Sri Lanka: lo “sviluppo” idrico senz’acqua

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Foto: Omlanka.net

Si chiama “Uma Oya Multipurpose Project” ed è stato approvato durante il governo di Mahinda Rajapaksa conclusosi nel 2015. Si tratta di un megaprogetto di sviluppo idrico che attraverso la costruzione di una cisterna e una rete di distribuzione per l’utilizzo urbano dell’acqua a 28 km da Ella - Bandarawela, nel distretto di Badulla della provincia di Uva, ha finito per prosciugare i terreni di un’intera valle. Stime ancora non ufficiali dei primi mesi del 2017 parlano di 600 tonnellate di raccolto andate perdute e di almeno 42 villaggi afflitti da una siccità cronica che costringe la popolazione locale a percorrere ogni giorno decine di chilometri per potersi lavare e raccogliere acqua da bere. Per questo nelle scorse settimane almeno 20mila persone, sono scese in strada per manifestare contro il progetto che ha distrutto i loro mezzi di sussistenza e si è sommato ad una siccità che dura da mesi. La manifestazione è stata organizzata dagli attivisti del “People’s Movement against the destructive Umaa Oya Project” che hanno denunciato al portale di giornalisti indipendenti The Catamaran le difficili condizioni di vita di questi ultimi due anni, cioè da quando è entrato a pieno regime il progetto idrico.

Per P.B. Sanjeewa, un agricoltore del distretto di Badulla “Grazie al nostro raccolto, vivevamo un’esistenza dignitosa. Da due anni non abbiamo più acqua. I fiumi, i ruscelli e i canali sono prosciugati. Ora riusciamo a lavarci al massimo due volte a settimana, ma dobbiamo recarci molto lontano”. Inoltre “migliaia di acri di terreno coltivati sono andati distrutti”. La signora Musameel, madre di quattro figli in età scolare, ha ricordato che il Governo concede un risarcimento di 500 rupie a settimana [quasi 3 euro] per poter comprare l’acqua, “ma non bastano mai. Siamo costretti ad andare in un altro villaggio per fare il bagno”. Niaas Musameel, il figlio di 16 anni, conferma: “Soffriamo molto. La gente deve viaggiare o percorrere a piedi almeno sette chilometri per trovare acqua potabile e potersi lavare”. Un problema sollevato anche dal più fortunato Manatungage Maalasri, un autista di rickshaw presente alle manifestazioni: “Con il mio mezzo, io posso trasportare la mia famiglia in posti lontani. Ma che dire di coloro che non hanno questo privilegio? Come fanno gli anziani e i malati?”. Romesh Madusanka, un commerciante locale, ha rimarcato che “Negli argini dei fiumi non scorre più acqua. Mancano le risorse idriche per irrigare le coltivazioni”.

Come se non bastasse, oltre ai disagi dovuti al difficile approvvigionamento idrico, la costruzione dell’enorme cisterna di contenimento dell’acqua ha provocato smottamenti nel terreno, che hanno creato crepe nelle abitazioni e lungo i campi dei villaggi di Bandarawela, Medaperuwa, Udaperuwa, Egodagama, Palleperuwa, Heel Oya e Weragala. Infine oltre ai danni a strutture e raccolti, anche il comparto turistico sta pagando un prezzo elevato. Lasantha de Silva, dell’ufficio stampa del servizio radio della comunità di Uva, ha ricordato a The Catamaran che in passato Bandarawela “era una nota meta turistica che attraeva tantissimi visitatori stranieri e locali. Lo splendido paesaggio, il clima mite e ventilato avevano reso questo luogo un vero paradiso. Ma ora ogni cosa si è trasformata in un inferno”. Adesso “Le bellissime comunità di villaggio che un tempo erano state nutrite e benedette dal magnifico ambiente naturale, per ironia della sorte oggi bramano l’acqua”.

Al momento è stato attivato dal Governo un numero verde per le emergenze ed è stata inviata una task force di tecnici in nove dei distretti fra i più colpiti per far fronte all'emergenza, visto che solo in quello di Trincomalee circa 440 famiglie (per un totale di 1.381 abitanti) sono senza acqua. Lo stesso avviene nel distretto di Kandy, dove 679 famiglie (2.510 persone) lamentano un accesso limitato alle risorse idriche. Anche nei distretti di Mannar e Jaffna la popolazione locale subisce gli effetti della mancanza di piogge (oltre 34mila persone nel primo e più di 85mila nel secondo). Secondo un rapporto dello scorso gennaio del World Food Program (Wfp), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della fame nel mondo, oltre 900mila persone stanno subendo le conseguenza di una grave siccità, la peggiore dal 2006. Lo studio dell’organismo internazionale evidenziava come su 25 distretti, almeno 23 si trovano in pericolose condizioni di carenze idriche e di conseguenza alimentari. In alcune zone le piogge non cadono dallo scorso marzo, in altre da giugno. Inoltre le temperature subiscono una notevole escursione termica tra il giorno e la notte, creando ulteriori disagi alla popolazione.

Per scongiurare altre sofferenze e ingraziarsi il favore della natura, i contadini tamil delle aree colpite da mesi hanno iniziato a celebrare il rituale indù del puja (offerta agli dei), con il quale stanno invocando l’arrivo delle piogge. Adesso però sono anche scesi anche in piazza per "invocare" anche un intervento del Governo e trovare urgentemente un rimedio per un progetto di “sviluppo” idrico che al momento lascia senz’acqua.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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