Droghe

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La droga è sempre un surrogato. E precisamente un surrogato della cultura. [...] la droga viene a riempire un vuoto causato appunto dal desiderio di morte e che è dunque un vuoto di cultura. (Pier Paolo Pasolini)

 

Introduzione

La definizione farmacologica indica come droghe tutte le sostanze chimiche, naturali o artificiali volte a modificare la psicologia o l’attività mentale degli esseri umani, il che significa che nel novero delle droghe non vanno inserite solo le sostanze illegali ma anche quelle legali, come il caffè, il tè, le bevande alcoliche e il tabacco. Quest’ ultime due provocano ogni anno nel mondo milioni di decessi, un numero ben più elevato di quelli causati dalle droghe illegali.

Molte droghe sono conosciute fin dall’antichità e sono state utilizzate regolarmente per secoli da diverse civiltà per scopi medici ma anche religiosi, mistici e sociali. Basti pensare all’uso delle foglie di Erythroxylon coca (dalle quali si ottiene la cocaina) effettuato dalle popolazioni sudamericane, o a sostanze allucinogene come il peyote, considerato sacro dagli Aztechi. Secondo alcuni studi la cannabis sativa (dalla quale si ottiene la marijuana) veniva impiegata già intorno al 2700 a.C., così come un’utilizzazione millenaria ha sicuramente anche l’oppio, usato dalle culture greca, araba, egizia e romana sia per trattare un’ampia gamma di problemi medici sia a scopo voluttuario.

Fino alla fine del XIX secolo diverse droghe, soprattutto gli oppiacei, erano liberamente disponibili e largamente diffuse. Agli inizi del XX secolo, però, con le prime analisi scientifiche sugli effetti del loro abuso, unite al diffondersi di pregiudizi, la legislazione contro le varie droghe fu inasprita drasticamente. Nel 1914 negli Stati Uniti l’Harrison Narcotic Act vietò l’impiego degli oppiacei per fini non curativi e mise sotto stretto controllo l’utilizzo della maggior parte degli stupefacenti.

Un discorso diverso può esser fatto per i derivati della cannabis, la droga più utilizzata al mondo, che non solo negli Stati Uniti ma anche in molti Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno “goduto” di leggi particolarmente severe e sproporzionate rispetto all’effettiva pericolosità della sostanza stessa, probabilmente dovute a una marcata discrepanza tra il pericolo reale e quello percepito dalla società. Nonostante diversi rapporti internazionali redatti da commissioni di esperti escludessero qualunque nesso tra la marijuana e la criminalità o che l’impiego di marijuana inducesse all’uso di droghe più pesanti (Rapporto della Commissione indiana sull’uso della cannabis, 1894; Rapporto La Guardia, sindaco di New York, 1944; Rapporto consultivo britannico, 1968) essa continuava a essere percepita come una minaccia. Dagli anni ‘60 in poi la cannabis (e altre sostanze come l’LSD) ha iniziato a diventare una sostanza particolarmente diffusa tra i giovani e ad assumere anche significati simbolici di cultura alternativa all’interno del più ampio scontro generazionale e sociale in atto. Anche per questo, probabilmente, le istituzioni hanno continuato a vedere in tale droga una minaccia ben più grave del valore effettivo.

Da alcuni anni, invece, assistiamo in diversi Paesi europei alla revisione dell’indirizzo legislativo e alla depenalizzazione del semplice possesso della sostanza stessa, anche se un’unanimità di interpretazioni è ben lontana dall’essere raggiunta. Ad esempio, in Olanda, l’ipotesi di una legalizzazione della marijuana era già stata avanzata dalla Commissione governativa fin dagli inizi degli anni ’70, mentre in Paesi come l’Italia si è preferito adottare una politica particolarmente coercitiva. Con la legge 49/2006 si è assistito ad un inasprimento delle pene, sotto l’aspetto sia della pericolosità che delle sanzioni, con l’inedita equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere.

 

Le politiche internazionali per la lotta alla droga

Esattamente un secolo fa si apriva a Shangai la prima conferenza internazionale sulla droga che avviava l’ormai centenaria politica proibizionista, mentre si è concluso il decennio proclamato dalle Nazioni Unite per la lotta contro la droga, denominato “Per un mondo libero dalla droga per il 2008 – si può fare” e che si poneva l’ambizioso obiettivo di “azzerare, o quantomeno significativamente ridurre, la produzione, la vendita e il consumo di droghe”.

La Dichiarazione politica pubblicata al termine della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale dell’ONU (UNGASS) del 1998 richiese, tra l’altro, che le legislazioni nazionali rafforzassero i programmi a favore del Piano d’azione contro la lavorazione illecita, il traffico e l’abuso di droghe sintetiche promuovendo una cooperazione multilaterale, regionale, sub-regionale e bilaterale a livello sia legislativo che giuridico.

Nonostante le dichiarazioni del Direttore Esecutivo dell’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) sull’efficacia delle strategie adottate negli ultimi decenni per il controllo della droga, i risultati evidenziati sia dall’International Narcotics Control Board (INCB) che dai World Drug Report 2008 e 2009 dell’UNODC stesso, sembrano purtroppo avallare le posizioni particolarmente critiche contro le politiche finora adottate dalla comunità internazionale. Secondo i diversi rapporti, infatti, i consumatori di cannabis sono cresciuti costantemente dal biennio 1997/1998 al biennio 2006/2007 raggiungendo i 166 milioni di unità, così come è aumentata drammaticamente la produzione di oppio (in Afghanistan addirittura raddoppiata dal 2005 al 2007) e di cocaina (in Colombia + 27% solo nel 2007 rispetto all’anno precedente).

La strategia delle Nazioni Unite basata principalmente su un approccio repressivo e proibizionista sembra dunque non aver funzionato. La fase di revisione delle politiche globali prevista per il 2008/2009 ha rappresentato un’ottima opportunità per non limitarsi a ribadire la continuazione delle iniziative già in atto ma per affrontare gli attuali limiti dei programmi esistenti.

 

Proposte non repressive

Proprio per risolvere almeno in parte i principali problemi che ostacolano il raggiungimento di risultati efficaci nella lotta alle droghe, numerosi network e associazioni della società civile impegnati nel settore hanno avanzato proposte concrete in vista della Conferenza internazionale di Vienna del marzo 2009. Quattro sembrano risultare le questioni-chiave particolarmente importanti e urgenti da affrontare:

- La prima riguarda una riforma strutturale all’interno dell’ONU con lo scopo di coordinare tutte le organizzazioni che si occupano direttamente e indirettamente dell’ampia problematica legata alla droga affinché si crei un efficiente meccanismo sistemico.

- La seconda mira a un ripensamento della strategia adottata nel 1998 dell’eradicazione forzata delle coltivazioni illegali, che purtroppo, oltre a non aver prodotto i risultati sperati, ha generato una serie di conseguenze controproducenti, accentuando il conflitto sociale nonché l’impoverimento e l’abbandono dei terreni e delle case da parte dei contadini. I miliardi di dollari spesi per una simile politica andrebbero invece investiti per programmi di sviluppo alternativo, che potrebbe rivelarsi il metodo più efficace per contenere e ridurre le coltivazioni.

- La terza questione è rappresentata dall’inadeguata difesa dei diritti umani. Le attuali politiche globali contro la droga rischiano di criminalizzare tutte le persone legate al commercio di droga (non solo i trafficanti o gli spacciatori ma anche i contadini e i consumatori). Tali stigmatizzazioni hanno portato in diversi Paesi a palesi violazioni dei diritti umani, tra cui numerosi abusi da parte delle forze dell’ordine e addirittura la pena di morte per reati legati alla droga.

- La quarta questione, forse la più controversa, riguarda la riduzione del danno, ossia misure finalizzate a tutelare la salute dei consumatori attraverso la prevenzione delle overdose e la cura per le infezioni da HIV.

La società civile, dunque, richiede un cambiamento significativo nelle politiche finora adottate dall’ONU attraverso l’utilizzazione di linee-guida più ampie: non più solo azioni repressive per contrastare l’offerta del prodotto ma iniziative volte ad agire sulla domanda, come la prevenzione e la riduzione del danno, che sempre più Paesi europei hanno iniziato ad utilizzare con sperimentati vantaggi.

 

La Conferenza di Vienna e la posizione italiana

Alla Conferenza di Vienna organizzata appunto per valutare le globali politiche decennali lanciate dall’ONU nella lotta alla droga, proprio il tema della riduzione del danno ha provocato un aperto contrasto tra i Paesi partecipanti. L’Unione Europea ha infatti insistito affinché il concetto di riduzione del danno, già inserito nel suo piano d’azione 2009-2012 e volto a contrastare le conseguenze più gravi del consumo, fosse menzionato nella dichiarazione finale.

Una posizione opposta è stata però assunta da altri Paesi, tra cui gli Stati Uniti e l’Italia (unico tra i membri UE) convinti che una simile strategia avrebbe potuto indebolire la politica di tolleranza zero che l’ONU ha da tempo deciso di adottare nella lotta alla droga. Ad esempio la strategia sulla tossicodipendenza del governo italiano, come sottolineato dal Sottosegretario Giovanardi alla V Conferenza nazionale governativa sulla droga e la tossicodipendenza è basata su due concetti chiave, ossia che
- “Non esiste un diritto a drogarsi e questa azione è da considerarsi illecita per i danni che il consumo delle sostanze arreca alla singola persona e alla società;
- ogni terapia, intervento sulla persona tossicodipendente per la tutela e il ripristino della sua salute e della sua integrazione sociale e lavorativa è accettabile, purché sia inserito in un programma più ampio dove il fine ultimo sia il recupero totale della persona”.

Il rafforzamento dei servizi a bassa soglia e l’incremento dei progetti di riduzione del danno contrastano dunque con i principi della politica italiana in merito, benché una ricerca del CNCA abbia messo in evidenza che esistono attualmente in Italia circa 250 progetti che adottano lo strumento della riduzione del danno con ottimi risultati sia sul piano sanitario che su quello dell’assistenza ai consumatori ad alto rischio.

La Conferenza di Vienna ha visto comunque prevalere la posizione degli Stati dell’UE, che sono riusciti a far approvare una formula che nell’ambito dei “servizi di sostegno” includesse anche i programmi di riduzione del danno, e ciò è stato considerato da più parti come un segnale positivo sulla via della consapevolezza della necessità di nuove politiche a livello globale. Diversi Paesi sembrano infatti aver compreso che le politiche basate esclusivamente sul proibizionismo e la distruzione dei campi illegali non producono risultati soddisfacenti se non supportate da maggiori sforzi politici ed economici nel campo sociale, educativo e anche sanitario.

L’analisi dei dati effettuata a Vienna, del resto, ha evidenziato il fallimento delle strategie adottate negli ultimi anni, dato l’incremento dei traffici.

 

Il cuore della produzione: i casi di Afghanistan e Colombia

I dati più recenti indicano come l’Afghanistan e la Colombia, nonostante i molteplici sforzi della comunità internazionale concretizzati anche attraverso strategie molto dure all’interno dell’ampia drug war, non solo rimangano i principali Paesi produttori di droghe illegali ma abbiano addirittura incrementato la loro produzione. Nonostante l’azione di controllo ed eradicazione dei campi messa in atto dagli eserciti occidentali e la conseguente riduzione delle coltivazioni di oppio, i dati del 2008 sono preoccupanti: la produzione illegale di oppio in Afghanistan è raddoppiata dal 2005 al 2007 e ad oggi il Paese produce il 90% dell’oppio mondiale.

La situazione appare ancor più grave se ci si sofferma sul fatto che più di 3/4 dell’oppio afghano viene prodotto nelle regioni al di fuori del controllo governativo, fornendo quindi un ingente fonte di guadagno per i talebani e mettendo seriamente a rischio anche le operazioni militari e politiche condotte dall’Occidente.

Ancor più grave, per alcuni versi, è la condizione della Colombia, maggior produttore mondiale di cocaina. In questo caso si assiste non solo al fallimento delle misure messe in atto per contrastare il narcotraffico, soprattutto da parte del governo statunitense attraverso il Plan Colombia, ma addirittura, come viene denunciato dall’associazione antimafia Libera, a duna “non sempre corretta” interpretazione dei dati da parte di Washington e dell’UNODC sulla produzione di droga del Paese sudamericano per nascondere l’inefficacia delle operazioni antidroga effettuate.

Lo studio di Libera, basandosi sul confronto prettamente quantitativo dei dati forniti dall’UNODC e di quelli offerti dalle forze di polizia e militari impegnati nelle operazioni contro la produzione delle droghe illecite, denuncia che le quantità di droga sequestrate sarebbero assai maggiori di quelle che, secondo l’UNODC, sono state prodotte, così come la superficie dei campi illegali distrutta sarebbe molto più ampia di quella che risulta essere coltivata.

Produzione mondiale di cocaina secondo il Rapporto Annuale dell’UNODC

2003 2004 2005 2006 2007
Rapporto 2005 674 687 - - -
Rapporto 2006 784 937 910 - -
Rapporto 2007 859 1.008 980 984 -
Rapporto 2008 859 1.008 980 984 994

Fonte: UNODC, Drug Report 2005, 2006, 2007, 2008

Come si evince dalla tabella, i dati sono spesso sottostimati, ma nel rapporto dell’anno successivo si è costretti ad aumentarli per evitare che la quantità sequestrata superi quella prodotta.

 

Bibliografia

- Arnao, G. Rapporto sulle droghe Milano, Feltrinelli, 1976
- Buzzi, C.; Cavalli, A.; Delillo, A. (a cura di) V rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia Bologna, Il Mulino, 2002 Trattato completo degli abusi e delle dipendenze
- Nizzoli, U.; Pissacroia, M. Trattato completo degli abusi e delle dipendenze Padova, Piccin Nuova Libreria, 2002
- Labrousse, A.; Koutouzis, M. Geopolitica e geostrategia delle Droghe Trieste, Asteroide editore, 1996
- Julien, R.M. Droghe e farmaci psicoattivi Bologna, Zanichelli, 1997
- Zuffa, G. I drogati e gli altri: le politiche di riduzione del danno Palermo, Edizione Sallerio, 2000

 

Documenti

Rapporto 2008 dell’INCB
World Drug report 2008
World Drug report 2009

 

Convenzioni internazionali

Convenzione delle Nazioni Unite sui Narcotici 1961
Convenzione delle Nazioni Unite sulle Sostanze Psicotrope 1971
Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di narcotici e sostanze psicotrope 1988

 

(Scheda realizzata con il contributo di Emanuela Limiti)

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Video

La cocaina uccide