Alla scoperta del territorio in cui viviamo

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A Trento da circa 5 anni l'Accademia della Montagna organizza, insieme all'IPRASE (Istituto Provinciale per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa) un concorso aperto al mondo della scuola: l'obiettivo è di far vivere ai giovani l'esperienza della montagna. Abbiamo interpellato per voi tre dei diretti interessati: Giorgio Paoli, insegnante di scienze motorie dell'Istituto Comprensivo Civezzano (Scuola Secondaria Primo Grado “Giulio Alessandrini”); Nicoletta Vettori, professoressa di scienze motorie e sportive dell'Istituto di istruzione superiore Don Milani; e Paolo Baldo, guida alpina.

“Dal primo momento che sono partiti con quest'iniziativa siamo state tra le scuole premiate” – ricorda Nicoletta; e prosegue - “si tratta di un concorso a premi, dal nome “100 ragazzi in rifugio”, per incentivare il portare i ragazzi in montagna. Il primo anno avevamo partecipato inventando una canzone, che avevamo insegnata ai bambini dell'asilo grazie agli studenti dell'Istituto Professionale per i Servizi Socio – Sanitari. Si intitolava “Vieni via con me”, ed avevamo registrato i bambini che la cantavano. E così anche per gli anni successivi: ci siamo impegnati ed abbiamo legato questa attività alla programmazione degli istituti e delle varie classi. In genere sono azioni semplici; ad esempio un altro anno abbiamo preparato dei giochi e delle attività, e siamo andati a Castel Beseno con i bambini della prima elementare accompagnati sempre dai ragazzi dell'Istituto Professionale per i Servizi Socio – Sanitari. Ogni anno lavoriamo su un filone diverso, con l'obiettivo dell'uscita finale in montagna in modo che i ragazzi conoscano il territorio. È un qualcosa per cui mi sono sempre attivata, perché altrimenti è difficile che gli studenti possano fare attività in montagna. Invece così è possibile realizzare varie iniziative a costi irrisori per le famiglie – che alla fine pagano solo il trasporto”.

Sulla stessa linea anche Giorgio, che ricorda: “A mio avviso tanti studenti hanno bisogno di montagna intesa come spazio di aggregazione più che di agonismo; qui in Trentino abbiamo la fortuna che basta uscire dalla porta di casa e ci sei, non c'è bisogno di farsi ore di mezzi. Noi siamo andati al rifugio Sette Selle con 22 ragazzi, che avevamo selezionato in base alla realizzazione di una presentazione sulla montagna. In pratica, avevo illustrato la proposta a tutte le terze medie, perché era l'ultima possibilità che avevano per partecipare: chi voleva prendere parte alla selezione doveva preparare una power point. Si sono presentati in 22, ed avevamo 20 posti. Come scuola abbiamo deciso di fare uno sforzo in più, in modo da poter includere tutti. Le ricerche erano validissime, realizzate in diversi formati. La presentazione mi serviva per avere delle persone un po' motivate, ed i ragazzi hanno dimostrato di esserlo”.

Come è andata l'uscita?

È andato tutto bene; la guida alpina che ci ha accompagnati è andata sul posto alle 5 di mattina per allestire un'arrampicata sugli alberi, che i ragazzi hanno apprezzato moltissimo. Nell'uscita in sé abbiamo visto qualche elemento di geologia, flora e fauna. E poi c'era l’attività di free climbing; invece al ritorno abbiamo sperimentato la mimetizzazione: durante il percorso alcuni ragazzi dovevano andare avanti, mettersi vicino al sentiero e provare a mimetizzarsi. Questo per mostrare loro come ci siano una serie di animali che siccome stanno fermi noi non li vediamo mai – ma anche loro non vedono noi, se ci comportiamo allo stesso modo. Sono tecniche semplici, basta vestirsi evitando di avere linee precise (niente caschi né berretti) e con i colori della natura.

Che riscontri hai avuto da parte degli studenti e dei genitori?

I ragazzi erano contentissimi. L'anno scorso avevo fatto un incontro con i genitori ed anche loro mi hanno dato lo stesso riscontro – e guarda che l'anno prima eravamo andati a Lavarone ed aveva fatto brutto tempo, praticamente eravamo stati due giorni sotto l'acqua. Quest'anno il tempo invece per fortuna era bellissimo, tanto che mi sono già offerto di portarli in un altro percorso, a titolo personale, insieme ai genitori. In questo modo si crea un'abitudine alla montagna ed è questo l'obiettivo.

Nicoletta, a te come sembra abbiano reagito i ragazzi e le loro famiglie?

I ragazzi hanno bisogno di essere incentivati e motivati: dopo l’esperienza in montagna sono entusiasti e rientrano molto contenti. A scuola creiamo dei percorsi didattici per scoprire il territorio: le Dolomiti, Madonna di Campiglio, altre valli . Sono escursioni per far visitare ai ragazzi non solo le montagne vicine a loro, ma anche quelle più distanti e – magari – più spettacolari. Quella con Accademia è una bellissima esperienza che la maggior parte dei ragazzi normalmente non fa. Non c'è l’abitudine a muoversi con la famiglia, ed è anche per questo che i ragazzi vanno stimolati ed accompagnati dalla scuola. Certo, all'inizio noto un po' la fatica del camminare, ma poi il riscontro è positivo con la soddisfazione di avercela fatta.

E tu Paolo, cosa ne pensi?

Allora, premetto che il mestiere di guida alpina non è il mio lavoro principale, e forse anche per questo mi piace molto, vado quando posso e quando me la sento. Quindi quando accompagno le scuole ci vado con entusiasmo, perché mi diverto. Ricordo che nella prima edizione del concorso di Accademia della Montagna, non si trattava di gite di un paio di giorni: abbiamo trascorso 4 notti e 5 giorni in rifugio. Poi pian pianino i giorni sono diminuiti, ma l'esperienza è sempre positiva. In questi anni siamo stati in vari luoghi: sul Brenta, a vedere le Pale di San Martino, in Val di Fassa, nella Valle del Chiese...per me è una bellissima cosa.

Qual è la tua impressione rispetto all'impatto che l'iniziativa ha per i ragazzi?

A me pare che la fase della programmazione e organizzazione dell’uscita sia la più difficile: nello zaino hanno di tutto e di più, una volta una ragazzina è venuta perfino con la borsetta del trucco. Anche farli camminare è difficile, spesso hanno zero allenamento. Ma poi ce la fanno, e quando tornano a casa sono soddisfatti. È divertente: ad esempio dò loro in mano la cartina e chiedo di leggerla. In genere c'è una reazione di panico perché non la sanno orientare. Poi gli fai conoscere le tabelle del CAI e della SAT. Anche quest'anno siamo arrivati in rifugio, e la prima cosa di cui si sono preoccupati i ragazzi era la doccia - ma di acqua ce n'era pochissima perché non era mai piovuto. C'è il fare a gara per caricare il telefonino, ed essere sicuri che vada internet. E poi li vedi tutti impacciati con il vestiario e le attrezzature... lo vedi che non sono abituati, ma d'altronde è come se io andassi in discoteca: a ognuno il suo.

Qualche aneddoto in particolare?

Mi vengono in mente due ricordi molto belli: il primo riguarda una ragazzina con difficoltà motorie, stava in piedi ma non poteva camminare; l'ha portata in cima il gestore del rifugio. Il giorno dopo mi son messo d'accordo con un professore e l'ho portata a spalle, non volevo escluderla dal gruppo. È stato davvero faticoso, ma lei era felicissima e mi ha dato una soddisfazione enorme. L'altro ricordo è una lettera che conservo ancora: una ragazza che aveva il terrore di arrampicare e che, dopo l'esperienza, è riuscita a superarlo e mi ha scritto una lettera di ringraziamento. Per me è stato bellissimo.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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