Diritto alla terra

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“This we know. The earth does not belong to man; man belongs to the earth. This we know. All things are connected like the blood which unites one family. All things are connected". (Capo Seattle)

Introduzione

Fonte di sostentamento e occupazione, la terra è determinante per l'accesso ad altre risorse e servizi produttivi. Inoltre rappresenta un patrimonio sociale di cruciale importanza per l'identità culturale, il potere politico e la partecipazione ai processi decisionali. La questione dell’accesso, della proprietà e della gestione della terra nel mondo assume diverse connotazioni. "Tre quarti degli 852 milioni di uomini e donne che soffrono la fame si trovano in aree rurali e dipendono dall’agricoltura per la propria sopravvivenza. Si tratta per lo più di contadini senza terra o con possedimenti così piccoli e così poco produttivi da non permettere di provvedere al sostentamento delle famiglie".

Questa denuncia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) durante la seconda Conferenza internazionale sulla Riforma agraria e lo sviluppo rurale (ICARRD) a Porto Alegre nel 2006 dimostra la grandezza del problema e l'urgenza di attuare una riforma agraria e terriera. In molti paesi, soprattutto in Asia e America latina, gruppi relativamente modesti di benestanti sono grandi latifondisti, mentre milioni di contadini senza terra lottano per la sopravvivenza e per nutrire la propria famiglia.

A quanti non posseggono alcun diritto certo sulla terra in cui vivono e sulle risorse collegate si aggiungono milioni di persone che nei Sud del mondo continuano a perdere i propri terreni a causa di espropriazioni forzose il report "Secure Land Rights for All", realizzato dal Programma degli insediamenti umani delle Nazioni Unite (UN-HABITAT) e dal Network Global Land Tool, stima che 5 milioni di persone ogni anni subiscono espropri della terra. Indissolubilmente connesso è anche il diritto alla casa, che comprende un tetto, terra coltivabile, risorse naturali per la sussistenza, infrastrutture civili di base e servizi.

Fra i diritti correlati vi sono anche il diritto alle risorse naturali (acqua, alberi, vita animale, risorse del suolo), alla sussistenza e al lavoro, alla libertà di movimento e di residenza, a non essere arbitrariamente privati di una proprietà, alla non discriminazione e all'eguaglianza di genere. Il diritto alla terra è un diritto individuale e allo stesso tempo collettivo. Donne, popoli indigeni, pastori, lavoratori disoccupati e migranti sono i gruppi più a rischio per quanto concerne l’accesso alla terra e alle risorse naturali, sotto la spinta delle forze del mercato e di processi di acquisizione.

Un diritto minacciato

Violazioni dei diritti alla terra, alla proprietà e all’abitazione si verificano in ogni parte del mondo. Secondo i Fondo internazionale per lo Sviluppo Agricolo dell’Onu (Ifad), più del 90% della popolazione rurale dell’Africa subsahariana (di 370 milioni sono considerati poveri) accede alla terra e le risorse naturali per mezzo di consuetudini incerte e informali, come fanno 40 milioni di indonesiani e 40 milioni di sudamericani. In molti paesi del continente africano, quasi il 50% dei contadini coltiva meno di un ettaro di terra e quasi il 25% ha accesso a un appezzamento più piccolo di un decimo di ettaro.

Altrettanto insicuri sono i diritti alla terra per la maggior parte delle popolazioni indigene, oltre 5.000 gruppi distinti nel mondo generalmente insediati in aree rurali. In alcuni paesi la maggior parte della popolazione vive in appezzamenti non autorizzati e sotto accordi informali. Non godono di diritti certi anche le donne che, pur prevalendo numericamente nelle aree rurali (rappresentano quasi il 70% della manodopera agricola nel mondo), perlopiù non possiedono o controllano alcun terreno. I dati del report Housing and Land Rights Crisis! 2008 (in .pdf), realizzati dal Network Land and Housing Rights, aiutano a valutare la situazione nei diversi continenti.

In Africa i governi di Camerun, Nigeria, Zimbabwe e Ghana, dal 2006 al 2008, si distinguono per gli espropri forzati, mentre le maggiori violazioni in tema di abitazione si sono registrate in Congo, Repubblica centrafricana, Kenya, Uganda, Somalia e Burundi a causa conflitti scatenatisi.

Urbanizzazione, disastri naturali e conflitti hanno portato a espropri e allontanamenti anche in Asia per oltre 62 milioni di persone dal 2006. In Indonesia, India, Cina, Bangladesh, Cambogia e Filippine, confische dei territori abitati dai ceti poveri urbani continuano a una percentuale allarmante, colpendo un milione persone. Fra tutte, la lunga occupazione del Tibet. Nuovi conflitti, come nelle regioni del Sud dell’Ossezia nel Caucaso, hanno condotto ad allontanamenti di civili e la distruzione di molti villaggi. Nel continente europeo si distinguono pressioni e meccanismi di coercizione più sottili e sotterranei.

Appaiono sempre macroscopici invece, nel biennio in oggetto così come negli anni precedenti, i problemi in America Latina, dove nel quadro generale di sistemazioni terriere inadeguate e informali povertà e disoccupazione giocano un ruolo importante. Sebbene alcuni stati di questa area abbiano adottato leggi che autorizzano gli occupanti bisognosi a rivendicare diritti di proprietà sulle terre inutilizzate, il processo risulta inefficace e può poco contro espropriazioni forzate e criminalizzazione degli attivisti dei diritti della terra, come avvenuto per esempio in Brasile. Nel continente Latinoamericano società private, incluse multinazionali, costituiscono una fonte di continui conflitti locali sottraendo terra e abitazioni alle comunità più vulnerabili.

Medio Oriente e Nord Africa, oltre a processi di corruzione e mancanza di regole, sono flagellati da occupazioni, colonizzazione, guerra e conflitti. Fra i casi più emblematici senza dubbio il conflitto israeliano-palestinese.

Terra e povertà

Evizioni forzate (secondo la legge internazionale “il permanente o temporaneo allontanamento contro il proprio volere di individui, famiglie e/o comunità dalle case e/o la terra che occupano, senza adeguate forme di protezione legale o di altra natura”), espropriazioni, distruzioni e privatizzazioni sottraggono alle persone i loro diritti ed esasperano la povertà nel pianeta. Come mettono in luce i dati del Fondo internazionale per lo Sviluppo Agricolo dell’Onu, un quarto di 1,1 bilioni di poveri sono senza terra e 200 milioni di questi vivono in aree rurali.

Il perdurare di un’ingiusta e inefficace distribuzione della terra è alla radice dell’insicurezza alimentare. In molti paesi, il problema si lega a modelli iniqui di distribuzione terriera: le famiglie più povere possono accedere solamente a piccole porzioni dei terreni nazionali, spesso in condizioni insicure, mentre le grandi aree agricole e produttive sono controllate da minoranze. Inoltre, l’alta crescita della popolazione porta a una sempre più esasperata frammentazione ereditaria, che lascia ai coltivatori più poveri piccoli campi insufficienti per un sostentamento adeguato o anche per il nutrimento per le famiglie.

Terra per i popoli indigeni

Per i popoli indigeni la terra non assicura solo nutrimento e sopravvivenza economica, ma esemplifica una visione del mondo, retaggio dei loro antenati: rappresenta la cultura stessa. Purtroppo l’identità di queste popolazioni nel mondo è messa a rischio da interessi economici e leggi che tendono a eliminare la diversità umana, discriminando le genti che non si adeguano allo stile di vita ritenuto la norma. Come denunciato nella Dichiarazione di Iximchè: "l'imposizione di politiche neoliberali, chiamate globalizzazione, che continuano a spogliare e saccheggiare le nostre terre, appropriandosi di tutti gli spazi e mezzi di vita dei popoli indigeni, causando il degrado di Madre Natura, la povertà e la migrazione".

Fra i nemici di queste culture senza tempo si annoverano anche diversi progetti “di sviluppo”, “inclusi i piani turistici, che non sono costringono a lasciare le loro terre, ma forzano a stili di vita alieni dalle loro culture e tradizioni”. Una violazione viva in particolare nei paesi latinoamericani, dove nonostante negli ultimi vent’anni si siano registrati passi avanti nella ratifica di strumenti internazionali e nazionali per il riconoscimento dei diritti indigeni (Convenzione ILO 169 sui poveri indigeni e tribali e la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni), questi impegni non vengono rispettati.

Terra per le donne

Come riferito dalla Relatrice speciale sulla violenza contro le donne alla sessione del 2000 della Commissione diritti umani sulla politica economica e sociale, “in molti paesi non esiste alcuna norma di legge che consenta alle donne di possedere o ereditare la terra e beni, in quanto si presuppone che una donna si debba sposare e debba essere mantenuta dal marito, indipendentemente dalla sua famiglia d'origine. E ancora, quando il marito muore la sua terra torna alla famiglia di lui. Spesso le vedove vengono lasciate senza mezzi di sostentamento, né possibilità di ottenere assistenza medica… e spesso non sono in grado di avere accesso al credito, anche se giuridicamente ne hanno diritto, in quanto il possesso di terreni viene richiesto dalla banca come garanzia”.

Questa disuguaglianza in vigore in alcuni paesi africani e asiatici, oltre a costituire una violazione dei diritti delle donne, contribuisce alla fame e alla povertà. “Le donne producono fra il 60 e l’80% del cibo nella maggior parte dei paesi del Sud del mondo, ma possiedono meno del 2% della terra”, annota Tim Hanstad, presidente del Rural Development Institute e continua: "Il passaggio nelle mani delle donne può avere un effetto positivo: migliore nutrizione, maggiore sicurezza alimentare, migliore prevenzione da malattie e maggior potere contrattuale con il proprietario e la comunità”.

“Il diritto delle donne alla terra costituisce un fattore di importanza cruciale, in termini di status sociale, benessere economico e empowerment - spiega Eve Crowley della Fao -. L'accesso delle donne alle altre risorse naturali, quali l'acqua, la legna da ardere, i prodotti ittici e forestali, è anch'esso di cruciale importanza per la sicurezza alimentare e il reddito, soprattutto ora che la terra diventa sempre più scarsa e l'accesso diventa un problema sempre più grave sia per gli uomini che per le donne”.

Sottosviluppo rurale, urbanizzazione e progetti di grande scala

Le spinte di sviluppo urbano continuano a spese della sopravvivenza rurale. Ciò coincide con una crescita senza precedenti delle popolazioni di nuovi slum, i bassifondi urbani, con una incorporazione progressiva delle zone circostanti la città. Causa e allo stesso tempo conseguenza dell’urbanizzazione è la mancanza di un corretto sviluppo rurale, inclusa la privatizzazione di terre e acqua che ostacola e impoverisce i produttori rurali e porta alla loro migrazione in città.

Quando questa politica si accompagna a discriminazione istituzionale, può colpire intere classi di cittadini. Un esempio eclatante è offerto negli Stati Uniti dai produttori neri che nel complesso hanno perso in questo modo il 98% dei loro possedimenti dal 1920. Una esemplificazione di sviluppo negativo a favore del consumo urbano è la costruzione di dighe che distruggono ecosistemi, collegamenti umani, habitat e patrimonio culturale, degradando la sopravvivenza rurale e distruggendo terra arabile e preziosa.

Conflitti, occupazioni e disastri naturali

Violazioni del diritto alla terra e alla proprietà sono costanti delle situazioni di guerra e conflitto, con espropri e allontanamenti forzati. L’occupazione, in particolare, come nei casi di Palestina, Tibet, Cipro e il Sahara occidentale, ha portato a effetti a lungo termine e ha creato rifugiati. In particolare l’occupazione non solo intrappola in una situazione di stallo la generazione vivente, ma spoglia le generazioni future di ogni possibilità di sviluppo.

Dal 2006 al 2008, come mette in luce il report Housing and Land Rights Crisis! 2008, nuove espropriazioni dovute a conflitti hanno colpito le popolazioni nella regione di Ahwaz in Iran, nella Repubblica centrafricana, in Sri Lanka e Uganda. Gli scontri legati al possesso della terra fra gruppi etnici, sociali e generazionali diversi, possono condurre a violenza, instabilità economica e guerra. In questo quadro politiche terriere sicure possono equilibrare i differenti interessi, nella consapevolezza delle conseguenze a lungo termine dell’alienazione o l’esclusione di un gruppo da un territorio che considera proprio.

Agrobusiness

“In Africa, Latinoamerica, Asia, si identifica un medesimo trend – denuncia P.V. Rajagopal, leader dell’associazione indiana Ekta Parishad - Terra, acqua e foreste vengono trasferite a compagnie multinazionali per guadagnarne dei profitti. Tutti i governi stanno lavorando per rafforzare i servizi per la classe alta della società. La gente che vive ai margini non è un loro problema”. Questa tendenza alla produzione e al consumo concentrato, ha effetti anche nella commercializzazione dei prodotti alimentari in cui dominano multinazionali, grandi catene di distribuzione e imprese alimentari, a scapito di contadini, piccoli coltivatori e imprenditori agricoli. Il mantenimento di sovvenzioni e misure protezionistiche all’agricoltura nei Paesi industrializzati rappresenta una delle radici della crisi che colpisce l’agricoltura nei Paesi dei Sud del mondo, con conseguenze disastrose per le già fragili economie. Gli agricoltori del Sud sono infatti spinti ad abbandonano le proprie produzioni dal momento che i loro prodotti non riescono a competere con quelli sovvenzionati delle economie dei Paesi ricchi e a regime industriale.

Dichiarazioni e Conferenze dell'Onu

“È oggi riconosciuto che diritti alla terra e alla proprietà sicuri per tutti sono essenziali nella riduzione della povertà, perché puntellano sviluppo economico e inclusione sociale – spiega Anna Kajumulo Tibaijuka, direttore esecutivo del Programma degli insediamenti umani delle Nazioni Unite (UN-HABITAT) - . …stimolano le persone nelle aree rurali e urbane a investire in abitazioni e condizioni di vita migliori. Aiutano anche a promuovere una buona gestione ambientale, migliorano la sicurezza alimentare e influiscono direttamente nella realizzazione di diritti umani, inclusa l'eliminazione della discriminazione contro donne, gruppi indigeni e altre minoranze. … Oggi, in ogni caso, le risorse della terra affrontano diverse pressioni e richieste come mai prima e i paesi in via di sviluppo ancora mancano degli strumenti, le strategie sistematiche e il supporto necessari per garantire sicuri diritti alla terra per tutti”.

Il diritto ha trovato riconoscimento in diversi documenti internazionali. L’articolo 17 della Dichiarazione dei diritti umani, riconosce il diritto di ognuno a possedere una proprietà, da solo o in associazione con altri, e che nessuno deve essere arbitrariamente privato di questa. Oltre all’articolo 16 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, anche l’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali riconosce un diritto universale all’abitazione e un miglioramento continuo delle condizioni di vita.

Un’articolazione più completa del diritto alla terra si può rintracciare nella Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani (Habitat I), tenuta a Vancouver nel 1976. In particolare il Report della conferenza nel preambolo dice: "La terra non può essere minacciata come un bene comune, controllato da individui e sottoposta alle pressioni e le inefficienze del mercato. La proprietà privata di terra è anche uno strumento importante dell'accumulazione e la concentrazione di ricchezza e perciò contribuisce all'ingiustizia sociale; se non controllato, può divenire un ostacolo notevole nella pianificazione e la realizzazione di schemi di sviluppo. L’offerta di abitazioni decenti e condizioni sane per le persone può essere raggiunto solo se la terra è utilizzata nell’interesse della società intera".

Tutti i diritti umani si applicano allo stesso modo a uomini e donne. La Convenzione per eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 1979 lo ribadisce affermando che le donne dovrebbero avere uguali diritti per quanto concerne la proprietà, l’acquisizione, la gestione e l’amministrazione di proprietà.

Fra i diritti minimi culturali che gli stati devono garantire rientrano anche quello sulla terra e le risorse naturali, come elementi fondamentali all’identificazione culturale dei gruppi indigeni. Passi importanti in questo senso sono stati compiuti con la Convenzione ILO 169 sui poveri indigeni e tribali, che riconosce i diritti alla terra e stabilisce l’obbligo di consultazione delle comunità indigene ogni qualvolta vengono varati progetti con un impatto sulle loro vite (art.7), e successivamente la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni, entrata in vigore nel settembre 2007, che ribadisce i diritti alla proprietà della terra, la necessita di consultazione e consenso per l’allontanamento dai loro territori e il contributo di culture e costumi indigeni allo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente.

In questo percorso di accesso alla terra non discriminatorio e rispettoso degli altri diritti umani, un ruolo rilevante è giocato dalla Fao, che si occupa di aiutare governi e comunità a trovare soluzioni accettabili per la modifica dei diritti terrieri senza ostacolare lo sviluppo economico e senza discriminazioni. La necessità di una riforma agraria ha trovato piena esplicitazione nella Dichiarazione della Conferenza Internazionale sulla riforma agraria di Porto Alegre 2006. Il diritto alla terra è fondamentale infine per il raggiungimento di più Obiettivi del Millennio [OBIETTIVI DEL MILLENNIO]: garantisce fondamenta sicure per la sopravvivenza, opportunità economiche e sostentamento alimentare per “sradicare povertà e fame” (n.1); è fondamentale per la discriminazione di genere (n.3); è fondamentale per la tutela e sostenibilità ambientale(n.7); ha un ruolo decisivo nella creazione di partnership in molti paesi (n.8).

Bibliografia
- Barraclough, S. L., Land reform in developing countries: the role of state and other Actors, UNRISD, Geneva 1999
- Boyce, J. K., Rosset P., Stanton E. A., Land Reform and sustainable Development, Political Economy Research Institute, University of Massachusetts at Amherst, 2005
- Deere, C. D., Leon, M., Empowering Women: Land and Property Rights in Latin America, University of Pittsburgh Press, 2001 Pittsburgh and Bogota
- Deininger, K., Land Policies for Growth and Poverty Reduction, The World Bank and Oxford University Press, 2003 Washington DC
- DFID, Land: Better access and secure rights for poor people, DFID, 2007 London

Mappe e Tabelle

- Violation Database, database on line in cui, insieme ai sopprusi legati al diritto alla casa, sono catalogate alcune delle violazioni al diritto alla terra nel mondo
- Housing and Land Rights Violations, 2006 - 2008

 

Documenti utili
Housing and Land Rights Crisis! 2008, Violations escalting around the world, Fonte Habitat International Coalition, Housing and Land Rights Network (in .pdf)
- Dichiarazione di Maputo dalla Quinta conferenza di Via Campesina 2008
- Dichiarazione dei diritti dei contadini e delle contadine
- Women's Charter against poverty
- Dichiarazione di Vancouver sugli insediamenti umani, dalla prima Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani (Habitat I) nel 1976
- Dichiarazione di Istanbul sugli insediamenti umani - Habitat Agenda (1996, Habitat II)
- Secure Land Rights for All
- Land struggle, Land Right Research Network
- Women's Rights to Land and Property, Commission on Sustainable Development - 2004

 (Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

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