“Cibo per tutti”: l’azione del singolo che fa la differenza

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Il mercato di Campagna Amica - Foto: A.Toro

“Adottare uno stile di vita che riduce lo spreco e sceglie alternative solidali e sostenibili di consumo; conoscere il sistema finanziario e le iniziative di finanza etica, costruire una società di pace basata sull’educazione alla non violenza e alla cittadinanza globale, è compito di tutti, anche compito nostro”. E’ un enorme invito all’azione e alla responsabilità - innanzitutto individuale e poi collettiva – quello lanciato da Caritas, insieme a Focsiv, e a tanti altri organismi, associazioni, movimenti e media cattolici italiani, che in occasione della Giornata Mondiale della Terra si sono riuniti a Roma per fare un punto della situazione e promuovere una grande campagna globale per il diritto al cibo, anche in vista dell’Expo e dell’avvio dei nuovi Obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile.

Il richiamo è al superamento di una società, la nostra, che ancora mette al centro il consumo e la mercificazione, abbandonando tutto il resto alla miseria dell’indifferenza. “Parliamo di diritto al cibo come diritto alla vita e alla dignità umana – spiega il presidente di Focsiv Gianfranco Cattai – quella dignità che oggi affonda nel Mediterraneo insieme a migliaia di donne, uomini e bambini in fuga da condizioni di vita inumane”. La fame e la povertà nel sud del mondo, così come i conflitti alimentati dai nostri governi e dai signori della guerra, o la speculazione delle grandi aziende che ricercano solo il profitto a discapito dei più deboli: sono proprio queste le vere cause che ogni giorno spingono le persone a rischiare tutto pur di trovare un futuro più dignitoso. “Il diritto al cibo è diritto alla vita - continua Cattai – per questo il nostro imperativo deve essere: conoscere, educare, denunciare e agire”.

La molla arriva in primis dalla denuncia di papa Francesco, che più volte ha ricordato come nel mondo ci sia in realtà abbastanza cibo per tutti, “eppure circa un miliardo di persone soffre la fame”. Un problema che, come spiega l’economista e docente di Economia dell’Università Tor Vergata, Leonardo Becchetti, non sta in realtà nella produzione di cibo – se ne produce fin troppo! – ma nella distribuzione della ricchezza, di quella famosa torta la cui fetta più grossa è controllata da quel misero 1% più ricco del pianeta. “La fame, la povertà, la disuguaglianza, non sono malattie di cui non conosciamo la cura – afferma Becchetti – Il problema è che questa cura non viene applicata, e oggi l'economia rimane quella cosiddetta ‘delle due mani’, ovvero formata dal mercato e dalle istituzioni che secondo i cittadini dovrebbero mettere le cose a posto e distribuire il benessere per tutti”. Di fronte a questa ignavia ed egoismo collettivo, niente di strano che le aziende continuino semplicemente a ricercare il loro profitto, a discapito dell’etica. “E’ qui che dovrebbero entrare in gioco le altre due mani, ovvero le imprese civili responsabili, come le banche etiche, il commercio equo solidale, il bio, ma soprattutto i cittadini stessi, i quali si devono fare protagonisti. In che modo?  Votando con il portafogli”.

Solo così i cittadini, attraverso l’unione delle azioni dei singoli, possono riuscire davvero a influenzare il mercato e con esso la politica. “Già stiamo raccogliendo dei frutti – spiega Becchetti – con un 30% di fondi d’investimento in Europa che votano col portafoglio e selezionano le aziende eticamente più responsabili”. In questo modo il cittadino esce dalla passività, e si fa promotore (anche per auto-interesse) di un nuovo stile di vita, basato ricerca del bello e del buono nei consumi e nei risparmi. Contemporaneamente le aziende sono costrette ad andargli dietro: “Lo slogan è che nessuna azienda è così grande da poter ignorare i propri consumatori” commenta Becchetti, illustrando tutti i vantaggi di questo nuovo sistema che non deve essere mero boicottaggio, semmai il contrario: “Il meccanismo dev’essere anche di tipo premiale, perché la premiazione da parte dei cittadini delle aziende migliori in senso etico crea ‘concorrenza’ ed emulazione. E qui la battaglia si gioca tutta sulla comunicazione, cultura e sensibilizzazione”. 

Eppure c’è ancora molto da fare: “Già solo intendere il cibo come merce è sbagliato, eppure si continua a speculare su di esso” spiega Flaminia Giovannelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che pone l’accento sulla nuova enciclica di Papa Francesco, quella sull’agricoltura famigliare in cui “al centro c’è la persona in quanto essere umano e custode del Creato”. La scelta stessa della sede per l’incontro, ovvero il bellissimo mercato di Campagna Amica al Circo Massimo, fatto dall’unione di contadini e coltivatori e caratterizzato dalla filiera corta e prodotti a chilometro zero, è una testimonianza di questo spirito che vede i cittadini chiamati in prima persona a una scelta consapevole e responsabile e alla riscoperta di quei valori che affondano le loro radici nel rispetto dell’altro e della natura, nell’incontro, nel rifiuto dello spreco e della passività.

Ma per diffondere questi valori e modelli a livello globale “è necessario pima di tutto un grande investimento culturale. Non possiamo, infatti, illuderci di poter vincere le mille facce dell’ingiustizia senza una generale rieducazione a nuovi stili di vita” sottolinea il segretario generale della Cei Nunzio Galantino, intervenuto anche lui all’incontro. Galatino richiama all’attenzione “l’urgenza di scelte coraggiose per combattere la povertà globale, rimuovere le cause della fame e le fonti di una diseguaglianza sempre più profonda, porre un freno alle derive di un sistema finanziario fuori controllo e rispondere alla domanda di giustizia che sale dalla terra al cielo”.

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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