Popolazione

Stampa

“Sarà molto importante continuare ed anzi aumentare i finanziamenti, diminuiti nell'ultimo periodo, destinati alla pianificazione familiare, altrimenti sarà arduo che le nostre proiezioni si rivelino attendibili”. (Hania Zlotnik, Direttore della Population Division dell'Onu)

 

Introduzione

E' a partire dal XVIII secolo che la popolazione mondiale comincia ad aumentare intensamente, superando il miliardo nel 1850, due miliardi e mezzo nel 1950, fino ad arrivare agli oltre sei miliardi di oggi. Una crescita prossima allo zero nei ricchi paesi del Nord, e tassi ancora elevati nella maggior parte dei paesi dei Sud del mondo, sopratutto Africa e Asia.

La crescita della popolazione è accusata di essere la principale causa di disparità economiche, sociali e territoriali, di favorire i flussi migratori e il deterioramento dell'ambiente. In realtà la questione è molto più complessa e articolata, e di sicuro la distribuzione iniqua delle risorse e le politiche volte allo sfruttamento incontrollato delle risorse sono altrettanto responsabili, così come l'organizzazione del lavoro, i modi di consumo, la natura degli scambi internazionali.

A partire dagli anni '70, la popolazione è stata il soggetto principale di alcune conferenze delle Nazioni Unite e si impone una nuova nozione di sviluppo, non solo economico, ma anche sociale, culturale, umano e sostenibile. Mettere in atto politiche capaci di garantire una vita dignitosa a ogni abitante della terra e assicurare un pianeta vivibile alle generazioni future sono tematiche strettamente collegate ai mutamenti della popolazione.

 

La popolazione nel tempo e nello spazio

Secondo le ultime stime pubblicate nel World Population Prospects delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale raggiungerà sette miliardi nel 2015, e si attesterà a nove miliardi nel 2050. Nove paesi contribuiranno per metà all'incremento mondiale, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2050: India, Pakistan, Nigeria, Etiopia, Stati Uniti, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Cina e Bangladesh. Le proiezioni sono basate sull'ipotesi che la fertilità diminuirà passando dall'attuale livello mondiale di 2,5 bambini per donna a 2,1, da qui al 2050.

Quando iniziò a diffondersi la pratica della coltivazione agricola, la popolazione umana a livello mondiale si suppone che dovesse essere compresa tra i 2 e i 20 milioni. Nel primo anno del calendario cristiano tra i 170 e i 330 milioni di abitanti. Diciassette secoli dopo, nel 1650 circa, la popolazione umana mondiale era senza dubbio cresciuta, toccando quota 500-600 milioni. Ma è nel XIX secolo che la popolazione mondiale raggiunge il primo miliardo di abitanti e da allora inizia a crescere a un ritmo mai visto fino ad allora. Nel 1900 si contavano un miliardo e 600 milioni e nel 2000 abbiamo oltrepassato i 6 miliardi. Insomma l'aumento esponenziale della popolazione della Terra si è concentrato negli ultimi 200 anni, complici le nuove scoperte scientifiche, la rivoluzione industriale e i progressi della medicina.

Quasi tutta l'umanità oggi vive concentrata su poco più di un sesto delle terre emerse. Numerosi fattori hanno condizionato in passato, e in parte condizionano ancora oggi, il popolamento. Il clima, ne ha favorito la concentrazione sopratutto nelle zone temperate, dove l'agricoltura si è sviluppata fin dall'antichità. Un secondo fattore è la vicinanza del mare e dei grandi corsi d'acqua. In tutti i continenti le persone si concentrano lungo le coste dei mari e degli oceani, mentre diminuiscono man mano che ci si allontana dalla costa e dall'acqua. Anche l'altitudine è un fattore importante, il popolamento più elevato si trova nelle aree di pianura piuttosto che nelle montagne e negli altopiani, che risultano freddi e di difficile coltivazione.

Negli ultimi decenni si è assistito non solo a un aumento della popolazione ma anche a fenomeni importanti di inurbamento. Nel 1950 viveva in situazioni urbane il 30% della popolazione umana; nel 2000 la percentuale è salita al 47%. L'enorme espansione nella produzione globale di beni e servizi è stata spinta dagli straordinari mutamenti tecnologici, sociali ed economici che hanno permesso al mondo di mantenere una popolazione numerosa e con una parte di essa che si può permettere un livello di vita elevato come non era mai precedentemente accaduto nella storia umana. Più di un terzo delle terre emerse risente dell'intervento umano, considerato che la quantità di terra disponibile per l'umanità è una grandezza finita e di conseguenza la produttività è limitata, i problemi di equa distribuzione delle risorse non possono essere ignorati.

Le diverse nazioni infatti si appropriano in modo diseguale della capacità bioproduttiva: i paesi più ricchi hanno un consumo di risorse e una produzione di rifiuti pro capite molto più elevata di quella dei paesi dei Sud del mondo. Essendo il capitale naturale un bene comune è indispensabile prevedere livelli di redistribuzione secondo il principio di equità. Non si può pensare di “risolvere il problema della popolazione” con i No come la mancanza di risorse, di territorio, di aria. E' invece fondamentale porre l'accento sui Si come la sicurezza alimentare, l'assistenza sanitaria, l'istruzione e il ruolo centrale della donna per una maternità responsabile.

 

Popoli non contattati e Sud del mondo

Anche nelle zone che possono sembrare impervie ci sono insediamenti di popolazioni che hanno saputo convivere con le difficili condizioni di vita. Molte di queste rischiano oggi l'estinzione per la distruzione dell’habitat provocato dallo sfruttamento delle risorse da parte di multinazionali occidentali. Alcune di esse non hanno mai avuto contatti con il mondo esterno, vengono definiti popoli non contattati e la loro sopravvivenza risulta essere ancor più a rischio.

Grazie all'attivismo di numerose associazioni che lavorano per il riconoscimento dei diritti di questi popoli, si è arrivati anche alla dichiarazione Onu che riconosce formalmente i diritti dei popoli indigeni (.pdf). Se a livello globale la popolazione continua ad aumentare, quella dei paesi più ricchi sale in misura molto limitata. Di fatto quasi tutta la crescita si verifica nei paesi dei Sud del mondo, in particolare nei più poveri. Le differenze non riguardano soltanto la quantità, ma anche la struttura demografica: nei nord la popolazione è sempre più vecchia, mentre i Sud sono popolati principalmente da giovani. L'idea che le risorse del pianeta non sono illimitate è recente e conseguente con il superamento della soglia dei 6 miliardi di persone.

 

Le teorie sulla crescita della popolazione

Grande importanza e influenza sulle politiche mondiali hanno avuto le teorie sulla crescita della popolazione. Il XIX° secolo è stato caratterizzato dalla teoria malthusiana, secondo la quale la pressione demografica sarebbe responsabile della diffusione della povertà e della fame in molte aree del pianeta. Per farvi fronte suggeriva un energico controllo delle nascite, al fine di evitare il deterioramento dell'ecosistema terrestre e l'erosione delle risorse naturali non rinnovabili.

Alla base della teoria sarebbe la differenza di crescita tra popolazione e risorse, la prima infatti secondo Thomas Malthus cresceva a ritmo geometrico, mentre la seconda solo a ritmo aritmetico. Malthus pubblicò la tua teoria nel Saggio sul principio della popolazione, nel 1798, dove sosteneva anche che la crescita demografica non fosse ricchezza per lo stato, come credeva la maggior parte degli studiosi dell'epoca. Per contrastare questo fenomeno sarebbero stati efficaci solo quelli che lui definiva freni preventivi - come il posticipo dell'età matrimoniale e la castità prematrimoniale - e i freni repressivi, cioè le guerre e le carestie. Con il termine Malthusianesimo vengono oggi indicate quelle teorie che attribuiscono alla povertà la causa dello squilibrio tra la crescita della popolazione e lo sviluppo delle risorse. I fattori demografici, il sovrappopolamento e lo squilibrio popolazione-economia sarebbero ritenuti responsabili anche delle migrazioni.

 

I censimenti

Censire la popolazione è stato un bisogno fondamentale fin dai tempi antichi, ma il censimento generale della popolazione, eseguito con metodi scientifici, è uno strumento moderno che si è affermato negli ultimi due secoli. Attualmente quasi tutti i paesi effettuano periodicamente dei censimenti demografici. Il World Population and Housing Census Programme delle Nazioni Unite mira a mettere a punto un sistema di rilevazioni demografiche valido su scala planetaria.

L’organizzazione sostiene l’importanza delle rilevazioni censuarie periodiche, indicate come risorse primarie per l’elaborazione di dati indispensabili per la pianificazione dello sviluppo sociale ed economico di tutti i popoli del mondo. Il costante monitoraggio delle caratteristiche demografiche e delle tendenze sociali ed economiche, ha la finalità di elevare gli standard di vita della popolazione globale. In effetti non è facile avere dei dati precisi sulla popolazione mondiale.

Oggi, nonostante in quasi tutti i paesi del mondo si svolgano più o meno regolarmente dei censimenti, ci sono paesi nei quali non vengono eseguiti perché i dati sulla popolazione sono “sensibili”; gruppi religiosi, etnici linguistici, sociali se consapevoli di essere numericamente rilevanti potrebbero avanzare delle rivendicazioni.

Rapporto sui limiti dello sviluppo e le Conferenze ONU sulla popolazione

I dati sulla popolazione e sua composizione sono importantissimi. A dimostrarlo anche il fatto che la popolazione e la sua distribuzione sono state spesso capro espiatorio di tragici eventi storici, come il nazismo che si basava su concetti razziali, ma anche oggi i tristi avvenimenti legati all'immigrazione e ai respingimenti, al diffuso razzismo delle società opulente sono fonte di forte preoccupazione.

La crescita della popolazione e le relazioni con lo sfruttamento delle risorse è stata oggetto di attenzione da parte della comunità internazionale, come dimostra il Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al MIT dal Club di Roma. Il documento pubblicato nel 1972, è basato sulla simulazione al computer World3, e mette in guardia dalle conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana. I principali punti trattati dal rapporto si basano sui dati allora disponibili sul tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse.

Se i tassi rimangono inalterati, i limiti dello sviluppo saranno raggiunti entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarebbe un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale. Lo studio raccomanda una programmazione capace di mantenere uno stato di equilibrio globale in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.

Da allora sono stati pubblicati degli aggiornamenti, uno nel 1992, nel quale si sosteneva che erano già stati superati i limiti della "capacità di carico" del pianeta. Un secondo aggiornamento nel 2004 dove si sposta l'accento dall'esaurimento delle risorse alla degradazione dell'ambiente. Il recente aggiornamento parla dell'esigenza di uno sviluppo sostenibile, affermatasi per la prima volta nel Rapporto Brundtland del 1987, e la misurazione dell'impatto dell'uomo sulla Terra mediante l'impronta ecologica, che ha iniziato a superare intorno al 1980 la capacità di carico della Terra e la supera attualmente del 20%.

Il rapporto è di grande importanza perché si inizia ad accettare l'idea della limitatezza delle risorse e sulla necessità di intraprendere più azioni coordinate per gestirle. Gli autori rifiutano l'obiezione secondo la quale la tecnologia ed i meccanismi automatici del mercato sono sufficienti ad evitare il collasso del sistema. Una società sostenibile - scrivono - deve anche essere una società solidale e con diseguaglianze contenute: ricchezze eccessive inducono comunque un consumo sostenuto delle risorse naturali ed un crescente inquinamento, mentre una povertà diffusa esporrebbe il pianeta al peso insostenibile di una crescita esponenziale della popolazione.

Il Rapporto suscitò numerose critiche, molti economisti fecero notare la scarsa base di dati sulla quale si fondano le previsioni, affermando che gli autori dimostrano quello che vogliono dimostrare facendo crescere alcune variabili in un modo esponenziale e altre no. La popolazione, il capitale, l’inquinamento crescono esponenzialmente in tutti i modelli, ma le tecnologie per espandere l’uso delle risorse e per controllare l’inquinamento sarebbero fatte crescere solo in modo discreto. L'esempio del Rapporto è un buon esempio di come i dati sulla popolazione possono essere usati a seconda delle politiche che si intende giustificare.

 

Le conferenze Onu sulla popolazione

Negli stessi anni della pubblicazione del rapporto si inizia a parlare sempre più diffusamente dell'opportunità di controllo delle nascite. La pianificazione familiare relativa all'aumento della popolazione diventa punto fondamentale delle scelte politiche e in alcuni casi si arriva a giustificare la sterilizzazione di massa o a introdurre leggi che proibiscono di avere più di un figlio. Alle Conferenze mondiali sulla popolazione di Bucarest del 1974 e di Città del Messico del 1984 si mette però l'accento sui diritti delle persone a regolare il proprio comportamento riproduttivo e si condanna l'uso di soluzioni coercitive. Solo il sostegno allo sviluppo culturale delle aree cosiddette in via di sviluppo può indurre a una limitazione spontanea.

Secondo stime della Banca Mondiale, su circa 6 miliardi di abitanti al mondo, solo il 15% vive nei 22 paesi più ricchi, il restante 85% vive per la maggior parte in paesi il cui reddito è inferiore alla media mondiale. Nella conferenza del Cairo del 1994 è cambiata la prospettiva, da qui in poi si mette sempre più in evidenza la connessione di numerosi fattori, tutti fondamentali e trasversali per il benessere dell'uomo e la sostenibilità del pianeta. In particolare si discusse sull'opportunità di rafforzare il ruolo socio-economico delle donne, considerandole soggetti fondamentali in tutte le dinamiche relative alla popolazione, comprese le adolescenti.

Identificare le misure concrete che potrebbero essere adottate per promuovere la parità tra donne e uomini, sarebbe di aiuto delle donne e hanno anche auspicabili effetti economici e demografici. Sono stati infatti esaminati i collegamenti tra la pianificazione familiare, la salute e il benessere della famiglia e si è sottolineata la necessità di porre la pianificazione familiare nel contesto più ampio della qualità della vita delle donne e dei bambini, la salute e il benessere della famiglia, ribadendo che una società integrata deve essere un obiettivo importante di sviluppo sostenibile.

Dieci anni dopo il rapporto sullo stato della popolazione mondiale continua sulla stessa strada, mantenendo un approccio trasversale e mettendo in stretta relazione i dati sulla popolazione con il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Politiche demografiche, controllo delle nascite e diritti riproduttivi

I governi degli stati realizzano una politica demografica quando vogliono esercitare un'influenza sulla struttura spontanea della popolazione per farla aumentare o per non farla aumentare troppo. In alcuni paesi europei i governi hanno incentivato le nascite con sostegni economici alle famiglie numerose. In alcuni paesi in via di sviluppo, invece, si cerca di ridurre le nascite. Per esempio, la Cina ha deciso di pianificare le nascite, anche perché ha una popolazione che supera il miliardo di persone. Pratiche molto discusse che invadono fortemente la sfera privata delle persone.

Un ruolo fondamentale rispetto alla crescita della popolazione è giocato dalle donne e dal loro livello di istruzione. Vari studi infatti sottolineano la differenza esistente tra le donne dei paesi avanzati e quelle dei paesi in via di sviluppo, in materia di procreazione. Le prime hanno sicuramente meno figli delle seconde, hanno in genere accesso all'istruzione e al mondo lavorativo, possono raggiungere posti manageriali alla stregua degli uomini, o quasi. Usufruiscono di strutture sanitarie adeguate e soprattutto possono decidere se avere figli o no.

Le donne dei Sud hanno spesso un ruolo subalterno agli uomini, difficoltà ad accedere all'istruzione, così come alle strutture sanitarie, spesso carenti o inesistenti e in alcune società la maternità è un modo per entrare a far parte della comunità. In Cina e in India, negli ultimi anni, le nascite sono diminuite considerevolmente e il tasso di fecondità è sceso. Però le misure utilizzate non sempre riguardano libere scelte.

Più di mezzo milione di donne muore ogni anno in seguito a gravidanze a causa di condizioni sanitarie inadeguate, mancanza di cure mediche, prima e dopo il parto, e la mortalità infantile è in questi paesi legata a malnutrizione o a malattie oggi facilmente curabili. Le donne, messe in condizione di decidere della propria vita, scelgono anche le dimensioni della propria famiglia. La pianificazione familiare incontra una forte opposizione da parte di molte Chiese, che tutt’oggi disincentivano l'utilizzo di pratiche contraccettive.

 

Prospettive

La popolazione dei 49 paesi meno sviluppati cresce ancora oggi più velocemente rispetto al resto del mondo, a un ritmo del 2,3 per cento l'anno, secondo quanto pubblicato dalla Divisione Popolazione delle Nazioni Unite. Mentre è previsto che la popolazione dei paesi in via di sviluppo nell'insieme passerà dai 6 miliardi del 2009 ai 7,9 miliardi nel 2050, la popolazione delle regioni più sviluppate non cambierà di molto, passando da 1,23 a 1,28 miliardi. Quest'ultima sarebbe dovuta diminuire a 1,15 miliardi se non fosse stato per la proiezione del tasso netto di migrazione dai paesi in via di sviluppo a quelli sviluppati, che prevede lo spostamento annuale di circa 2,4 milioni di persone dal 2009 al 2050. L

e Nazioni Unite aggiungono che tali proiezioni tendenziali sono funzione della diminuzione della fertilità nei paesi in via di sviluppo. Senza un ulteriore calo della fertilità, la popolazione mondiale potrebbe aumentare fino a raggiungere quasi il doppio delle attuali stime. Basandosi sui dati della ricerca, l'ONU conclude che sarà improbabile che la maggior parte dei paesi in via di sviluppo possa raggiungere l'obiettivo di ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni entro il 2050, uno degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Tabelle e dati

Dati Onu sui censimenti della popolazione mondiale

Dati Onu sulle prospettive di crescita della popolazione mondiale

 

Bibliografia

T.M. Malthus, Saggio sul principio di popolazione, Einaudi 1977

Donella Meadows, Dennis Meadows, Jorgen Randers, I nuovi limiti dello sviluppo. La salute del pianeta nel terzo millennio, Mondadori 2006

F. Ongaro, S. Salvini, Rapporto sulla popolazione. Salute e sopravvivenza, il Mulino 2009

A. Golin, Il futuro della popolazione del mondo, il Mulino 2009

M. Bergaglio, Popolazioni che cambiano. Studi di geografia della popolazione, Franco Angeli 2008

A. Aurora, S. Salvini, Popolazione e sviluppo nelle regioni del mondo. Convergenze e divergenze nei comportamenti demografici, il Mulino 2007

M. Livi Bassi, Storia minima della popolazione del mondo, il Mulino 2005

P. e A. Ehrlich, Il cambio della ruota. Risorse, popolazione, cultura, potere, Edizioni Ambiente 2005

L. Di Comite, A. Paterno, Popolazione, sviluppo e ambiente, Cacucci 2001

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Popolazione" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Sviluppo/Popolazione.

Video

State of World Population Report 2009