarano formalmente "ecoturistici o responsabili", a seconda della domanda, e usano questa etichetta a fini sostanzialmente economici e non di rado abusivi. Esistono numerose associazioni che stanno cercando di sviluppare programmi di certificazione degli operatori ecoturistici, ma il processo appare controverso e non prossimo alla conclusione.

Il fatto stesso che il turismo possa realmente coesistere con rispetto e conservazione dell'ambiente e delle culture dei popoli indigeni è oggetto di ampia discussione. Per esempio, in Birmania, ove è in atto una campagna nazionale, si sconsiglia ogni tipo di turismo per non sostenere il governo oppressore.

Ma come si traduce in sostanza il turismo responsabile? Esso:

- aumenta la ricaduta sulla popolazione locale delle attività legate alle grandi industrie turistiche, favorendo i rapporti con i fornitori locali e l’impiego di forza lavoro del paese ospitante con contratti equi a livello locale/internazionale;

- incrementa la consapevolezza, la capacità e la professionalità della popolazione locale per la gestione in prima persona dei servizi turistici e dei settori ad esso correlati, attraverso la costituzione di piccole imprese o cooperative a livello locale;
- costruisce politiche, modelli e processi partecipativi per un turismo che rappresenti una opportunità concreta di sviluppo economico locale sostenibile;

- informa il turista sull’impatto delle sue scelte e quindi del suo potere di consumatore; anche tenendo conto che la domanda è in grado di influenzare le scelte dei grandi operatori turistici.

Si tratta quindi di un approccio che, in primis, riconosce alle comunità ospitanti il diritto di condurre lo sviluppo turistico in maniera sostenibile e che, in secondo luogo, mira a favorire la positiva interazione tra industria del viaggio, popolazioni locali e viaggiatori. Insomma, l’esatto contrario dei resort da sogno protetti da guardie armate, in cui gli indigeni svolgono, a basso costo, i lavori più umili, dove si utilizzano ingredienti d’importazione per offrire una cucina internazionale e si vendono oggetti d’artigianato standardizzati i cui proventi vanno a beneficio dei pochi investitori che li controllano.

I viaggi responsabili sono difficilmente di massa; spesso vengono organizzati a livello individuale: molti viaggiatori responsabili partono da soli, senza la mediazione di tour operator, documentandosi in rete, rivolgendosi ad organizzazioni non governative per avere informazioni e contatti nei luoghi di destinazione e disegnandosi itinerari personalizzati.

Qualcuno, però, preferisce affidarsi alle agenzie specializzate associate all’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), la maggiore organizzazione del settore in Italia. Fondata nel 1998, l’AITR agisce rispettando la Carta d’identità per viaggi sostenibili (in .pdf), una sorta di manifesto che racchiude i principi base del turismo responsabile, diventata ormai un testo di riferimento per tutti gli operatori nazionali. Questi ultimi funzionano come delle normali agenzie, offrendo tipologia di viaggi molto diverse, più spesso per piccoli gruppi e in Paesi dei sud del mondo. Ma non solo. C’è chi s’è specializzato per riscoprire i borghi nascosti e gli antichi valori dell’ospitalità delle locande del nostro paese.

Il turismo responsabile non dispone ancora di un proprio sistema di certificazione né di un marchio di garanzia, come accade per il Commercio Equo e Solidale o l’agricoltura biologica. L’adozione di comportamenti responsabili è dunque ancora molto frammentaria e demandata all’iniziativa dei singoli, anche presso l’industria turistica di massa, che guarda con sempre maggiore attenzione alla nicchia. Dal 2006 l’AITR ha deciso di aprirsi al profit riscontrando grande interesse, consapevoli del fatto che potersi esibire come “responsabili” aumenta il proprio valore aggiunto.

La sfida, dal lato dell’offerta, sta nel saper codificare e concretizzare questa tendenza. E dal lato della domanda, cioè dei viaggiatori, nell’essere in grado di scegliere e di organizzarsi per viaggiare in modo responsabile.

Come

Il viaggio viene diviso in 3 tempi: prima, durante e dopo.

Prima di partire è bene:

· avere una formazione sui principi del Turismo Responsabile;

· informarsi sul paese per poter comprendere meglio la destinazione scelta;

· informarsi sulle popolazioni, usi – costumi – per meglio incontrarle;

· rielaborare ed evolvere qualche preconcetto ed atteggiamento del turista classico;

· imparare alcune parole per favorire la comunicazione con i locali;

· incontrarsi e conoscersi se si viaggia in gruppo;

· stabilire insieme l'itinerario (meglio con l’aiuto di un mediatore culturale);

· prendere visione della scheda prezzo trasparente;

· la scheda prezzo trasparente può contenere o meno una “quota” che si rilascia per il progetto che ospita per non gravare sui suoi bilanci;

· verificare l’assicurazione e la prevenzione obbligatoria;

 

Durante il viaggio è bene:

· visitare le bellezze naturali e culturali di un paese;

· programmare incontri diretti con la popolazione e i rappresentanti di associazioni, missioni e organizzazioni non governative impegnate in progetti di sviluppo sociale, ambientale, commercio equo e solidale nei paesi del Sud del Mondo e in Italia;

· utilizzare le strutture ricettive del luogo, i trasporti pubblici affinché il denaro sia speso in loco;

· utilizzare le strutture fornite dalla stesse organizzazioni visitate oppure alberghi a conduzione familiare e/o bed & breakfast locali;

· contribuire alla conservazione della biodiversità, della fauna selvatica e del patrimonio naturale e umano dei luoghi che si visita;

· non sprecare acqua ed altre risorse fondamentali;

· per quanto riguarda i trasporti, sempre a seconda dei casi, si utilizzeranno i mezzi locali;

· non fotografare le persone come fossero animali o cose.

Dopo il viaggio

Per i viaggi all’estero è bene prevedere:

· almeno un incontro post-viaggio durante il quale il gruppo ha la possibilità di confrontarsi sull'esperienza vissuta e tenere i legami con le realtà conosciute;

· denunciare, in accordo con le ONG che operano sul territorio, eventuali abusi visti durante il viaggio come il bracconaggio, l’inquinamento, lo sfruttamento lavorativo o la dittatura che governa il paese.

La cooperazione internazionale può svolgere un ruolo importante nel sostenere le scelte dei governi nella direzione di un giusto sviluppo turistico. Le ong, che si impegnano per cambiare i rapporti Nord-Sud, devono richiamare l’attenzione sugli aspetti che non funzionano nel nostro modello di sviluppo e stimolare stili di consumo più etici anche nel settore turistico, proponendo itinerari e incontri a basso impatto sociale e ambientale. Devono sensibilizzare il viaggiatore affinché il viaggio diventi una opportunità di conoscenza e di incontro con culture diverse, di presa di coscienza delle fonti e dei meccanismi creatori di ingiustizia, devono sensibilizzarlo alla necessità di un impegno solidale anche nel consumare questo prodotto particolare che è rappresentato dal turismo.

Ma non solo estero. Il turismo responsabile fa bene anche al nostro paese, a forte vocazione turistica, apportando significativi vantaggi per l'ambiente e le comunità locali. Migliora l’estetica del paesaggio, aiuta il recupero del centro storico con il miglioramento degli esercizi commerciali senza portare ad aumenti considerevoli dei prezzi e del costo della vita per gli abitanti locali. Infine, ha sviluppato il senso di appartenenza e di identificazione della comunità con le aree d’interesse naturalistico non sempre conosciute da chi abita i territori.

Interessanti in Italia sono le proposte di turismo responsabile nei territori più belli della penisola, come la Magna Grecia, che racchiudono forti contraddizioni. Il turismo che si lega alle organizzazioni di società civile che lottano contro tutte le mafie le rafforza nella lotta quotidiana fatta del lavoro e dell’ospitalità che caratterizza tutti i sud del pianeta.

Carte e dichiarazioni

- Carta di Lanzarote
- Manila Declaration
- Montreal Declaration
- Codice Mondiale del Turismo

Bibliografia

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Fundarò, Antonio, Turismo responsabile ed ambiente. Dottorato di ricerca in Uomo ed Ambiente: le culture, le teorie, i diritti, i movimenti, ciclo 14 - dottorando: Fundarò Antonio; tutor: Anna Maria Pepi; coordinatore del dottorato: Antonio Jannazzo -[S.l. : s.n., 1999] - Università degli Studi di Palermo.

Garrone, Renzo, Per un turismo scolastico nuovo e responsabile, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2002.

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Giacinti, Marica, Il turismo responsabile: potenzialità e limiti, candidato Marica Giacinti, relatore Marco Bassi - Tesi di laurea ds. in Antropologia sociale, Università di Bologna, Facoltà di Scienze politiche, sede di Forlì, a.a. 2000/2001.

Golinelli, Giordano, Turismo responsabile: punti, spunti e appunti, Pavia, Il giovane artigiano, 2003 – fa parte di: Tendenze costruttive nella globalizzazione: spunti dal Sud del mondo.

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Vacanze contromano 2001: la guida al turismo responsabile, ai viaggi di conoscenza, ai campi solidarietà, natura e archeologia, ai campi per ragazzi, Piacenza, Berti, 2001

DVD

- Cisv: kit didattivo (in .pdf)

Glossario

- ARPnet

(Scheda realizzata il contributo di Fabio Pipinato)

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Il turismo "permeabile"