Lotta all’Aids: zero scuse

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Uno dei loghi della giornata – Foto: jis.gov.jm

Erano i primi anni Novanta quando il film Philadelphia portava sul grande schermo il dramma di un malato di Aids e tutti i pregiudizi che circondavano la sua malattia. L’immagine di Denzel Washington che non sapeva cosa fare della sua mano destra dopo aver stretto, ancora all’oscuro della malattia, quella del sieropositivo Tom Hanks, è rimasta scolpita nell’immaginario di un’intera generazione. Sono passati venti anni dalla presentazione della pluripremiata pellicola hollywoodiana, venticinque dall’istituzione della Giornata Mondiale Contro l’Aids il primo dicembre, eppure può lasciare perplessi che le domande più frequenti che riceve il sito del mensile OK salute e benessere, che si avvale della consulenza della Fondazione Umberto Veronesi, riguardino le vie di trasmissione dell’Aids, tanto da aver creato una apposita pagina dal titolo “Tranquilli, l’Aids non si trasmette così”. Riportando fonti dell’Istituto Superiore di Sanità si sfatano luoghi comuni, a quanto pare ancora duri a scomparire, secondo questo vademecum sintetico: “Il virus dell’Hiv, responsabile dell’Aids, non si trasmette attraverso: strette di mano, abbracci, vestiti; baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina e feci; bicchieri, posate, piatti, asciugamani e lenzuola; punture di insetti”. Né tantomeno ci si prende l’Hiv frequentando luoghi pubblici, di cui si dà una doviziosa lista: “palestre, piscine, docce, saune e gabinetti; scuole, asili e luoghi di lavoro; ristoranti, bar, cinema e locali pubblici; mezzi di trasporto”. Insomma quasi a chiedersi se le numerose campagne di sensibilizzazione, i materiali informativi e gli sportelli sanitari appositamente strutturati non siano serviti granché. Ben comprensibile quindi lo sgomento espresso dalla LILA, la Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, che ha lanciato questa settimana un tweet “Cose che ancora si devono leggere sui giornali, Italia anno 2013”.

Uno stimolo a rafforzare in questo primo di dicembre la comunicazione e la riflessione sull'Aids, attraverso manifestazioni, convegni e altre iniziative in tutto il mondo, affinché i successi registrati in campo medico non facciano abbassare la guardia sulla prevenzione dei comportamenti a rischio, soprattutto tra le giovani generazioni. “Getting to zero” è lo slogan lanciato nel 2010 dall’UNAIDS, il Programma dell’Onu su Hiv/Aids che guida e sensibilizza al raggiungimento globale di “Zero morti per Aids, zero nuove infezioni da Hiv, zero discriminazioni per i malati di Aids”. Gli esperti dicono che l’obiettivo “Zero”, fissato per il 2015, è a portata di mano e che i due anni che rimangono alla scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (il sesto è proprio la lotta all’Aids e alle altre malattie gravi), potrebbero essere sufficienti.

“Ricorderemo questo momento come il giorno in cui i nostri sogni si sono trasformati in realtà” sono le parole scelte da Michel Sidibé, Direttore esecutivo di Unaids, in un video-messaggio diffuso per il World Aids Day 2013. Parole che, al pari degli anni scorsi, inducono a far sperare nella sconfitta della malattia, del tutto alla portata secondo i dati. Dal 2001 le nuove infezioni di Hiv sono calate del 33% e ben del 52% tra i bambini; sono diminuite inoltre del 29% le morti causate dall’Aids ed è aumentato fino ai 9,7 milioni il numero dei malati che possono accedere alla terapia antiretrovirale, ossia al trattamento farmaceutico che impedisce al virus di replicarsi all’interno del corpo, anche grazie alla notevole riduzione dei loro costi (dai 10.000 dollari annui per persona negli anni Novanta ai 140 dollari di oggi). Tuttavia vanno segnalati forti timori per un incremento dei comportamenti sessuali a rischio in diversi Paesi, per la criminalizzazione in alcune legislazioni nazionali delle relazioni omosessuali (accusate di diffondere il virus) e per la stretta connessione del contagio con episodi di violenza sessuale.

Prendendo spunto dalle agghiaccianti notizie riportate pochi giorni fa in occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, è la stessa Unaids a ricordare che ogni minuto una nuova giovane donna è infettata dall’Hiv. La condizione di subalternità rispetto all’uomo che la donna subisce in numerosi Paesi al mondo, non solo a livello economico e socio-culturale, ma anche nelle scelte di salute riproduttiva, si riflette persino nell’influenza scarsa (per non dire assente) di avere rapporti sessuali protetti e nell’accesso ai servizi e alle informazioni sulla prevenzione dell’Hiv. La trasmissione del virus passa facilmente anche attraverso rapporti violenti e indesiderati, tanto da indurre la stessa Unaids a parlare di “femminilizzazione” della malattia e a lanciare un appello contro la violenza di genere. Quasi a dire che la strada per raggiungere la famosa Aids-free generation è percorribile e parte dal rispetto di se stessi e dell’altro. Anzi: dell’altra.

Miriam Rossi

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