NCO, nuova cooperazione organizzata

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Signor Cutolo cos’è secondo lei la Camorra?”

È una scelta di vita, è un partito di ideali. Bisogna insegnare ai giovani che è bello lavorare, però glielo dobbiamo anche trovare un lavoro”.

È un estratto dell’intervista di Enzo Biagi a Raffaele Cutolo, il fondatore della NCO - Nuova Camorra Organizzata che negli anni Ottanta segnò una svolta imprenditoriale nella criminalità di gran parte della regione Campania e che ancora oggi consuma e corrode la società, non solo in Italia ma anche in Europa. Una sigla di sangue e di paura che richiama alla memoria una delle più cruente guerre di camorra.

La sigla N.C.O oggi ha cambiato veste ed è stata fatta propria da un consorzio di cooperative sociali nato nel casertano nel 2012 per dare una risposta civile e organizzata alla camorra, contribuire ad una crescita sociale del territorio e abbinare al “Lavoro” una cultura della “Legalità” e dell’“Inclusione”. Il nome del consorzio è NCO - Nuova Cooperazione Organizzata che, in scacco alla camorra, ha voluto così riappropriarsi delle parole: La camorra si organizzava per distruggere il nostro territorio. Noi invece abbiamo voluto, con la stessa sigla, organizzarci per rendere il nostro territorio migliore”.

Il Consorzio è composto da cooperative sociali del casertano impegnate, secondo le modalità dei Budget di Salute, nel reinserimento sociale e lavorativo delle persone con disagio psichico e soggette a varie forme di esclusione. Le cooperative hanno puntato sull’agricoltura sociale, valorizzando la vocazione agricola del territorio come opportunità di realizzazione della persona attraverso il lavoro. L’ulteriore valore aggiunto è la scelta di coniugare al riscatto della persona, il riscatto di un’intera comunità scegliendo di operare sui Beni Confiscati alla criminalità organizzata (per un aggiornamento su quali sono e dove si trovano i Beni confiscati è possibile consultare la Mappa Interattiva sui beni confiscati in Italia e in Europa).

Ci troviamo nella “Terra dei Fuochi” ma i terreni di produzione NCO sono stati analizzati e risultano sicuri, e i prodotti sono certificati. Del resto, diverse indagini dimostrano come l’incidenza delle fonti di inquinamento sui prodotti agroalimentari del territorio sia minima, molto inferiore rispetto a quanto proclamato negli anni passati dall’allarme mediatico (pari allo 0,02 per cento nell’indagine agroalimentare del 2017).

Tante le attività del Consorzio NCO e delle cooperative aderenti. La cooperativa sociale "Al di là dei sogni", ad esempio, ha aperto una fattoria didattica sul bene confiscato “Alberto Varone” a Maiano di Sessa Aurunca (CE) realizzando un impianto di trasformazione per prodotti biologici, il primo a nascere in Italia su un bene confiscato. Come spiegato nel video prodotto dal progetto “Sentirsi Campani” per la sicurezza e la legalità: «Si tratta di un terreno di 17 ettari diviso in 3 lotti, di cui uno è adibito a comunità di accoglienza per l’inserimento lavorativo e per la pet therapy; gli altri due lotti sono dedicati alla riforestazione e qui sono stati piantati oltre 3.200 alberi di ciliegio e noce. Sempre in questo terreno abbiamo creato il Giardino della Memoria dedicando ogni albero ad una vittima innocente della criminalità organizzata. Non vuole essere un cimitero ma un posto di vita, un parco pubblico dove la gente si possa incontrare. Il nostro intento è di realizzare la filosofia d’intervento della legge 109 affinché il bene sottratto alla criminalità organizzata diventi un bene usufruibile da tutti i cittadini della comunità».

C’è la cooperativa “Eureka”, specializzata nell’intervento a favore di soggetti con disturbi autistici, che nel 2009 ha ricevuto in gestione terreni sottratti alla criminalità organizzata a Casal di Principe e poi a Santa Maria La Fossa, facendo nascere il centro di agricoltura sociale “Antonio di Bona”, in memoria dell’agricoltore di Casal di Principe vittima innocente di camorra; oggi qui si producono vari prodotti come il vino “Vitematta” e la confettura di pesche “Terra Nostra”.

Ci sono la Fattoria Sociale dal nome ironico “Fuori di zucca” a cura delle cooperative "Un Fiore per la vita" e “Il millepiedi” e la Nuova cucina organizzata della cooperativa “Agropoli” a San Cipriano d’Aversa, un ristorante sociale che usa i prodotti dei terreni confiscati e dove gli utenti non solo usufruiscono del servizio di ristorazione ma condividono con i ragazzi in inserimento lavorativo l’esperienza di un ristorante “particolare”, diventando parte di un’idea diversa di società, capace di scommettere sui più deboli.

Le attività del Consorzio sono state in passato oggetto di atti vandalici a scopo intimidatorio ma le cose stanno cambiando, come spiega Simmaco Perillo, rappresentante del consorzio NCO: «Noi andiamo avanti insieme, per dimostrare che queste idee non camminano con una persona ma sono nella testa di un’intera comunità. La partecipazione dei cittadini è cresciuta tantissimo, basti pensare che oggi sul territorio ci sono 18 presidi di Libera e più di 40 organizzazioni aderenti al Comitato don Peppe Diana. Le persone vedono la ricaduta positiva sul territorio e molti hanno ormai capito che il modello di economia criminale non ha fatto bene a nessuno».

Questa parte d’Italia, nota ai più come “la terra di Gomorra”, io preferisco definirla “la terra di don Peppe Diana”, il coraggioso sacerdote vittima di camorra che ha sfidato la criminalità organizzata a Casal di Principe. Oggi questi valori vivono grazie ad attività come quelle del Consorzio sociale NCO, e in questa particolare esperienza sono proprio “gli ultimi” a mostrare ai concittadini che cambiare è possibile.

Il Consorzio NCO può essere sostenuto in vari modi, tra cui partecipando all’iniziativa “Facciamo un pacco alla Camorra”, acquistando un pacco contenente i prodotti agroalimentari di una filiera etica che coinvolge 16 imprese e cooperative sociali che hanno denunciato il racket, varie associazioni ed il Comitato Don Peppe Diana.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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