Migrazioni

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“La sedentarietà non fa parte delle caratteristiche della nostra specie fissate per via genetica”. (Hans Magnus Enzensberger, "La Grande migrazione", Einaudi, Torino, 1993)

 

Introduzione

Le migrazioni dei popoli sono una costante nella storia del genere umano. In ogni epoca processi migratori di varia natura ed entità hanno interessato tutte le aree del mondo a partire dalla preistoria fino al medioevo. Nell’età moderna e contemporanea i flussi migratori, guidati prima dal colonialismo e successivamente dagli sviluppi della rivoluzione industriale, si sono intensificati in direzione Nord-Sud del mondo e verso l’occidente.

Negli ultimi decenni del secolo scorso questo movimento ha assunto nuove dimensioni e prospettive, invertendo la propria direzione e interessando in particolare le aree del Nord del pianeta, trasformate da paesi di emigrazione in mete di destinazione per milioni di persone appartenenti alle aree più povere della terra e attratte da prospettive di cambiamento. In realtà, flussi migratori Sud-Nord interessavano già in parte aree come il Nord America (Canada e Stati Uniti) e il Giappone. Invece, fino agli inizi degli anni ‘80 sono risultati relativamente modesti per il continente europeo, ancora interessato da una corrente migratoria influenzata dai trascorsi legami coloniali. La novità di fine secolo è quindi l’aggiungersi di nuove aree ai tradizionali bacini di origine e di arrivo, a partire dall’Est europeo.

La crescente spinta migratoria verso i paesi economicamente più sviluppati riflette una realtà mondiale sempre più segnata da profondi squilibri di crescita e benessere. All’origine di questi spostamenti sono, infatti, le condizioni di povertà, i conflitti armati, il razzismo nel paese di origine, ma anche le discriminazioni, l’assenza di democrazia e violazioni dei diritti civili e politici. Purtroppo, il disagio che spinge a migrare non sempre termina con la partenza, ma perdura nel corso del viaggio e una volta raggiunta la meta. Troppo spesso, infatti, non esistono protezioni legislative e scarsa resta l’attenzione al consolidamento dei diritti dei migranti. Quando non incappano in violenze e abusi, devono comunque fronteggiare allarme e pregiudizi legati alla mancanza di conoscenza, e sentimenti di chiusura e intolleranza.

 

Trend globali
Secondo le Nazioni unite, nel , ovvero il 3% della popolazione mondiale, vivevano fuori dal proprio paese natale. Una cifra in costante crescita che non tiene conto di 20/40 milioni di migranti illegali non registrati, “complessivamente dal 15 al 20% della popolazione migrante complessiva”. Sebbene le quote si siano leggermente assestate, costante resta la concentrazione dei flussi di migrazione verso alcune mete: il 75% dei migranti si trova infatti nel 12% di tutti i paesi. In Europa oggi vivono 64 milioni di immigrati che rappresentano l’8,8% della popolazione; 53 milioni vivono in Asia e costituiscono l’1,4% della popolazione asiatica; 45 milioni vivono negli Stati Uniti, pari al 13,5% della popolazione.

In Europa, la Spagna è diventata il paese con il tasso più alto di immigrati (10%), posizionandosi al secondo posto al mondo dopo gli Stati Uniti (Segundo Anuario de la Comunicacion del Inmigrante 2007). Seguono nella Ue la Francia (9,6%), la Germania (8,9%) e il Regno Unito (8,1%).

Anche l’Italia è ai primi posti, come illustra il Dossier-Migrantes 2008 (), con 3milioni e 800mila immigrati (pari al 6/7% della popolazione complessiva), con un aumento del 21,6% (700.000 unità) rispetto all’anno precedente.

 

Metà dei migranti sono donne

In tempi recenti il processo di globalizzazione ha determinato una femminilizzazione della composizione dei flussi migratori: le donne costituiscono la metà dei migranti internazionali e il loro numero sta crescendo. Emigrano, spesso da sole, nell’intento di assicurare migliori condizioni di vita a sé stesse e alle proprie famiglie. In maggioranza in Nord America, Europa e Medio Oriente e con flusso più cospicuo da molti paesi dell’Asia e dell’America Latina, le donne migranti restano invisibili a causa della scarsità di dati specifici e al fatto che si tratta talvolta di immigrate irregolari, come sottolinea The International Confederation of Free Trade Unions (ICFTU).

I governi le ignorano nelle loro politiche e spesso le abbandonano a una duplice discriminazione, di genere e di migrante, come illustra la campagna promossa dal 2001 dall’organizzazione non governativa internazionale Human Right Watch “Swept under the Rug” che denuncia abusi e violenze in cui si imbattono molte migranti, non tutelate da norme legislative per il lavoro domestico.

 

Dalle rimesse all'acquisizione di competenze

A livello di diplomazia internazionale si riconosce sempre più il ruolo positivo e la funzione di sviluppo di questo fiume incessante di persone. Le rimesse di denaro inviate verso i paesi di origine ne rappresentano l’aspetto più evidente. La Banca mondiale ha stimato che nel 2007 i lavoratori migranti provenienti da paesi in via di sviluppo hanno inviato, attraverso canali ufficiali, rimesse per più di 240 miliardi di dollari. Se si considerano anche i canali informali, la cifra aumenta vertiginosamente.

Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite (IFAD ) ha calcolato che nel 2006, circa 150 milioni di migranti hanno inviato complessivamente più di 300 miliardi di dollari, più del doppio degli aiuti internazionali dati dai paesi ricchi (107%).

Inoltre, all’estero i migranti acquisiscono competenze e know-how, guadagnano, tessono reti e relazioni che possono valorizzare una volta rientrati nel proprio paese, con conseguenze socio-economiche virtuose in entrambi gli stati.

 

Globalizzazione e sviluppo internazionale

All’interno del processo di integrazione dei mercati, la migrazione si staglia quindi come una nuova forza in gioco per lo sviluppo. “Uno strumento ideale per la promozione del co-sviluppo, ossia di un miglioramento coordinato o concertato delle condizioni sociali ed economiche dei paesi di origine e di quelli di destinazione”, come sottolineato da Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni unite. Sul fronte legislativo invece “l’impatto della globalizzazione è stato assai più limitato in termini di armonizzazione dei regimi disciplinanti la materia: sia all’interno dei singoli paesi, sia sul piano internazionale, a causa di una profonda diversità tra regimi e politiche nazionali e un numero crescente di istituzioni e organizzazioni internazionali competenti per i vari aspetti del fenomeno”, rileva Giovanni Caracciolo di Vietri, rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Le migrazioni hanno occupato via via uno spazio prioritario nell’agenda delle organizzazioni internazionali. Il rapporto finale (Migration in an interconnected world) della Commissione globale sulle Migrazioni Internazionali Onu, istituita nel dicembre 2003 con il mandato di elaborare coordinate comuni di azione, ha constatato il fallimento della comunità internazionale “nella comprensione piena della potenzialità delle migrazioni e delle numerose possibilità che essa comporta".

In risposta, le Nazioni Unite hanno promosso il primo incontro plenario sul tema nel settembre 2006, focalizzando l'attenzione sul report Migrazione internazionale e Sviluppo di Kofi Annan, allora Segretario generale, e adottandone la proposta di un Forum internazionale su Migrazione e Sviluppo, svoltosi poi nel luglio 2007 a Bruxelles. Nelle aspettative espresse nel discorso introduttivo del nuovo Segretario generale Onu Ban Ki Moon si parla dell’inizio “di un nuovo processo globale finalizzato a rafforzare l’impatto positivo della migrazione sullo sviluppo, identificando nuovi strumenti e strategie e rafforzando legami di cooperazione fra i vari attori coinvolti”.

Protezione legale dei migranti

Di contro alle dichiarazioni propositive e ottimistiche dei tavoli internazionali, la vita dei migranti resta tuttavia gravemente minacciata. Il panorama si diversifica a seconda dei paesi, dei flussi migratori, dell’anzianità migratoria, dell’inserimento nel mercato del lavoro e nella società. Le recenti correnti migratorie si trovano, comunque, in una situazione contrassegnata dalla precarietà e da un’emarginazione ancora accentuata. "Abusi e discriminazioni vanno dalla mancanza di meccanismi di protezione alla discriminazione da parte della legislazione nazionale. In casi estremi risultano vittime di attacchi razzisti o xenofobi", come ha ricordato Ban Ki Moon nel suo messaggio per la Giornata internazionale dei Migranti 2007. "Dobbiamo modificare i pregiudizi dominanti nei confronti dei migranti – ha continuato il segretario generale Onu – e sensibilizzare l’opinione pubblica circa la loro importanza sotto il profilo economico, culturale e sociale sia per il paese di provenienza sia per quello di destinazione".

Fra i nodi fondamentali emerge la tutela dei lavoratori migranti, che rappresentano la maggioranza del flusso. Nel 2000 si stimava che su 191 milioni di migranti circa 81 milioni fossero economicamente attivi, e sommati alle famiglie ammontavano quindi a circa il 90% dei migranti internazionali. Ancora oggi costituiscono la fetta preponderante. Per tutelarli, l’Onu ha adottato la “Convenzione internazionale sulla Protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie a integrazione della normativa esistente del 1949 e del 1975 dell’International Labour Organization (International standard on Labour Migration). Il nuovo documento stabilisce standard universalmente accettati per la protezione dei migranti, concepiti non solo come forza lavoro ma come entità sociali e membri di un nucleo familiare, titolari quindi di diritti inalienabili, come sancito da altre convenzioni internazionali e dalla Corte costituzionale italiana. Si tratta di uno strumento giuridico fondamentale, il primo a livello mondiale che affronta il problema nella sua interezza, considerando tutte le fasi del processo migratorio, dai preparativi per la partenza al rientro, identificando di volta in volta i diritti da tutelare.

Frutto di un lungo percorso fino all'approvazione il 18 dicembre 1990, il documento è entrato in vigore solo nel 2003, in quanto solo allora è stata raggiunta la soglia minima di 20 ratifiche per divenire uno strumento giuridico internazionale. A oggi solo 37 stati hanno ratificato la Convenzione: eccetto le Seychelles, hanno aderito solo paesi del Sud del mondo mentre non figura ancora alcun paese di immigrazione. Alla base delle mancate ratifiche (fra cui anche quella italiana) il timore che il documento garantisca eccessivi diritti ai lavoratori migranti irregolari e ne accentui l’afflusso.

L’effettiva applicazione della Convenzione, di cui i paesi poveri invocano la ratifica, è sollecitata da organizzazioni della società civile e istituzioni internazionali raggruppatesi nella Piattaforma Internazionale sulla Convenzione sui lavoratori migranti, che nel 2001 ha lanciato la Campagna globale per la ratifica, per sensibilizzare e incoraggiare i governi in tal senso. Per richiamare l’attenzione sui diritti dei migranti, a partire dal 2000, ogni anno il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei Migranti, come momento di solidarietà e ricordo del giorno di adozione della Convenzione.

 

L'Europa

Le nuove migrazioni hanno rappresentato una sfida in particolare per i paesi europei che contestualmente hanno conosciuto il processo d’integrazione nell’istituzione dell’Unione. Il Consiglio europeo straordinario di Tampere, nell’ottobre del 1999, ha rappresentato la prima occasione di confronto comune. All’epoca si è affermato il concetto di emigrazione “economica”, essenzialmente come conseguenza della povertà, e, quindi, la necessità di un approccio integrato che si avvalesse della cooperazione allo sviluppo per affrontarne le cause riducendone la pressione (in .pdf).

Negli anni è poi stata ufficializzata e promossa una nuova politica: non più ridurre la pressione migratoria, ma massimizzare l’impatto positivo negli stati di provenienza e di destinazione attraverso un binomio di politiche migratorie e di cooperazione. La Commissione per Giustizia, Libertà e Sicurezza sta sviluppando una serie di interventi che includano integrazione, migrazioni economiche e riunificazioni familiari. Tuttavia, analizzando le Prospettive finanziarie 2007- 2013 la componente di controllo rimane ancora prevalente. Considerando nello specifico il Bilancio generale dell'Unione europea per l’esercizio 2007 (in .pdf), nonostante lo sforzo compiuto con l’istituzione del Fondo per l’integrazione, quasi il 60% degli stanziamenti concerne strutture e attività di miglioramento dei controlli dei flussi sulle frontiere terrestri e marittime.

 

Italia: da paese di emigrazione a meta di immigrazione

Tra i paesi più colpiti dall’emigrazione (dal 1876 fino al 1918 più di 14 milioni di persone partirono in cerca di fortuna), dalla fine degli anni '70, l’Italia ha conosciuto un’inversione di tendenza e ha scalato la graduatoria dei paesi più interessati dall’immigrazione, con più di 200 nazionalità presenti e tre comunità prevalenti (albanesi, marocchini e rumeni).

Come altrove, sempre più importante risulta l’apporto fornito dagli immigrati. Secondo i dati del Rapporto Caritas/Migrantes 2007, infatti, il lavoro degli immigrati ho concorso alla produzione di ricchezza in Italia con un contributo del 6,1% del Prodotto interno lordo del 2006. Secondo l'Ismu, fondazione specializzata negli studi sulla multietnicità, nel 2007 la quota a loro riferita ha raggiunto l'8,8% (111,3 miliardi di euro). Gli immigrati italiani inoltre si distinguono per un «tasso di occupazione notevolmente alto» (73,7%), che supera di circa 12 punti percentuali quello della popolazione italiana. L'85% è lavoratore dipendente, ma sono sempre più gli imprenditori: 141.393, secondo l'archivio di Unioncamere. Nel complesso alimentano un mercato di almeno 30 miliardi di euro l’anno, secondo la ricerca Nuovi italiani, nuovi marketing del Customer & service science lab della Università Bocconi.

Accanto a questa realtà positiva non si può dimenticare il lato oscuro dell’immigrazione e le esperienze di disagio e di sfruttamento (ingressi clandestini, mercato sommerso, sfruttamento di stranieri) per non parlare dei pregiudizi e il razzismo dilagante nella società. Ad ogni modo, gli immigrati non sono più un fenomeno emergenziale, ma una presenza allargata e articolata in più generazioni che richiede risposte politiche, economiche e sociali in diversi campi: dalla scuola al mercato del lavoro, dalla sanità alla sicurezza, nel rispetto dei diritti e delle culture.

Dalla prima legge sull'immigrazione nel 1986 a oggi, la legislazione italiana ha risposto con una normativa caratterizzata da forte instabilità, come analizza il Report 2007 dell’ong Medici senza Frontiere dedicato agli stagionali irregolari impiegati nell’agricoltura del sud Italia (in .pdf): “I vari interventi normativi, dalla legge Martelli alla legge Turco Napolitano, fino alla legge Bossi-Fini, hanno avuto caratteristiche diverse, orientate a contemperare esigenze di accoglienza e controllo dei flussi o ispirate a logiche repressive”. La legge Bossi-Fini, in vigore dal 2002, ha legato il soggiorno sul territorio alla presenza di un regolare rapporto di lavoro; ha introdotto un reato per il clandestino che rientra una volta espulso, la sanatoria per colf e badanti irregolari e la registrazione delle impronte digitali dei lavoratori extracomunitari.

La difficoltà della procedura di ottenimento del permesso di soggiorno ha poi contribuito a rendere necessaria l'adozione di misure “emergenziali": il governo italiano ha così emanato normative di regolarizzazione o “sanatorie". Nel 2007, per esempio, il Governo ha autorizzato l'ingresso di 170mila immigrati. Come ogni anno, le domande, presentate perlopiù da lavoratori stranieri già presenti irregolarmente, hanno notevolmente superato le quote disponibili. Tanto che, su promozione del Consiglio Italiano per i rifugiati, è nato un appello per l’immediata emanazione di un nuovo decreto flussi.

Nel corso del governo Prodi si è attivato un percorso di lavoro per la riforma della legge Bossi-Fini, sotto la supervisione dei ministri Giuliano Amato e Paolo Ferrero, per affrontare questioni problematiche come l’ottenimento del permesso di soggiorno, il lavoro irregolare e l’economia sommersa, le strutture di permanenza temporanea degli immigrati. L’elaborazione del disegno di legge delega, che ha coinvolto numerose organizzazioni, è però rimasto bloccato a causa della caduta del governo. Parallelamente da più parti emerge come tematica da affrontare la questione della Cittadinanza e del diritto di voto.

 

Alcuni dati

- Tabella sui Flussi di rimesse 2006 World Bank, United Nations Economic Commission for Europe (Source: IFAD)

- Migrazioni del lavoro:

Secondo l’ILO, circa 86 dei 175 milioni di migranti internazionali del 2000 erano economicamente attivi e distribuiti come segue :

Africa : 7,1 milioni

Asia (incluso il Medio Oriente) : 25 milioni

Europa, inclusa la Russia : 28,5 milioni

America Latina e Carabi : 2,5 milioni

America del Nord : 20,5 milioni

Oceania : 2,9 milioni

(Fonte: Banca dati dell’ILO sulle migrazioni internazionali)

- Bilancio Generale dell’Unione europea per l’esercizio 2007, Sintesi in cifre, febbraio 2007. Impegni in materia di “spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia”. Le principali voci di spesa del bilancio 2007 in merito alla Commissione “ Libertà, Sicurezza e Giustizia” sono le seguenti:

Fondo per le frontiere esterne: 170 milioni di euro

Fondo europeo per l’integrazione: 65 milioni di euro

Fondo europeo per i rifugiati: 67 milioni di euro.

 

Documenti utili

- Convenzione internazionale sulla Protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie

- Prima codifica universale dei diritti dei lavoratori migranti. Stabilisce una serie di standard normativi vincolanti riguardanti il trattamento, le tutele previdenziali e sociali e i diritti umani dei migranti sia regolari che irregolari, disponendo obblighi e responsabilità per gli Stati di origine, transito e destinazione dei migranti stessi.

- Messaggio del Segretario generale delle Nazioni Unite in occasione della Giornata internazionale dei migranti (18 dicembre 2007)

- Global Trends 2005 - United Nations (Department of Economic and Social Affairs Population Division)

- Rapporto International Migration 2006: pubblicato in vista dell’Assemblea generale ONU su Migrazioni internazionali e Sviluppo del settembre 2006. Offre dati e informazioni su dimensioni, tendenze e politiche migratorie internazionali.

- Women and Migration Report Migrazione femminile - Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) 2007, Lisbona (in .pdf)

- Statistiche sulle rimesse internazionali del 2007 elaborate dalla Banca Mondiale Remittances Trends 2007 (in.pdf)

- Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2007 e Dossier 2008 con sintesi in italiano e in 7 lingue.

- Documento finale del X Meeting Internazionale sulle Migrazioni di Loreto “Emigrazione, Immigrazione, Sviluppo” 2007 (in .pdf)

- Guide for the implementation of Un migrant workers’convention: duida per Ong per la promozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglia. Prodotta dalla Ong December 18 e dalla Piattaforma Internazionale di Ong per la Convenzione sui lavoratori migranti (in. pdf)

- Una stagione all’inferno. Rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del sud Italia – Medici senza Frontiere 2007 (in .pdf)

- Appello al Governo e a tutte le forze politiche promosso dal CIR per l’immediata emanazione di un nuovo Decreto Flussi

 

Bibliografia

Zozzini, G., Migrazioni di ieri e di oggi – Una storia comparata, Bruno Mondadori 2005

Melotti,U., Migrazioni internazionali. Globalizzazione e culture politiche, Mondadori, Milano 2004.

Basso, P., Perocco, F., Gli immigrati in Europa. Diseguaglianze, razzismo lotte, Franco Angeli 2003

Bonifazi, C., L’immigrazione straniera in Italia, Il Mulino, Bologna 1998

Ehrenreich, B., Russell Hochschild, A., Donne globali: Tate, colf e badanti, Edizioni Feltrinelli - Collana "Campi del sapere" 2001

Bacon, D., Communities without Borders. Images and Voices from the World of Migration, Cornell University Press, Ithaca 2006

(Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

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RAI3: Presa Diretta: Migranti (parte 1 di 10)