Aids

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"La cosa più importante nella scienza è non smettere mai d'interrogarsi".

(Albert Einstein)

 

Introduzione

AIDS (Acquired Immune Deficiency Sindrome) è l'acronimo inglese della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. Nelle persone affette da questa malattia le difese immunitarie normalmente presenti nell'organismo sarebbero fortemente indebolite a causa di un retrovirus chiamato HIV (Human Immunodeficiency Virus) e non sono più in grado di contrastare l'insorgenza di infezioni e malattie - più o meno gravi - causate da altri virus, batteri o funghi. Per questo motivo l'organismo di una persona contagiata subisce malattie e infezioni che, in condizioni normali, potrebbero essere curate facilmente.

I progressi della ricerca scientifica e l'uso della terapia HAART (Highly Active Anti-Retroviral Therapy) hanno reso possibile allungare la vita delle persone sieropositive (cioè risultate positive al test) per molti anni. Ma sono molte le questioni controverse che riguardano l'argomento, comprese le cure. La ricerca non basta, e il caso del 2001 della Big Pharma in Sud Africa la dice tutta. Il problema non è solo la ricerca ma l'accesso ai farmaci considerati salvavita. E' in gioco il riconoscimento del diritto umano alla salute.

 

Scoperta della malattia

La malattia viene individuata nei primi anni '80 in alcune persone di San Francisco. Inizialmente si credeva colpisse soprattutto gli omosessuali, ma ben presto ci si rese conto che il pericolo di contagio riguardava tutti. Nel 1983 il professore francese Luc Montagnier comunica di aver scoperto un nuovo retrovirus, quello che causerebbe l'AIDS. L'anno successivo lo statunitense Robert Gallo, in una conferenza stampa fa più o meno lo stesso annuncio cambiando però il nome al retrovirus che poi prenderà il nove di HIV. Da qui nasce una disputa sulla paternità della scoperta che oggi pare risolta, visto che il nobel per la medicina 2008 è stato consegnato a Françoise Barrè-Sinoussi e Luc Montagnier proprio per questa scoperta. La Sindrome da Immunodeficienza Acquisita viene da ora in poi indicata come lo stadio clinico terminale dell’infezione da parte del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv).

Gli studiosi definiscono l’Hiv come un virus a Rna che appartiene a una particolare famiglia virale, quella dei retrovirus, dotata di un meccanismo replicativo unico. Grazie a uno specifico enzima, la trascrittasi inversa, i retrovirus sarebbero in grado di trasformare il proprio patrimonio genetico a Rna in un doppio filamento di Dna. Questo va ad inserirsi nel Dna della cellula infettata (detta "cellula ospite") e da lì dirige di fatto la produzione di nuove particelle virali. L'infezione da Hiv provocherebbe quindi un indebolimento progressivo del sistema immunitario (immunodepressione), aumentando il rischio di infezioni e malattie da parte di virus, batteri, protozoi e funghi, potenzialmente letali nel lungo termine, ma che in condizioni normali potrebbero essere curate senza troppe difficoltà. Dopo essere entrata in contatto con l'Hiv, una persona può diventare sieropositiva e cominciare così a produrre anticorpi diretti specificamente contro il virus, dosabili nel sangue. La sieropositività - riscontrabile dai test - implicherebbe che l'infezione è in atto e che è dunque possibile trasmettere il virus ad altre persone. La comparsa degli anticorpi, però, non è immediata. Esisterebbero tre diverse modalità di trasmissione dell’Hiv: per via ematica, per via sessuale e per via materno-fetale.

 

Le cure

A distanza di qualche anno dall'annunciata scoperta, la multinazionale Wellcome - divenuta poi Glaxo Wellcome e oggi GlaxoSmithKline - lancia il primo farmaco contro l’AIDS, l’Azidotimidina, abbreviato con AZT. Numerose critiche e studi alternativi dimostrarono però quanto questo tipo di terapia fosse dannosa (in realtà il farmaco già usato per curare le neoplasie venne abbandonato perché ritenuto troppo tossico), soprattutto se somministrata a dosi elevate. Oggi viene utilizzata per evitare la trasmissione del virus tra madre e figlio. Si sperimentarono così gli inibitori della proteasi ma i benefici clinici di questi farmaci non sono a tutt'oggi ancora stati provati, lo stesso scienziato che li ha ideati il dottor David Rasnik invita alla massima cautela.

Oggi la terapia più diffusa contro l'infezione da Hiv per le persone definite sieropositive è la HAART (Higly Active Anti-Retroviral Therapy). La terapia è composta da più farmaci antiretrovirali che permetterebbero di ridurre la carica virale e migliorare la situazione immunitaria. A causa della forte tendenza dell'HIV a mutare, è necessario - secondo i sostenitori di questa terapia - non soltanto trovare farmaci sempre nuovi, ma anche adottare delle terapie combinate. In questo modo si cercherebbe di ridurre al minimo o quantomeno di ritardare l'insorgenza di ceppi virali multi resistenti. Attualmente sono in corso studi per mettere a punto un vaccino efficace, che possa associare a una azione preventiva anche una possibile azione terapeutica. Nei Paesi occidentali i successi terapeutici contro l'Aids sono in gran parte attribuiti ai risultati ottenuti dalla ricerca scientifica. Le attuali strategie terapeutiche non consentono la guarigione dall'infezione ma permetterebbero solo di tenerla sotto controllo.

 

Le Campagne Mondiali

Considerato l'altissimo numero di persone coinvolte, tra sieropositivi e ammalati di Aids e le scarse e spesso sbagliate informazioni sull'argomento, nel 1996 viene inaugurato il Programma delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS - meglio conosciuto come UNAIDS - con il fine di promuovere e coordinare a livello internazionale la lotta contro la pandemia globale di HIV e AIDS.

UNAIDS lavora in stretto contatto con UNICEF, PNUD, UNFPA, ACNUR, OMS, UNESCO, Banca Mondiale, UNODC, PAM ed ILO. Obiettivi principali sono quelli di impedire la diffusione del virus HIV, migliorare l’assistenza sanitaria delle persone che già vivono con il virus HIV o l’AIDS, mitigare le ripercussioni sociali ed economiche della pandemia. Nel 2000 la lotta all'HIV/AIDS, insieme alla malaria e tubercolosi viene inclusa tra gli otto Obiettivi del Millennio. Il sesto degli obiettivi si propone di arrestare ed invertire la tendenza alla crescita dell’HIV /AIDS e delle altre gravi malattie entro il il 2015.

Nel 2001 nasce il Fondo Globale per la Lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria (GFATM ) in occasione del G8 di Genova. Tra gli obiettivi del fondo c'è quello di garantire l’accesso universale alle cure. Anche l’Italia fa parte del Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale ma, ad oggi, la sua efficacia è stata limitata proprio dai paesi del G8 che, al momento dell’istituzione, si sono opposti al meccanismo del finanziamento obbligatorio optando per un sistema basato su donazioni volontarie biennali. Da allora anche per ragioni dovute a volontà politica altalenante, il Fondo si è trovato continuamente in difficoltà finanziarie. In verità, la difficoltà non fu solo il finanziamento del fondo ma come allocare i denari e quindi le partnership sui territori. Il fondo da un lato ha fatto sorgere un pullulare di organismi incompetenti che hanno scialacquato, in assenza di regia, le risorse e dall’altro ha finanziato le multinazionali del farmaco che appositamente tenevano i prezzi alti. Ciò non significa che il Fondo non abbia un senso ma deve essere accompagnato dal rafforzamento delle istituzioni.

Tra le iniziative di sensibilizzazione è da ricordare la Giornata Mondiale per la lotta all'HIV/AIDS che è arrivata ormai alla ventesima edizione , il 1° dicembre di ogni anno. L'iniziativa fu promossa da UNAIDS e ora la sua organizzazione è affidata alla World Aids Campaign. Per dare più forza ai messaggi di prevenzione e potenziare la raccolta di fondi per i programmi in campo, UNICEF e UNAIDS hanno lanciato nel 2007 "Uniti per i bambini, Uniti contro l'AIDS" una campagna globale che dal suo lancio e fino al 2010 si propone di invertire la rotta nella lotta alla pandemia. Obiettivi della campagna sono noti come le quattro P: Prevenire il contagio tra madre e figlio - Procurare le cure mediche - Prevenire la diffusione del contagio tra gli adolescenti e i giovani - Proteggere e aiutare i bambini colpiti dall'HIV/AIDS.

Nel dicembre 2007 a Palazzo Chigi l'allora Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, ricevette una delegazione - in rappresentanza delle organizzazioni impegnate nella campagna - che consegnò 340 mila firme chiedendo al Governo italiano un impegno concreto su quattro obiettivi specifici:adempimento agli obblighi internazionali in materia di HIV/AIDS, anche tramite l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio sui fondi destinati - assegnazione di almeno il 20% delle risorse destinate alla prevenzione e cura dell'HIV a trattamenti pediatrici - sensibilizzazione permanente degli adolescenti e loro partecipazione alle campagne - accesso ai farmaci e impegno per la ricerca. L'ultimo rapporto sulla campagna (.pdf) raccomanda di migliorare l'accesso dei giovani alle strategie di prevenzione.

 

I dissidenti

Non tutti però sono d'accordo son la scienza ortodossa. Oggi è sempre più numeroso il gruppo di studiosi considerati "eretici" che mettono in dubbio molto di quello che si è finora detto e scritto riguardo all'AIDS e all'HIV: l'esistenza stessa di un virus, il collegamento diretto tra malattia e virus, l'attendibilità dei test attualmente in commercio che ne diagnosticherebbero la presenza e non ultima, l'efficacia delle relative cure disponibili. Alcuni dei cosiddetti dissidenti fanno parte del Perth Group, un gruppo di scienziati formatosi nel 1981 e che presenta dei lavori alternativi a quelli maggiormente diffusi. Già alla fine degli anni '80 il professor Peter Duesberg, virologo, membro dell’Accademia Americana delle Scienze dichiarò che l’AZT - l'unico farmaco fino ad allora esistente - non solo non stava aiutando nessuno ma addirittura stava accelerando la morte di migliaia di pazienti. Duesberg non è l'unico, il dottor. Kary Mullis - premio nobel per la chimica del 1993 - dichiara che L’AZT è un chemioterapico che già nel 1967 era stato ritirato dal commercio per la sua eccessiva tossicità. La critica più importante rivolta al farmaco è che l'AZT veniva prescritto ogni giorno a migliaia di persone nel mondo, inclusi i bambini, per sconfiggere il virus dell’HIV, che - secondo questa parte della scienza - ancora nessuno sa con certezza se è o non è la causa dell’AIDS.

Alla fine del 1995 si mette in commercio negli Stati Uniti, la seconda generazione di farmaci anti AIDS, gli inibitori della trascrittasi inversa, considerati cugini dell’AZT, e come in quel caso, non sono mai stati completati gli studi riguardo gli effetti che questi farmaci avranno a lungo termine. Sulla loro efficacia il suo inventore - David Rasnick - dice che sicuramente fermano la replicazione del virus dell’HIV. Ma il dubbio è se sia ancora credibile che l’HIV sia la causa dell’AIDS. Oggi le cure più diffuse sono quelle composte dai cocktail anti AIDS. Ma anche su questi ci sono forti critiche. Secondo questa parte della scienza nessuna delle attuali 29 malattie che definiscono l'AIDS è recente e nessuna si manifesta esclusivamente in persone sieropositive. Questi scienziati fanno notare inoltre che l'elenco delle malattia riconducibili all'Aids è andato via via crescendo, facendo aumentare a sua volta il numero dei malati considerati affetti da Aids. Per quanto riguarda i test di sieropositività, si lamenta il fatto che non esiste un criterio universalmente riconosciuto per la definizione della sindrome (questo spiegherebbe secondo i dissidenti la presunta "catastrofe africana").

 

Un problema di salute con ripercussioni sociali

Appena scoperta la malattia, si pensava che potesse colpire solo certe categorie di persone, considerate per questo "a rischio". In particolare omosessuali, tossicodipendenti e prostitute visto che secondo la scienza ortodossa la trasmissione del virus avverrebbe per via sessuale, ematica, e verticale, cioè madre - figlio. La disinformazione e la forte paura diffusa attraverso mezzi di informazione di ogni tipo però ha creato false credenze e allarmismi diffusi, tanto che la tendenza principale - sopratutto nei primi anni dalla scoperta - è stata quella ad emarginare le persone affette dalla malattia, per paura del contagio ma anche perché ritenute responsabili di atteggiamenti "moralmente discutibili" e condannandole dunque non solo alla malattia, ma anche alla solitudine e all'emarginazione sociale. Questo si verificò sia nel mondo occidentale che nei sud del mondo, dove è anche più difficile condurre efficaci campagne di informazione e sensibilizzazione. Oggi oltre alle campagne mondiali, sono tante le associazioni anche locali che si occupano di informazione e sensibilizzazione - molte formate da cosiddetti sieropositivi - che lavorano anche per eliminare lo stigma sociale nei confronti di queste persone.

 

Il caso Sudafricano

Il Sudafrica è considerato il paese con il più alto numero di sieropositivi e con il più alto tasso di diffusione del virus. Anche per questo primato è stato protagonista della battaglia tra la Big Pharma (il cartello di multinazionale farmaceutiche che si oppongono all'abbassamento dei prezzi dei farmaci rivendicandone costosissimi diritti di proprietà intellettuale) e il governo (che nel 1999 approvò una legge per la produzione di farmaci salvavita antiAids e autorizzava l'importazione da altri paesi del sud del mondo) e che si risolse nel 2001 con una vittoria del governo sudafricano, anche grazie alle battaglie della società civile e alla rilevanza internazionale che ebbe il caso.

Nel 2000 l'allora presidente sudafricano Thabo Mbeki, prese posizioni fortemente critiche nei confronti della teoria virale sull'AIDS e alla vigilia del Congresso mondiale sull'AIDS, preoccupato dell'interesse che le multinazionali farmaceutiche stavano mostrando nei confronti del suo paese per la sperimentazione di nuovi farmaci, convocò una conferenza di esperti internazionali per un dibattito, aperto anche ai dissidenti, sugli effetti tossici dell'AZT e sulle alternative di trattamento terapeutiche dell'AIDS. Per questo venne fortemente criticato dalla stampa internazionale, che lo accusava di non occuparsi della salute dei sudafricani. Nel 2002, dichiarò di ritenere che il virus HIV sia causa dell'AIDS, ma ha sempre sostenuto che i farmaci antiretrovirali della medicina occidentale siano un raggiro operato dai paesi più sviluppati ai danni degli africani.

 

Educazione, informazione e prevenzione

HIV e AIDS a prescindere dalla loro relazione, fanno senza dubbio riflettere sui meccanismi perversi della società contemporanea, basata sulla ricerca del profitto anche a costo della vita delle persone e della violazione dei diritti umani. I comportamenti delle grandi case farmaceutiche divenute oggi multinazionali quotate in borsa, sempre più attente a difendere i loro brevetti più che a diffondere i farmaci salvavita nei paesi del Sud del Mondo suscitano tanti dubbi irrisolti e sempre nuove perplessità. L'educazione e l'informazione sembrano essere le uniche armi per difendersi, e non solo, dalle malattie.

 

Tabelle e dati

 

Bibliografia

Luc Montagnier , Aids. L'uomo contro il virus. La lotta alla peste del 2000 nella cronaca dello scienziato che l'ha scoperta, Giunti Editore 1995

Mauro Guarinieri, Planet Aids. Manuale di resistenza attiva alle politiche delle multinazionali farmaceutiche, DeriveApprodi 2003

Daniela Minerva, Stefano Vella, No Aids. Globalizzare il diritto alla salute, Avverbi 2002

David Rasnick, La Vera Storia dell'AIDS, Spirali Edizioni 2001

Peter H. Duesberg, AIDS. Il virus inventato, Baldini Castoldi Dalai 2008

Christine Maggiore, Aids e se fosse tutto sbagliato? Macro Edizioni 2000

Heinrich Kremer, La rivoluzione silenziosa della medicina del cancro e dell'AIDS, Macro Edizioni 2003

Massimiliano Bucchi, La scienza imbavagliata. Eresia e censura nel caos Aids, Limina 1998

 

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

 

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World AIDS Day 2007