
www.unimondo.org/Guide/Sviluppo/Obiettivi-del-Millennio
“Il mondo non vuole nuove promesse. E’ indispensabile che tutte le parti interessate, nella loro interezza, mantengano le promesse formulate nella Dichiarazione del Millennio, nella Conferenza di Monterrey del 2002 sul finanziamento per lo sviluppo e nel summit del 2005. In particolare, la mancanza di qualsiasi aumento significativo nell’aiuto allo sviluppo fin dal 2004 rende impossibile, anche per paesi ben governati, raggiungere gli MDGs”.
(Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite)
Introduzione
Nel settembre del 2000, al Millennium Summit delle Nazioni Unite, i capi di stato e di governo di 189 Paesi hanno approvato la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, in cui vengono sottolineati come valori fondamentali la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per la natura e la condivisione delle responsabilità. Su queste basi sono stati indicati obiettivi considerati con un significato particolare, quali pace, sicurezza e disarmo, sviluppo ed eradicazione della povertà, protezione dell’ambiente, diritti umani, democrazia e buon governo, protezione dei più deboli, necessità particolari dell’Africa e rinforzo delle Nazioni Unite come strumento efficace in questi ambiti. Nell’incontro del millennio, temi come la povertà, la fame, la salute e le malattie, l’istruzione e altri ancora sono stati messi in primo piano nell’agenda degli impegni, con otto traguardi fissati sulla carta, precisi, misurabili, da raggiungere, la maggior parte, entro il 2015: i Millennium Development Goals (MDGs), obiettivi di sviluppo del Millennio.
Ricchi e poveri: ciascuno la sua parte
I MDGs prevedono l’impegno congiunto di Paesi ricchi e Paesi poveri. Quelli con maggiori risorse, in base all’impegno preso, dovrebbero arrivare, allo scadere del 2015, a dare lo 0,7 del prodotto interno lordo per l’aiuto pubblico, con una buona politica di cooperazione e aiuto allo sviluppo, con caratteristiche di qualità ed equità, in modo che sia vantaggiosa per i beneficiari e che non segua logiche commerciali. Ma viene chiesto un impegno anche ai Paesi poveri, uno sforzo per raggiungere gli obiettivi con strategie adeguate e buon governo.
Obiettivo 1: povertà e fame
Il primo obiettivo si occupa della povertà e della fame. Il risultato da raggiungere entro il 2015, rispetto ai dati del 1990, è dimezzare la percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà grave (con meno di un dollaro al giorno) e che soffrono la fame. Secondo quanto riportato dal Rapporto sugli MDGs (in .pdf) pubblicato nel 2007, vi sono stati progressi, con differenze da zona a zona. Nel 1990, nei Paesi poveri, 1,25 miliardi di persone viveva con meno di un dollaro al giorno, 980 milioni nel 2004: la proporzione di poveri è scesa da circa un terzo a meno di un quinto e l’obiettivo sembrerebbe raggiungibile se i miglioramenti proseguono con il medesimo ritmo. Vi sono tuttavia aree in cui la situazione e la velocità della riduzione sono da migliorare, per esempio l’Africa Subsahariana. Nell’Asia dell’Ovest la situazione è addirittura peggiorata, con una povertà più che raddoppiata in base ai dati del 2005. Viceversa, i passi avanti maggiori sarebbero collegati ai progressi economici in altre parti dell’Asia, soprattutto Est e Sudest, e anche il Sud del continente è sulla buona strada.
Sul versante fame, i risultati in Africa Subsahariana (in .pdf) mostrano un progresso troppo lento, con una riduzione dal 33 al 29 per cento nel 2005 dei bambini sottopeso con meno di 5 anni. Le zone con la situazione peggiore sono l’Asia del Sud e l’Africa Subsahariana (46 e 29 per cento); viene calcolato che, se le cose non migliorano, l’obiettivo non verrà raggiunto per 30 milioni di bambini.
Obiettivo 2: istruzione per tutti
Il secondo obiettivo si prefigge, sempre entro il 2015, di dare a tutti i bambini, maschi e femmine, ovunque nel mondo, la possibilità di completare la scuola primaria. Questo significa avere le strutture ove i bambini possano studiare, la disponibilità di insegnanti, la possibilità di accesso per tutti indipendentemente dalle possibilità economiche e dalla distanza dalle scuole. Qualcosa è cambiato dal 1990, e il Rapporto del 2007 parla di un aumento di bambini sui banchi di scuola dall’80 all’88 per cento, soprattutto dal 1999. Anche l’Africa Subsahariana ha registrato miglioramenti, ma con oltre il 30 per cento dei bambini che non frequenta la scuola, rimane indietro rispetto alle altre zone. Complessivamente, nel mondo, rispetto al 18 per cento dei coetanei cittadini, sono ancora privati dell’istruzione primaria 72 milioni di bambini (il 57 per cento femmine) e circa un bambino su tre che vive in zone rurali non va a scuola. Inoltre, i dati potrebbero essere sottostimati e la frequenza regolare peggiore di quanto indicato. In ogni caso, le regione più vicina al traguardo è America latina e Caraibi, con il 97 per cento.
Obiettivo 3: uguaglianza tra maschi e femmine e maggiori opportunità per le donne
Uguali trattamenti e possibilità per le donne rispetto agli uomini è il tema del terzo obiettivo. In particolare chiede di eliminare le differenze nelle possibilità di istruzione primaria e secondaria entro il 2005, e a tutti i livelli di istruzione entro il 2015. I progressi per le donne appaiono troppo lenti nel mercato del lavoro, nel pari riconoscimento professionale e nella partecipazione alla vita politica, seppure globalmente qualche passo vi sia stato, con variazioni da regione a regione.
Obiettivo 4: riduzione della mortalità infantile
La morte ogni anno di circa 11 milioni di bambini prima del quinto compleanno, per la maggior parte per cause prevenibili nei Paesi ricchi (come infezioni respiratorie acute, diarrea, morbillo, malaria), ha portato al quarto obiettivo: la riduzione di due terzi della mortalità infantile sotto i 5 anni di età entro il 2015 (sempre a confronto con il 1990). Un miglioramento globale vi è stato, tale da dimostrare che gli interventi possibili, come le vaccinazioni contro il morbillo, risultano efficaci. Le stime sulla mortalità riportate dal Rapporto parlano, nel 2005, della morte ogni anno ancora di 10,1 milioni di bambini. Sono urgenti passi in avanti in zone come l’Africa Subsahariana, diverse regioni dell’Asia e l’Oceania. Inoltre, sono stati visti miglioramenti collegati allo stato socioeconomico, con progressi maggiori in famiglie più ricche, in città o con mamme più istruite.
Ulteriori aggiornamenti sul quarto obiettivo sono arrivati a settembre nel 2007 dall’Unicef, che ha segnalato la discesa per la prima volta sotto i 10 milioni l’anno della mortalità infantile nel 2006: 9,7 milioni. Rimane lontana la meta: se nel 1990 le morti prevenibili erano 13 milioni, entro il 2015 sono da salvare altri 5,4 milioni di bambini rispetto ai risultati del 2006. L’Africa Subsahariana copre la metà di queste morti prima dei cinque anni, e potrebbe arrivare al 60 per cento nel 2015 se la situazione non cambia.
Obiettivo 5: migliorare la salute materna
Sulla salute delle mamme si concentra il quinto obiettivo, con la riduzione di tre quarti della mortalità materna fra il 1990 e il 2015. Secondo il Rapporto del 2007, mezzo milione di donne muore ogni anno per complicazioni che si potrebbero prevenire, collegate alla gravidanza o al parto. Assistenza appropriata prima, durante e dopo la gravidanza potrebbe prevenire la maggioranza delle morti materne e delle disabilità. La maggior parte dei decessi si verifica nel Sud dell’Asia e nell’Africa Subsahariana, dove vi sono anche le percentuali più basse di parti seguiti da personale sanitario addestrato (rispettivamente 38 e 45 per cento). Nell’Africa Subsahariana, il rischio per una donna di morire per tali cause nel corso della sua vita è quantificato come pari a 1 su 16, nei Paesi ricchi è 1 su 3.800.
Obiettivo 6: contrastare Hiv/Aids, malaria e altre malattie
Bloccare malattie infettive che seminano morte e sofferenza, invertirne la tendenza alla diffusione. Questo è l’impegno del sesto obiettivo. Le stime del 2007 su Hiv/Aids, riportate poco prima della Giornata mondiale dedicata alla malattia (1 dicembre), indicano 33,2 milioni di persone che vivono con l’Hiv (il 68 per cento in Africa Subsahariana), 2,5 milioni di nuove infezioni e 2,1 milioni di morti per Aids. Sull’accesso ai farmaci, il Rapporto del 2007 sui MDGs riporta che in 2 milioni ricevono la terapia antiretrovirale nei Paesi poveri, il 28 per cento di chi ne avrebbe bisogno (nell’Africa Subsahariana uno su quattro); nel 2005, nei Paesi a basso e medio reddito l’11 per cento delle donne in gravidanza sieropositive ha avuto accesso ai servizi per prevenire la trasmissione del virus ai neonati e gli orfani di uno o entrambi i genitori per Aids erano 15,2 milioni, cifra che si stima supererà i 20 milioni nel 2010.
Ogni anno vi sono poi circa 500 milioni di casi di malaria, con oltre un milione di morti: viene calcolato che la malattia uccida un bambino ogni 30 secondi. Qualche segnale positivo viene tuttavia riportato sulla diffusione di interventi importanti per il controllo della malaria, per esempio nella distribuzione di zanzariere trattate con insetticida. In ogni caso, nell’Africa Subsahariana solo il 5 per cento dei bambini sotto i 5 anni dorme sotto una di queste zanzariere; inoltre, da quanto visto in 30 Stati africani, il loro utilizzo è più probabile nel caso di bambini che vivono in città rispetto alle zone rurali.
Per la tubercolosi è stato calcolato che nel 2005 sono morti 1,6 milioni di persone e vi sono stati 8,8 milioni di nuovi casi. Sebbene gli ultimi dati riportino un rallentamento nella diffusione, il progresso non è abbastanza veloce e vi sono preoccupazioni sulle forme di malattia resistenti ai trattamenti e sui casi di compresenza di tubercolosi e Hiv.
Obiettivo 7: assicurare la sostenibilità dell’ambiente
E’ l’ambiente il protagonista del settimo obiettivo con i suoi collegamenti alla vita e alla salute dell’uomo. La meta da perseguire è far sì che nelle politiche attuate dai Paesi vi siano i principi di uno sviluppo sostenibile, che freni la distruzione e perdita dei beni ambientali, quali foreste, specie animali e vegetali, che presti attenzione alla biodiversità, ai rischi dei cambiamenti climatici, all’inquinamento dell’aria.
Accanto a questi principi più teorici, viene posto anche un obiettivo concreto e misurabile: dimezzare entro il 2015 la proporzione di persone senza accesso all’acqua pulita e sicura e senza servizi igienici adeguati, come pure, entro il 2020, migliorare le condizioni di vita di almeno 100 milioni di abitanti delle periferie povere delle città. Metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso a sistemi igienico - sanitari di base, con tutti i rischi per la salute collegati all’acqua non sicura, all’igiene scarsa e alla mancanza di sistemi fognari: condizioni che hanno un effetto sull’88 per cento delle morti per diarrea prima dei cinque anni di età (1,5 milioni). Nell’arco di 10 anni, fra il 2005 e il 2015, si cercherà il miglioramento di tale situazione per 1,6 miliardi di persone. Tuttavia, se le cose non cambiano, la meta non sarà raggiunta per 600 milioni di persone.
Obiettivo 8: sviluppare alleanze globali per lo sviluppo
Infine, l’ottavo obiettivo: l’unione delle forze, la collaborazione, l’impegno da parte di tutti, ricchi e poveri, per il raggiungimento degli altri obiettivi. Dalle regole finanziarie e di commercio al buon governo, dall’impegno nei confronti dei Paesi con particolari necessità alla questione del debito, dalle strategie per il lavoro per i giovani a quelle per l’accesso ai farmaci essenziali e alle nuove tecnologie in collaborazione rispettivamente con le compagnie farmaceutiche e i settori privati specifici. I Paesi che si sono impegnati nel 2000 vengono richiamati con l’obiettivo numero 8 a una collaborazione attiva. Ognuno per la sua parte, perché tanti buoni propositi non restino confinati al foglio scritto. A quanto riportato dal rapporto del 2007, tuttavia, il bilancio rispetto agli aiuti allo sviluppo non è ancora positivo e anche in altri settori toccati dall’obiettivo il miglioramento è lento.
Malattie croniche: la proposta di un nuovo obiettivo
A cinque anni di distanza dalla stesura dei MDGs, nell’ottobre del 2005, l’Organizzazione mondiale della sanità ha sottolineato un'altra questione sanitaria, dedicandole un nuovo obiettivo per il 2015. Si tratta delle malattie croniche, responsabili ogni anno della morte prematura di 17 milioni di persone. Malattie cardiache, ictus, cancro, diabete: malattie assai diffuse anche nei Paesi a basso e medio reddito, dove si verifica l’80 per cento dei decessi per malattie croniche. Vi sono fattori di rischio conosciuti e prevenibili, e l’impegno richiesto è di ridurre ogni anno del 2 per cento i morti per queste condizioni, salvando così, fra il 2005 e il 2015, 36 milioni di vite.
Otto obiettivi, una sinfonia
I MDGs sono stati distinti in base agli argomenti trattati, ma appaiono correlati uno all’altro, in una sinfonia globale di reciproco vantaggio e di percorso verso uno sviluppo con risvolti positivi nei diversi ambiti. Il raggiungimento di uno degli obiettivi, o anche il miglioramento della condizione in esso indicato, può avere riflessi positivi su altri. La possibilità di sviluppo socioeconomico di un Paese porta con sé il miglioramento di condizioni quali la povertà, la fame, l’accesso all’acqua, il controllo nella diffusione di malattie, l’istruzione per tutti, le possibilità per le donne e così via, correlate le une alle altre. In questo senso può essere visto l’impegno congiunto ma su obiettivi diversi dei numerosi Paesi in cui è presente la Campagna del Millennio.
In generale, lo scopo della Campagna nei Paesi è di stimolare i governi locali sui temi da loro maggiormente dipendenti: in Europa viene spinto il numero 8, sugli aiuti allo sviluppo, il debito dei Paesi poveri e così via, mentre nei Paesi africani verrà posto l’accento sulla fame, l’istruzione eccetera.
Il futuro
Il Rapporto del 2007 ha sottolineato per ogni obiettivo le luci e le ombre, i passi in avanti e i ritardi. Ha evidenziato le differenze nel percorso non solo fra i diversi Paesi, ma anche all’interno degli stessi, fra diverse fasce della popolazione: rurale o urbana, più o meno povera, figli di madri istruite o meno. Al momento dell’analisi, i cui dati si riferiscono soprattutto al 2005 e quindi a dieci anni dallo scadere del termine, alcuni Paesi sono sulla buona strada, ma per altri, se le cose non cambiano, il fallimento è all’orizzonte.
Bibliografia essenziale
- Ferrari, A., Maressi, S., Il big bang della povertà. Obiettivi del millennio: promesse non mantenute. Paoline Editoriali libri. Collana Nord/Sud. Pagine per capire. 2005
- Unicef. The State of the world’s children 2008
(Scheda realizzata con il contributo di Valeria Confalonieri)
E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Obiettivi del Millennio" di Unimondo: www.unimondo.org/temi/sviluppo/obiettivi-del-millennio






