Lazio: gli affari dei boss della quinta mafia

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Droga, affari, speculazioni e riciclaggio di denaro sporco. E' questo il quadro della presenza delle mafie nel Lazio emerso dal seminario di studio organizzato da Libera all'Università la Sapienza di Roma dal titolo "La quinta mafia". I dati riportati dai relatori sono più che allarmanti. Dimostrano in tutta semplicità la presenza ben radicata delle organizzazioni criminali nel Lazio.

Una storia vecchia di decenni. In tutta la regione sono stati confiscati oltre 500 beni, di cui quasi 400 nella sola Roma. La Capitale è il centro del narcotraffico italiano, importante piazza di consumo e affari. Roma è il centro del potere politico del nostro Paese, e da sempre le mafie italiane hanno attivi degli “uffici di rappresentanza” all'ombra del Cupolone. Il Lazio, e Roma in particolare, sono realtà prospere dove poter fare affari utili per ripulire il denaro frutto di attività illecite.

Con l'aiuto e l'appoggio di una ridda di professionisti, anima della Quinta mafia. Nei primi dieci mesi del 2010 il solo Comando provinciale dei Carabinieri di Roma ha sequestrato 5.000 chili di droga, di cui 1187 di cocaina. Nella città di Roma nel 2011 sono stati commessi 27 omicidi, di cui 6 chiaramente riconducibili a delitti di mafia. Il Lazio si trova al quinto posto nella classifica di Legambiente per reati legati al ciclo dei rifiuti, e al quarto per quelli legati al ciclo del cemento. Una situazione in costante crescita che desta grandi preoccupazioni, o almeno dovrebbe destarle. Perchè le mafie operanti in regione, sia quelle tradizionali italiane, che quelle autoctone e straniere, hanno la caratteristica, molto significativa, di operare nel silenzio.

Mafie silenti, sono state definite. Una criminalità degli affari diversa da quella che opera nelle regioni del sud del Paese. Non interessata al controllo militare del territorio, ma all'assoggettamento dell'economia legale e ai collegamenti con il potere politico. Locale e nazionale. Sfruttando le opportunità offerte dalla massoneria, come denunciato dal presidente di Libera Luigi Ciotti. La Quinta mafia sembra disdegnare la violenza, interessata com'è a fare affari lucrosi.

L'edilizia in primis, ottimo volano per ripulire i proventi dei traffici di sostanze stupefacenti. Oppure la ristorazione e tutta la filiera della produzione agricola, come dimostrato dal “caso Fondi”, esempio lampante della contaminazione mafiosa del mondo politico ed economico regionale. Diana De Martino, magistrato presso la Direzione nazionale antimafia, e con lei il procuratore di Velletri Luigi De Ficchy, passano in rassegna l'evoluzione storica e recente della presenza delle mafie nel Lazio. Una storia vecchia almeno dagli anni '60, evolutasi con i mutamenti nazionali e internazionali degli ultimi decenni.

“Follow the money”, segui i soldi e troverai le mafie. In provincia di Latina, così come a Forsinone. Un'isola felice, come dichiara il Questore De Matteis, dove le mafie ci sono ma nessuno sembra volersene accorgere. Nel 2011 la Questura di Frosinone ha stilato cinque informative di 416 bis e numerose altre per il reato di riciclaggio. Quest'ultimo rappresenta il vero core-business delle mafie. Nel Lazio come in numerose altre realtà italiane. Una situazione allarmante, fronteggiata con strumenti che rischiano di essere obsoleti perchè non adeguati all'evoluzione criminale delle mafie.

Gli interventi del legislatore, inoltre, rischiano di indebolire, invece di rafforzare, il contrasto alle mafie. E' la denuncia esplicita fatta da Libera. Basti pensare ai pesanti tagli previsti per la Dia, l'intelligence interforce contro la criminalità organizzata, che vedrà ridotto il proprio budget di 13 milioni di euro, a fronte dei 19 totali. Invece di potenziare l'agenzia, aprendo nuove sezioni in realtà che necessitano una forte azione di contrasto, come a Latina, si sopprime di fatto la Dia.

Che reazione e che ruolo può avere la società civile responsabile? Un ruolo sicuramente importante, anche se rischia di assuefarsi. L'allarme lo lancia don Ciotti, c'è troppa tolleranza in giro, si respira un clima di coma etico che rischia di mafiosizzare la società. Occorre rafforzare il lavoro di magistrati e forze dell'ordine con il lavoro nel sociale. Creare opportunità che indeboliscono la forza anche economica dei boss.

Un lavoro non facile, come dimostrato dagli atti vandalici che lo scorso venerdì hanno danneggiato il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino. Bene confiscato e utilizzato per fini sociali. Una forte reazione, tuttavia, è stata registrata. Nel giro di un paio di ore volontari e associazioni si sono ritrovati per ripulire la devastazione compiuta. A Borgo Sabotino, commenta Gabriella Stramaccioni, direttrice di Libera, sabato non hanno vinto loro, abbiamo vinto noi dimostrando la volontà di non piegarci.

Gaetano Liardo

Fonte. Liberainformazione

 

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