L'Accademia della Montagna, un esempio da esportare

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In Trentino nel 2010 nasceva l'Accademia della Montagna: unica nel suo genere (esistono realtà solo in parte simili, come l'Università della Montagna di Milano), inizialmente il suo intento era quello di porre l'attenzione su questo tipo di territorio, creando un centro di formazione che unisse le varie professionalità ad esso collegate; poi le attività sono aumentate. Abbiamo intervistato Iva Berasi, la direttrice.

Accademia della Montagna: cosa è cambiato rispetto all'inizio?

Certamente continuiamo a realizzare momenti di formazione per le varie professionalità di montagna. Abbiamo portato avanti corsi diretti alle scuole di sci: lingue, come gestire un sito, come promuoversi. Poi ci siamo concentrati su una formazione funzionale rispetto al progetto di montagna accessibile che Accademia ha messo in piedi fin da subito; lavoriamo nella formazione di figure professionali per l'accompagnamento delle persone con disabilità.

Un tema di inclusione sociale ma anche di crescita economica.

Sono 50 milioni in Europa le persone con disabilità tradizionali (fisiche, intellettive e sensoriali); 4,5 milioni in Italia. Da varie indagini emerge che il 65% di loro chiede di fare vacanze outdoor attive. Il Trentino è l'ideale per questo – da qui l'interesse di Accademia, che si è mossa fin da subito per rendere il territorio accessibile a tutti e tutte. È stato creato il marchio Open, una certificazione valida tanto dal punto di vista pratico quando dal punto di vista culturale e con la quale, ad esempio, abbiamo certificato i Mondiali della Valle Fiemme nel 2013.

Come lavorate all'interno di Accademia?

Il tema del turismo accessibile c'è sempre stato ed è di grande rilevanza. Si sono poi formate due realtà importanti: una è la scuola di formazione per costruire i muri a secco, dove abbiamo recuperato una competenza che è andata sparendo ma che si rivolge ad un aspetto territoriale che ci caratterizza e che ha un valore molto importante. Non solo abbiamo realizzato dei corsi coinvolgendo le amministrazioni comunali ma abbiamo creato la figura professionale del costruttore dei muri a secco, cosa unica in Italia e riconosciuta dalla provincia. La seconda realtà è il Tavolo della Montagna, che vede al suo interno i vari portatori di interesse: Accademia della Montagna, Soccorso Alpino, Società Alpinisti Tridentini, Collegio delle Guide alpine ed Associazione Gestori Rifugi. Il Tavolo si occupa di promuovere campagne di prevenzione del rischio, basandosi su ricerche che vengono realizzate ad hoc, come ad esempio quella sulla percezione del rischio delle valanghe. Nel 2017 il Tavolo ha promosso la campagna per i rifugi cardioprotetti, promuovendo la vendita di un libro con il quale sono stati raccolti circa 9.000 € con cui abbiamo comprato 10 defibrillatori che verranno destinati ad altrettanti rifugi.

E poi lavorate con diversi target di persone, come i giovani.

Sì, un altro obiettivo di Accademia è favorire la frequentazione della montagna da parte dei ragazzi, che spesso conoscono il mondo attorno o lontano a loro ma non il territorio di appartenenza. Come dice Annibale Salsa c'è la necessità di una rialfabetizzazione territoriale. Quindi abbiamo messo in campo tutta una serie di azioni partendo da ricerche riservate all'aspetto giovanile.

Cosa è emerso?

I giovani vedono nella montagna e nel rifugio luoghi poco socializzanti, con in aggiunta la fatica di preparare un viaggio o un'escursione e per le ragazze anche il discorso del comfort. Da questo è nato un progetto con l'Università di Trento, “Rifugio plus” dove il corso di ingegneria edile - architettura si è occupato di come guardare ad un rifugio anche secondo criteri di comfort e di applicazioni innovative in termini di energia e risorse naturali, senza però togliere quello che ne è la caratterizzazione. Allo stesso tempo abbiamo avviato un progetto intitolato “100 ragazzi in rifugio”, anche se alla fine sono oltre 200 i ragazzi coinvolti ogni anno. In pratica abbiamo creato un concorso sulla conoscenza della montagna aperto a tutte le scuole, dalla prima elementare alla quinta superiore; scegliamo 15 scuole vincitrici e poi 20 ragazzi per scuola vanno a fare un'esperienza. I più grandi dormono in rifugio ed è eccezionale perché il 90% non ci è mai stato, tornano che sono entusiasti - perché nel momento della restituzione si capisce, fanno dei lavori eccezionali... ad oggi sono 5 anni e quindi oltre 1000 i ragazzi che hanno vissuto questa esperienza.

Lavorate anche con gli insegnanti?

All'interno dei piani scolastici siamo gli unici ad avere la conoscenza della montagna; così assieme ad un gruppo di insegnanti, dirigenti ed IPRASE – il soggetto formatore degli insegnanti della Provincia – abbiamo esteso i curriculum dalla prima elementare alla quinta superiore in modo da fornire agli insegnanti gli strumenti per la conoscenza della montagna. Poi nel tempo lo stesso gruppo ha creato i curriculum anche per quanto riguarda il turismo e attualmente stanno lavorando su come insegnare il turismo accessibile.

Quindi lavoro con i giovani per diffondere la conoscenza della montagna e l'identità territoriale.

Sì, oltre a quello che ti ho raccontato abbiamo anche lavorato con la fondazione Mach creando dei corsi di formazione per giovani agricoltori ed imprenditori agricoli, in modo che possano vendere la propria azienda anche sotto l'aspetto turistico. Dopo siamo passati ad altri tipi di imprenditoria agricola, con una ricerca “I giovani e la montagna” dove siamo andati ad analizzerei giovani che hanno deciso di fermarsi in Val di Non e Val di Sole: perché, a fare cosa? La ricerca verrà presentata all'inizio del prossimo anno; serve per capire quali sono le convinzioni, le sfide, ma anche le aspettative. Come Accademia il nostro operare è sempre basato sull'utilità, il nostro lavoro deve essere di aiuto a qualcuno in maniera concreta. Per l'identità territoriale abbiamo anche creato i percorsi della cooperazione, perché l'identità ti arriva anche da chi ha fatto la storia del territorio, non solo dalla geografia. Essere consapevoli di avere figure come Don Guetti fa sì che uno vada in giro per il mondo con la consapevolezza del valore del territorio di appartenenza e quindi che un domani torni per contribuire con la sua esperienza.

Abbiamo dimenticato qualcuno?

A questo si aggiungono altri progetti, come “Donne e montagna”. Con un gruppo di donne abbiamo lavorato alla semplificazione di alcune procedure per quanto riguarda la montagna, soprattutto con le donne che gestiscono B&B e che trovavano delle difficoltà, ad esempio, a fare il pane nella stessa cucina perché per la legge che c'era si doveva avere un laboratorio a parte. Hanno proposto delle modifiche regolamentarie precise che i dirigenti di competenza hanno accolto.

Progetti per il futuro?

Per il futuro le idee in campo sono numerose: innanzi tutto l'Accademia da poco ha smesso i suoi panni di Fondazione ed è entrata a far parte della Trentino School of Management, un'importante realtà locale. Questo sta dando un nuovo slancio: ad esempio con l'Università di Trento si sta lavorando per certificare il paese di Vattaro – primo caso in Italia – come paese accessibile; con le autostrade invece si sta creando la prima stazione accessibile, che sarà a Nogaredo. Il parco fotografico Trentino sta organizzando dei percorsi accessibili mentre il Tavolo della Montagna promuoverà dei tutorial relativi alla sicurezza. Ci sarà poi la terza giornata europea del rifugio, tutta da organizzare: di sicuro idee e progetti non mancano.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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