Afrodiscendenti: continua la lotta contro il razzismo e per il diritto alla terra

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Una festa di afrodiscendenti in Honduras - Foto: Ofraneh

Per l’Onu sono circa 200 milioni le persone che si identificano come discendenti africani ma che vivono in America Latina, e molti di più quelli che vivono sparsi per il mondo. Sono i pronipoti degli africani deportati e ridotti in schiavitù dalle potenze coloniali, e nell’Anno Internazionale a loro dedicato dalla risoluzione 61/169 delle Nazioni Unite (in .pdf) si è svolto il primo Vertice Mondiale che ha riunito persone di origine africana, ma provenienti da tutti i continenti. Secondo l’Alto Commissario per i Diritti Umani Onu, Navi Pillay, “l’Anno Internazionale offre l’opportunità speciale di raddoppiare gli sforzi nella lotta al razzismo, alla discriminazione razziale, alla xenofobia, e a tutte le forme di intolleranza che colpiscono gli Afrodiscendenti, in qualunque parte del mondo si trovino”.

Per questo a La Ceiba, nel nord dell’Honduras, si sono date appuntamento circa mille persone provenienti da oltre 70 paesi, tra rappresentanti di organizzazioni della società civile, istituzioni internazionali, Ong e funzionari di governo. Obiettivo dell'incontro è stato quello di fare un’analisi critica e valutare le condizioni socioeconomiche delle popolazioni Afrodiscendenti, fare il punto sui risultati raggiunti rispetto ai dettami dei trattati internazionali, e non meno importante, valutare lo stato del Piano d’azione di Durban (in .pdf), a dieci anni dalla Conferenza contro il razzismo tenutasi in Sudafrica.

Il Vertice si è concluso con la Dichiarazione di La Ceiba (in .pdf), dove tra i 24 punti è contenuta la richiesta di creare dei forum permanenti per affrontare e risolvere le sfide economiche e sociali delle popolazioni Afro in seno all’Onu, all’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) e all’Unione Europea. Ma un appello è rivolto anche ai nuovi organismi regionali come l’Unasur e al Gruppo di Rio, tra gli altri, ai quali viene richiesto che vengano stabiliti meccanismi e programmi che favoriscano le relazioni con i paesi africani d’origine. Nel documento viene auspicata poi l’istituzione di una Giornata Internazionale della Cultura Afro e si riafferma la necessità di condurre una lotta serrata al razzismo, alla discriminazione razziale, all’intolleranza, definiti come "flagelli dell’umanità". Di stretta attualità la parte in cui si chiede che siano garantite l’integrità e la continuità dei territori e delle comunità e che venga garantita la protezione degli Afrodiscendenti a fronte delle minacce rappresentate dai conflitti, dall’espansione urbanistica, dai disastri naturali.

E proprio a questo proposito negli stessi giorni del Vertice si è tenuto sempre a La Ceiba - Honduras, un altro Forum, quello sull’accaparramento di terre e territori in America Latina e Africa. Quest’ultimo organizzato dall’Organizzazione Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH), Coordinadora Nacional de Organizaciones Negras de Honduras (CNONH) e Alianza 2-14, tutti gruppi composti da Afro, per sottolineare la loro esclusione dal Vertice ufficiale finanziato dal governo dell’attuale presidente Porfirio Lobo (eletto dalla maggioranza dei votanti ma non riconosciuto da gran parte della società civile).

Ma anche per denunciare “i veri problemi che viviamo e cercare un modo per contrastare gli sgomberi forzati e le persecuzioni” - ha affermato Miriam Miranda, coordinatrice dell’OFRANEH e dirigente garífuna. A quello che loro stessi definiscono il controvertice hanno partecipato circa 700 persone, Afrodiscendenti che vivono in Honduras, ma anche indigeni e campesinos, accomunati dagli stessi problemi. Secondo la dirigente garífuna, una delle principali problematiche per questi gruppi è proprio l’accaparramento di terre da parte di grandi gruppi economici e multinazionali, per la semina della palma africana, la costruzione di megaprogetti turistici, dighe, progetti minerari, il controverso programma REDD della Nazioni Unite contro i cambiamenti climatici (in .pdf un documento con i punti critici di Fiends of the Earth), e la creazione di Regioni Speciali di Sviluppo chiamate anche ciudad modelo. Da non dimenticare la responsabilità italiana per lo sgombero di alcuni pescatori delle isole per fare spazio al reality show “L’isola dei famosi.

“Ci sono comunità garífunas che stanno sgomberando per la semina della palma africana, i megaprogetti turistici di Tela e Trujillo, e l’approvazione di leggi che colpiscono gravemente la sovranità nazionale per permettere la creazione di queste città modello. Sono varie le forme di espropriazione che mettono in atto contro il nostro popolo garifuna, ormai al suo terzo esilio” ha sottolineato la coordinatrice OFRAHEH.

Durante il Forum, organizzato in dieci tavoli di lavoro, si è discusso della mancanza di sicurezza alimentare e delle gravi conseguenze in queste zone del mondo, tra le più colpite dai cambiamenti climatici. Intere comunità sono scomparse e milioni di persone soffrono la fame perché si preferisce seminare prodotti altamente redditizi piuttosto che alimenti per sfamare la gente. “Dobbiamo tornare a discutere cosa significa sviluppo perché con questa parola hanno giustificato la depredazione che privilegia il capitale e non l’essere umano, un modello che sfrutta irrazionalmente le risorse e che calpesta i diritti umani. Il nostro pianeta necessita di risposte responsabili e noi siamo qui perché la gente conosca questi problemi e per difendere i nostri diritti” - ha concluso Miriam Miranda. Anche il controvertice si è concluso con una Dichiarazione finale, dove tra le altre cose si mette in evidenza il diritto alla partecipazione - sempre più calpestato - facendo espresso riferimento al diritto di essere informati e consultati sancito dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

A prescindere dalle divisioni interne, in parte esacerbate anche dal clima di violenza e dalla difficile situazione politica e sociale in cui si trova oggi il paese centroamericano, sembra essere molto probabile che le Nazioni Unite dichiarino il prossimo decennio 2012 -2022 come il Decennio dei popolo Afrodiscendenti non solo come atto simbolico di riparazione verso un popolo costretto alla diaspora e alla schiavitù dal cosiddetto “mondo civilizzato”, ma sopratutto con l’obiettivo di mettere fine una volta per tutte al razzismo e alle discriminazioni che li costringono ancora oggi a vivere nella povertà e senza accesso ai propri diritti.

Elvira Corona
(inviata di Unimondo)

 

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