Iran: un paese da visitare?

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Don't go to Iran - Travel film 

L’Iran è un Paese da visitare? Dopo l’accordo raggiunto con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) il 14 luglio del 2015 a Vienna, che ha revocato le sanzioni in vigore dal 2006 in cambio di significative riduzioni dell’entità del suo programma nucleare, Teheran è tornata ad essere una delle più apprezzate mete del turismo mondiale. Un ironico e ben montato video di Benjamin Martinie mette in contrasto la sue esperienza con i cliché e i pregiudizi che hanno spesso raccontato l'Iran in questi ultimi 20’anni: “Un deserto immenso”, “un’architettura banale”, “un Paese poco sicuro”, “una popolazione maleducata”, “una storia misera”... Tutte definizioni che vengono smontate con le immagini di Martinie e con le cifre fornite dall’Organizzazione per il turismo, il patrimonio culturale e l’artigianato iraniano (Chtho), secondo il quale in due anni, dal momento in cui è entrato in vigore l’accordo sul nucleare, "il numero dei turisti giunti dall’estero in Iran è più che raddoppiato”.

Dopo anni di embargo la svolta politica internazionale, se resisterà alla verifica della correttezza iraniana sull'accordo nucleare chiesta da Donald Trump, ha per ora permesso di rilanciare l’economia e potenziare gli investimenti, garantendo un miglioramento del patrimonio architettonico, del comparto energetico e anche delle infrastrutture del settore turistico. Oggi anche se rispetto ad altre realtà internazionali risente ancora della scarsa qualità di alcuni servizi e della precarietà dei trasporti in molte zone del Paese, il Piano di sviluppo del turismo iraniano prevede uno sforzo congiunto promosso dal governo e dai privati per raggiungere una crescita cha dai 4,8 milioni di visitatori del 2014 arrivi ad oltre 20 milioni nel 2025. Un traguardo non impossibile visto che la prestigiosa rivista Forbes ritiene l’Iran “una delle 10 destinazioni più cool da visitare nel 2017” e secondo uno studio pubblicato nel settembre scorso dalla Mastercard Global Destinations Cities Index, la capitale iraniana ha registrato un aumento di circa il 13% per visitatori internazionali nell’ultimo anno ed è per il più alto tasso di turisti fra le prime dieci destinazioni al mondo, su un totale di 132 città.

Per far fronte alla domanda in crescita e favorire un mercato turistico ancora parzialmente inespresso il Governo iraniano sta pensando di creare entro il 2017 un ente capace di riunire i principali hotel e le più importanti strutture ricettive della Repubblica islamica, oltre a studiare provvedimenti che concedono esenzioni fiscali per imprese e individui attivi in un settore che vanta 21 siti turistici inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. A questi si aggiungono le spiagge del Golfo di Persia o del Mar Caspio, interessate qualche settimana fa dal viaggio inaugurale a pagamento della prima nave da crociera dalla rivoluzione islamica del 1979, oltre alle vette innevate per gli amanti della montagna e dello sci. Non stupisce, quindi, sapere che questo mercato ha attirato l’attenzione di molte realtà internazionali, come la multinazionale francese AccorHotels che sta progettando la realizzazione di cento strutture entro i prossimi 10 anni, ma anche di realtà più piccole e decisamente più sostenibili, capaci, come nel caso di Planet viaggi o di RAM viaggi, di farci conoscere l’Iran con un turismo più etico e responsabile attraverso spostamenti organizzati con i mezzi pubblici e momenti di incontro con la società civile iraniana.

Certo la società iraniana presenta ancora molte contraddizioni. Esiste una frattura forte tra il potere e la popolazione, tra le leggi imposte e lo stile di vita delle persone. Per Lorenzo Marinone, caporedattore dell'area Medio Oriente di East Journal e collaboratore del Centro Studi Internazionali e dell’Osservatorio di Politica Internazionale il governo riformista di Hassan Rouhani (che sta per terminare il suo mandato) “ha abbattuto l’inflazione che ora è al 12%, ma il potere d’acquisto in Iran resta uguale. Arrivano prodotti che prima circolavano solo sul mercato nero, come alcune medicine, ma sono troppo cari. La disoccupazione riguarda ufficialmente 2,5 milioni di persone, ma una stima del centro ricerche del parlamento alza la cifra a un esorbitante 6,5 milioni contando anche chi è sottoccupato e chi non sta più cercando lavoro”. La ricchezza insomma sta affluendo a Teheran, ma viene strozzata nei colli di bottiglia della corruzione e del clientelismo, contro cui il governo non è ancora stato in grado di intervenire efficacemente.

Come se non bastasse attualmente il tasso di fertilità in Iran è molto basso, le nuove generazioni non rimpiazzano le vecchie e aumentano a dismisura i costi da mettere a bilancio, dalle pensioni alla sanità. “Il boom demografico dovrebbe accompagnare quello economico promesso dalla fine delle sanzioni”, ma mentre “La Repubblica Islamica sogna culle piene e il governo ricama sui benefici dell’accordo sul nucleare, tanti iraniani non si possono permettere le prime perché il loro portafogli non si è accorto dei secondi” ha spiegato Marinone. Anche nel campo dei diritti civili e umani la strada è ancora lunga. L’Iran è per Reporter Senza Frontiere al 169esimo posto per libertà di stampa e non sono rari i giornalisti e i blogger in prigione. Infine come ha recentemente ricordato Amnesty International Teheran è al secondo posto dopo la Cina per il maggior numero di esecuzioni capitali, anche se la loro diminuzione è significativa: nel 2016 sono state 567 contro le 977 del 2015, ossia il 42% per cento in meno. Questo e molto altro, nel bene e nel male è l’Iran. Un Paese da visitare, ma non sempre così facile se devi viverci. 

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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