Tubercolosi: un nuovo farmaco dopo 50 anni

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A 50 anni dall’introduzione dell’ultimo vaccino l’ampiezza dell’epidemia di Tubercolosi multi-resistente è ancora oggi impressionante, con circa 310.000 nuovi casi registrati ogni anno. Se non curata, la tubercolosi è letale (1,4 milioni di vittime nel solo 2011), ma a livello globale, tuttavia, solo il 19% degli affetti da questa malattia riceve un qualche tipo di cura, cura che fino ad oggi si è rivelata lunga, poco efficace e talvolta addirittura pericolosa. “Essendo una delle maggiori ong fornitrici di cure contro la tbc multi-resistente, Medici Senza Frontiere (Msf) sta assistendo negli ultimi anni ad una crescita vertiginosa nel numero di persone che presentano forme della malattia sempre più resistenti ai farmaci - ha spiegato Jennifer Cohncoordinatore medico della Campagna di Msf per l’Accesso ai Farmaci Essenziali - ma senza lo sviluppo di nuovi farmaci che potrebbero, in combinazione con altri, portare a terapie più brevi, più efficaci e meno tossiche, la tbc multi-resistente continuerà a crescere come emergenza globale”.

Per questo le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sull’uso della bedaquilina, il nuovo farmaco per il trattamento della tubercolosi multi-resistente, sono di grande speranza visto l’urgente necessità di potenziarne le cure. Si spera che la bedaquilina, che ha dimostrato in fase di studio di essere potenzialmente molto efficace, possa diventare un potente strumento per avviare terapie significativamente più brevi, più efficaci e meno tossiche di quelle attuali. “Oggi, infatti, la cura contro la tbc multi-resistente comporta un calvario di due anni, durante il quale i pazienti sono costretti ad assumere fino a 20 pillole al giorno e subire otto mesi di iniezioni quotidiane, che provocano pesanti effetti collaterali tra cui psicosi, sordità e nausea costante, inoltre, solo un paziente su due guarisce” ha spiegato Msf. “È il 2013 e sto iniziando il mio quarto anno di vita con la tbc multi-resistente, quando invece dovrei essere al mio quarto anno di università”, aveva affermato il mese scorso Phumeza Tisile, una ragazza di 22 anni in cura con Msf per una tbc particolarmente resistente ai farmaci, a Khayelitsha, in Sud Africa. “Ho ingoiato circa 20.000 pillole e ho fatto più di 200 dolorose iniezioni giornaliere da quando ho iniziato la cura nel mese di giugno 2010; i farmaci mi hanno resa sorda. Sogno di poter prendere solo due compresse al giorno per un mese o giù di lì, e di guarire”.

Oggi, dopo l’approvazione della statunitense Food and Drug Administration (Usfda) il 31 dicembre 2012 e le prime indicazioni provvisorie sull’uso della bedaquilina rese note dall’Oms questo mese, il sogno di Phumeza sembra più vicino. “Alla luce della crescente epidemia di tubercolosi multi-resistente e del bisogno urgente di farmaci migliori, con profili più alti di efficacia e sicurezza, l’Oms ha fatto un passo senza precedenti nel formulare linee guida provvisorie per questo farmaco, basate su dati di studi clinici di fase IIb. Date le considerazioni sui rischi e sui benefici per le molte persone affette da tbc multi-resistente ai farmaci, Medici Senza Frontiere plaude a questa iniziativa volta ad accelerare l’accesso ad una cura migliore per chi ne ha più bisognoha dichiarato l’associazione Nobel per la pace nel 1999.

Regolamentare le modalità di utilizzo della bedaquilina è adesso essenziale per garantire che non venga bruciato, a causa di un uso improprio, uno dei pochi farmaci veramente efficaci contro la tubercolosi resistente ai farmaci assieme al delamanid, ancora in fase sperimentale. Dopo quasi cinque decenni di assenza di ricerca e sviluppo sulla tbc per Msf “è assolutamente necessario investire nella ricerca per definire il modo migliore per utilizzare questi nuovi farmaci e per rendere la cura largamente disponibile per trattare il numero crescente di persone affette da tbc multi-resistente”. Ma i ricercatori e le aziende farmaceutiche ha ricordato Msf “hanno adesso un ruolo fondamentale da svolgere nello sviluppo di queste terapie, da utilizzare su ampia scala per evitare l’espandersi dell’epidemia e questo potrà accadere solo se le aziende collaboreranno e i ricercatori accelereranno gli studi su nuove combinazioni di farmaci. Garantire per questi farmaci prezzi accessibili a tutti sarà poi un’ulteriore sfida che attende le case farmaceuticheha ricordato Cohn.

Per mantenere alta l’attenzione sulla Campagna Stop TB il 24 marzo scorso in occasione della Giornata Mondiale contro la Tubercolosi Msf ha avanzato queste e altre richieste nel manifesto “Test me, treat me” (.pdf) sollecitando altre organizzazioni non governative a unirsi al loro appello per un intervento urgente nel campo della ricerca e per il perfezionamento delle nuove cure. Per l’associazione internazionale se le misure messe in atto per affrontare la tubercolosi multi-resistente non saranno significativamente rafforzate, compresa l’eliminazione delle barriere che impediscono la ricerca di migliori combinazioni di farmaci e l’ampliamento della cura, il tasso di incidenza della tbc multi-resistente continuerà ad aumentare in tutto il mondo e una storica opportunità di incrementare i tassi spaventosamente bassi di guarigione verrà sprecata.

Di fatto, nonostante i progressi e le speranze non mancano i timori. “Proprio quando la tbc dovrebbe essere considerata una priorità a livello mondiale, stiamo invece assistendo al suo declassamento a questione di minore importanza. Questo è inaccettabile”, ha affermato Manica Balasegaram, direttore esecutivo della Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenzieli di Msf. Il Fondo Globale fornisce oggi circa il 90% del sostegno internazionale contro la tubercolosi, ma ha recentemente ridotto la quota destinata alla malattia (l’Italia deve versare ancora i contributi promessi nel 2009 e nel 2010). Al prossimo incontro per il suo rifinanziamento, entro la fine dell’anno, i donatori devono assicurarsi che il Fondo sia adeguatamente sovvenzionato in modo che i Paesi riceventi abbiano il sostegno necessario a rafforzare la risposta contro la tbc multi-resistente. “Con un trattamento migliore in arrivo, infatti, i Paesi colpiti devono intensificare gli sforzi per diagnosticare e curare la tbc multi-resistente da subito, in modo che solidi programmi siano già in piedi una volta che i nuovi farmaci saranno introdotti” ha concluso la Balasegaram.

Intanto nel Belpaese i casi di tbc nel 2012 sono stati circa 5.000 in gran parte concentrati nella Capitale, “un numero da non sottovalutare, - ha dichiarato Giorgio Besozzi, dell'associazione Stop Tb Italia - perché paradossalmente non siamo più in grado di combattere contro questa malattia: il limitato numero di casi ha provocato una perdita di esperienza nella classe medica che si traduce in ritardo diagnostico e scorretto monitoraggio del trattamento”. Un motivo in più per non smettere di investire nella ricerca.

Alessandro Graziadei

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