Mafie

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La lotta alla mafia… non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”. (Paolo Borsellino, Magistrato e Procuratore Antimafia)

 

Introduzione

Le mafie sono una forma di criminalità organizzata ma, per il fatto di avere rapporti con apparati politici e finanziari, nonché il controllo del territorio sul quale svolgono le loro attività principali (estorsioni, usura, traffici illeciti, ecc.), si distinguono dalle altre forme di criminalità organizzata. Le mafie esercitano un potere totalitario sul loro territorio attraverso il controllo minuzioso di ogni tipo di attività proponendosi come risolutrici di ogni problema. Il loro obiettivo principale è quello di accumulare più ricchezza possibile, essendo quest’ultima direttamente collegata al potere. Più si ha denaro e più si è potenti.

Le mafie, per esercitare alcune attività, si avvalgono di un apparato militare di controllo del territorio. Per altre come il riciclaggio, ad esempio, si avvalgono di relazioni sociali, disponibilità professionali e capacità tecniche specifiche. Il ricorso alla violenza rappresenta, negli ultimi anni, l’extrema ratio, contrariamente all’immaginario collettivo. La violenza, infatti, crea allarme nell’opinione pubblica e spinge le autorità pubbliche a reagire con durezza. Le mafie si avvalgono in modo sistematico e continuativo dell’intimidazione e utilizzano parte dei loro ingenti capitali per corrompere politici, burocrati, magistrati e chiunque possa esser loro utile per il raggiungimento dei loro obiettivi. La corruzione, infatti, è per sua natura silenziosa, crea un clima di complicità, favorisce l’intreccio tra attività legali e illegali, consente di conseguire l’utile desiderato con rischi minori, mina dall’interno le istituzioni, che solo apparentemente mantengono un volto democratico.

In Italia e non più solo su base regionale esistono ed operano quattro organizzazioni criminali di stampo mafioso: Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

Cosa Nostra è un’organizzazione criminale segreta, avente una struttura di tipo piramidale-verticistico. Storicamente è passata da una mafia di tipo agrario (1861- anni ’50 del XX secolo), ad una di tipo urbano-imprenditoriale (anni ’60), ad una di tipo finanziario (dagli anni ’70 in poi) sempre più internazionalizzata. Essenziale per Cosa Nostra è il controllo del territorio; al fine di svolgere impunemente ogni sorta di traffico, conoscere e prevenire le manovre degli avversari ed esercitare dominio sulle popolazioni con le estorsioni. All’opinione pubblica si presenta come autorità che può tutto. Impunita. Cosa Nostra estende la propria attività a nuovi mercati poiché la mondializzazione dell’economia porta con sé, inevitabilmente, anche l’espansione delle attività criminali collegate al traffico delle merci ed allo spostamento delle persone. Palermo e la Sicilia restano, comunque, il territorio di riferimento di Cosa Nostra.

La Camorra è costituita da un insieme di bande che si compongono e si scompongono con grande facilità. A volte pacificamente, altre volte con scontri sanguinosi. La Camorra nasce agli inizi del secolo scorso nella città di Napoli, una delle più grandi città europee; è strettamente intrecciata alla società civile e tende ad avere con tutti, singoli, partiti, istituzioni, relazioni di scambio permanente. Il carattere metropolitano e l'antica storia di commerci la rendono facilmente disponibile a rapporti con chi esercita funzioni politiche ed istituzionali. La negoziazione diviene la forma principale nelle relazioni sociali. Sempre più aggressivi si presentano i clan nel casertano, così come descritti nel libro di Saviano “Gomorra”.

Oggi, l'ambito degli affari delle organizzazioni camorristiche è praticamente illimitato, dall'usura alle truffe UE, la speculazione edilizia, lo spaccio di stupefacenti, con basi operative in Spagna, in altri paesi europei e dell'America Latina, la spartizione con le altre organizzazioni criminali del mercato internazionale di eroina e cocaina, oltre alle estorsioni alle rapine, all'importazione clandestina di armi e lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Il fenomeno delle ecomafie infatti rappresenta uno dei modi con cui, pur nella continuità degli obiettivi tradizionali e del controllo del territorio, le strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso si sono adeguate alle nuove frontiere delle più moderne attività imprenditoriali.

La presenza delle organizzazioni criminali non si manifesta più unicamente attraverso il compimento di delitti di sangue, ci sono quelli silenziosi e invisibili della penetrazione nell’economia e nel mercato. Le organizzazioni mafiose si inseriscono in qualsiasi traffico, lecito o illecito. I cicli del cemento e dei rifiuti rappresentano oggi due ambiti di attività per i quali cresce l’allarme sociale nel nostro paese proprio perché costituiscono il campo d’azione privilegiato delle cosiddette ecomafie. In particolare, con riferimento a talune specifiche aree, l’iniziale coinvolgimento di gruppi di criminalità organizzata di tipo mafioso che avevano a disposizione nel territorio cave, terreni e manodopera a basso costo, ha favorito il rapido decollo di un vero e proprio mercato illegale.

Osservando però l’evoluzione di questo mercato notiamo che, accanto agli esponenti delle famiglie mafiose, il mondo dei rifiuti si è andato popolando sempre più di una varietà di soggetti che, nella gran parte dei casi, non ha un precedente criminale, ma si collega con i criminali: in generale si tratta di imprese legali, uomini d’affari, funzionari pubblici, operatori del settore ecc.

La ‘Ndrangheta è sicuramente l’organizzazione mafiosa meno studiata, uscita dall'ombra con tutta la sua violenza con la strage Duisburg (agosto 2007). La prima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sulla 'ndrangheta (in .pdf) del febbraio 2008 analizza la realtà mafiosa calabrese e ci svela una mafia matura e moderna la cui evoluzione è simile a Cosa Nostra e alla Camorra ma con notevoli tratti di diversità e di peculiarità. La ‘Ndrangheta fino ai primi anni novanta non ha avuto momenti di direzione unitaria delle ‘ndrine. Ogni ‘ndrina era autonoma rispetto alle altre e aveva pieni poteri sul proprio territorio.

Nel corso degli anni settanta e degli anni ottanta avviene la grande trasformazione della mafia calabrese. Essa valica i confini regionali proiettando la sua attività al Nord Italia con i sequestri di persona, entra da protagonista nei grandi traffici internazionali di armi e di droga e si presenta all’appuntamento degli anni novanta con una capacità di azione e di presenza organizzata simile alla consorella siciliana. Quel modello sarà seguito negli anni successivi. L'ingresso perentorio delle principali 'ndrine nel traffico della cocaina e dell'eroina è documentato dalle principali operazioni antidroga, che segnalano la presenza di forti collegamenti con la criminalità organizzata calabrese in Germania, Canada, Australia, Argentina, Spagna e Francia meridionale. La ‘Ndrangheta, peraltro, dopo aver assunto un ruolo di tale rilievo nel traffico della droga, si è progressivamente inserita in attività imprenditoriali lecite, estendendo la propria influenza all'Italia settentrionale tramite l'insediamento di affiliati in quelle aree ed esercitando, tramite solidi rapporti parentali, il controllo di consistenti segmenti di mercato della cocaina proveniente dagli Stati Uniti e dal Sud America e la distribuzione della sostanza in varie aree del pianeta, quali l'Australia e il Canada.

La Sacra Corona Unita è una coalizione di gruppi criminali che si è formata nella prima metà degli anni ’80. Negli ultimi anni le formazioni pugliesi hanno rapidamente intensificato il proprio coinvolgimento nel traffico internazionale di stupefacenti ed in particolare dell’eroina. Lo scoppio della guerra civile in Jugoslavia, infatti, ha costretto i trafficanti ad utilizzare, in alternativa alla parte terminale della classica "rotta balcanica", un nuovo percorso marittimo che prevede lo sbarco della droga nei porti pugliesi ed il suo trasferimento al Nord. Il traffico di clandestini e di droga dall'Albania è gestito in collaborazione con la mafia albanese, sfruttando la posizione geografica di quel Paese per creare un "ponte di transito" verso l'Italia. E’ emerso il crescente coinvolgimento delle formazioni pugliesi nel commercio illecito degli armamenti, delle estorsioni, delle frodi agricole ai danni dell’UE e della gestione del gioco d’azzardo clandestino e dell’usura.

 

Le leggi contro la criminalità organizzata

La DIA (Direzione Investigativa Antimafia) è stata istituita con legge 30 dicembre 1991 n. 410 a seguito dell'intensificarsi della lotta alla mafia, di cui Giovanni Falcone fu il principale ispiratore e promotore. La struttura precederà la nascita della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) con un suo capo, il Procuratore Nazionale Antimafia, e le Direzioni distrettuali Antimafia, diffuse su tutto il territorio nazionale, presso le 26 Corti d'Appello. Con la legge antiusura (n. 108/1996) è stato stabilito che un tasso é usuraio quando supera della metà la media dei tassi di interesse praticati da banche e da intermediari finanziari. Nella nuova legge rimane la possibilità del giudice di valutare come usuraio un tasso sproporzionato quando la parte offesa si trova in "condizioni di difficoltà economica e finanziaria".

Per contrastare il racket ed aiutare le vittime delle estorsioni è stato istituito un fondo di solidarietà con la legge n.172 del 1992 poi sostituita con la legge n.414/99 "Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura". Intorno al mercato della droga si è aggregato un sistema finanziario "parallelo" di proporzioni tali da proiettare le organizzazioni criminali in una dimensione destinata ad incidere sul regolare sviluppo e sulla sicurezza degli stessi stati. Gli utili conseguiti dalle associazioni criminali vengono, in linea di massima, impiegati come segue: una prima parte, in genere di minore entità, è impiegata per rifinanziare il traffico illecito; una seconda parte, più consistente, viene immessa nel circuito economico-finanziario legale del paese in cui operano le organizzazioni criminali, ovvero dei paesi destinatari dei traffici illeciti; l’ultima parte, più cospicua, viene "esportata" in attesa di investirla nel modo più remunerativo possibile altra parte, infine, rappresenta "l'utile netto" dell'organizzazione.

Di norma le attività si articolano attraverso: l'accumulazione primitiva di capitali illeciti, che si realizza attraverso le tipiche attività criminali e delittuose; la trasformazione dei capitali illeciti in disponibilità lecite, che costituisce il momento specifico del riciclaggio e che si realizza con l'immissione dei capitali nel circuito delle banche o di altre attività finanziarie, nazionale ed estere; gli investimenti in attività economiche legali, che rappresentano la fase del ritorno dei proventi illeciti "ripuliti" nelle disponibilità delle organizzazioni. Quest'ultima attività è la più delicata in quanto comporta l'emersione di ricchezza in capo ad un determinato soggetto (persona fisica o società).

Tali fasi avvengono normalmente in ambito internazionale. Il progresso tecnologico e lo sviluppo della telematica, al pari con le opportunità per il capitale internazionale di migrare ove sussistano le maggiori condizioni finanziarie, hanno reso tecnicamente possibile il fenomeno comunemente chiamato "globalizzazione dell'economia", ma hanno reso più agevoli e difficilmente individuabili le operazioni di riciclaggio. Un buon segnale per rendere più trasparenti le operazioni finanziarie può considerarsi la decisione del G-20 di agire contro gli Stati che non collaborano in campo fiscale e la conseguente pubblicazione da parte dell'Ocse di due liste di paradisi fiscali. La lista nera comprende i paesi che non si sono mai impegnati a rispettare gli standard internazionali e la lista «grigia» che comprende gli Stati che pur essendosi impegnati a rispettare le regole dell'Ocse non le hanno «in sostanza» applicate.

 

Le altre mafie nel mondo

Nel mondo globalizzato anche la criminalità si è diffusa in modo sempre più capillare. Fra le organizzazioni più aggressive c’è la mafia cinese, russa, nigeriana e colombiana oltre alla già citata albanese.

I gruppi della triade cinese si sono stanziati massicciamente a Hong Kong. Le tipologie di reato commesse dagli aderenti ai gruppi triadici sono ricorrenti in tutti i Paesi nei quali sono presenti e riguardano essenzialmente: i sequestri di persona a scopo di estorsione e gli investimenti sospetti quali l’acquisto di ristoranti e negozi a prezzi di gran lunga superiori a quelli di mercato. Le attività più redditizie vanno dall’immigrazione clandestina, gestita direttamente dalle organizzazioni presenti in Cina e ad Hong Kong, in collaborazione con quelle italiane, alla falsificazione di carte di credito, passaporti, permessi di soggiorno, al gioco d’azzardo illegale, al mercato delle false griffe. L’esistenza di consolidate mafie indigene in Italia ha limitato, allo stato attuale, le infiltrazioni nel settore degli stupefacenti.

La mafia russa si sviluppa grazie alla debolezza dei vertici politici dopo il crollo dell'URSS. La grave crisi economica e la mancanza di efficaci normative di contrasto hanno favorito l’estensione ai Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) di organizzazioni criminali straniere. L’interazione di queste ultime con quelle già esistenti (dedite al riciclaggio del denaro sporco, allo sfruttamento della prostituzione, ai traffici di droga, armi, opere d’arte e materiali radioattivi) ne ha rafforzato il loro potere. La principale attività della mafia russa rimane, comunque, l’estorsione. A livello internazionale la presenza della mafia russa è segnalata negli Stati Uniti, Israele, Londra, Svizzera, Austria, Germania, Irlanda del Nord, Finlandia, Francia e Italia. Nel nostro Paese il fenomeno della mafia russa ha particolarmente investito l’Emilia Romagna dove sono stati arrestati trafficanti e spacciatori di droghe sintetiche e nelle località turistiche per il riciclaggio di denaro sporco come Madonna di Campiglio in Trentino ove gli immobili hanno raggiunto i 7.000 euro al metro quadro.

La nascita e lo sviluppo della mafia nigeriana sono legati al collasso del prezzo del petrolio avvenuto agli inizi degli anni ‘80 nonché all’instabile situazione politica. La Nigeria reggeva la sua economia per il 95% proprio su questa risorsa. Molti esponenti della classe dirigente nigeriana si sono alleati con il crimine per evitare di perdere i loro ingenti guadagni. Sono presenti sia nel traffico di eroina che di cocaina, attualmente investe numerosi Paesi, quali: Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Romania, Inghilterra, Austria, Stati Uniti, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Ucraina, Polonia e Russia. In Italia le zone di maggior aggregazione sono Napoli, il litorale Domizio e l’hinterland romano. La mafia nigeriana è coinvolta anche nello sfruttamento della prostituzione di proprie connazionali, per lo più clandestine nelle grandi città.

Le organizzazioni criminali che operano in Colombia, note con la denominazione di "cartelli della droga", sono nate e si sono sviluppate nei primi anni '70. Questa organizzazione criminale gestisce il commercio della maggior parte della cocaina prodotta nel mondo, tutte le organizzazioni che si occupano del traffico di stupefacenti sono in contatto con questa organizzazione. I due "cartelli" più importanti sono quello di Calì e quello di Medellin. Tra le rotte internazionali del narcotraffico ci sono i Paesi dell’Europa dell’Est, per la presenza di vari aeroporti situati in posizioni geografiche molto favorevoli e di una articolata rete stradale e ferroviaria, vengono attraversati dai corrieri colombiani per portare l’eroina e la cocaina nell’Europa occidentale. In Europa, i cartelli hanno investito ingenti quantità di "denaro sporco" in proprietà immobiliari, catene di alberghi, centri di turismo, agenzie viaggi, locali notturni, casinò. La Spagna rappresenta un punto di transito per la cocaina diretta verso il resto d'Europa.

 

La lotta alla mafia: l'antimafia sociale

La lotta alla mafia si può dire che sia coeva alla mafia. Si colloca negli anni ’60 e ’70 l’esperienza di Giuseppe Impastato, protagonista coraggioso dell'antimafia che da Radio Aut denunciava i delitti e gli affari sporchi di Badalamenti. A un anno dal suo assassinio, avvenuto nel maggio del 1978, il Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e successivamente intitolato a Impastato, promosse una manifestazione nazionale contro la mafia, con la partecipazione di circa 2000 persone provenienti da varie parti del paese.

Gli atti di nascita formali di questo movimento che ben presto assume dimensioni nazionali verranno dopo il delitto Dalla Chiesa (1982): a Palermo si svolgono un’assemblea nazionale degli studenti, un’assemblea e una manifestazione nazionale organizzate dai sindacati confederali. Si formano nuove associazioni: l’Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia, centri studi, la Lega contro la droga e in provincia, si formano dei comitati antimafia. Il movimento comincia a diffondesi anche a livello nazionale, con iniziative in Campania, dove lo scontro tra i gruppi camorristi produce un gran numero di morti, e in altre regioni d'Italia. Nel 1984 si forma un Coordinamento antimafia che opererà per qualche anno tra mille difficoltà.

Approssimandosi l’apertura a Palermo del maxiprocesso alla mafia (febbraio 1986) il Coordinamento decide all’unanimità di costituirsi parte civile. L’associazione prosegue la sua attività, assieme ad altre organizzazioni da fuori regione con una campagna nazionale "Per il diritto alla verità", con cui si chiede l’eliminazione del segreto di stato sulle schede raccolte dalla Commissione antimafia sui rapporti tra mafiosi e politici e sugli atti riguardanti i reati di strage, organizza convegni e dibattiti.

Negli anni successivi con l’intensificarsi delle estorsioni e la loro diffusione in tutta l’Italia comincia a muovere i primi passi il movimento antiracket che si è in gran parte federato (F.A.I.) La prima associazione nasce a Capo d’Orlando, ma a Palermo Libero Grassi l’imprenditore che ha avuto il coraggio di denunciare gli estorsori verrà ucciso nell’agosto del 1991. Dopo la strage di Capaci e l'uccisione del giudice Giovanni Falcone, della moglie e degli uomini della scorta (23 maggio 1992) un cartello di associazioni promosse una convenzione nazionale e il 27 giugno vi fu lo sciopero generale indetto dai sindacati con una manifestazione nazionale a Palermo. Ai balconi della città comparirono le prime “lenzuola bianche contro la mafia”. Con la strage di via D’Amelio e l'assassinio del giudice Paolo Borsellino (19 luglio 1992) la mobilitazione crebbe anche con forme inedite. Alcune donne presidiarono la centralissima piazza Politeama, alternandosi nel digiuno. Chiesero ed ottennero la rimozione di alcuni personaggi con cariche istituzionali: dal prefetto al questore, al procuratore capo.

Per superare le iniziative sporadiche e frammentarie nate sull'onda dell'emozione nel marzo del 1995 su iniziativa di Don Luigi Ciotti si costituì "Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie", che in pochi anni arrivò a raggruppare circa un migliaio di associazioni, tra nazionali e locali che operarono sulla base di progetti e campagne sui vari temi dell’impegno antimafia. Dall’educazione alla legalità alla confisca dei beni, dagli appalti alle droghe e all’informazione. Emblema di tale impegno son senza dubbio la formazione di cooperative per l’uso produttivo dei beni confiscati grazie alla legge 109/96.

Nel 2001 nacque la cooperativa "Placido Rizzotto - Libera Terra" che ha ottenuto in affidamento i terreni confiscati in alcuni comuni della provincia di Palermo che aderiscono al Consorzio Sviluppo e Legalità. La scelta di dare alla cooperativa il nome del sindacalista ucciso nel marzo del 1948 è un chiaro segnale di continuità con le lotte contadine che sperimentarono le prime forme di antimafia sociale.

In Sicilia operano altre cooperative che lavorano sui terreni confiscati. In provincia di Trapani, a Castelvetrano, opera la 'Casa dei giovani', che gestisce un’azienda agricola in cui sono impegnati ex tossicodipendenti. I terreni erano dei capimafia Provenzano e Messina Denaro erano incolti da anni. In Campania, in provincia di Caserta, sui terreni confiscati al boss della camorra Schiavone sono sorte un’azienda agricola e varie infrastrutture per il tempo libero e l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati, la villa di Riina a Corleone diventata un agriturismo.

Altri beni confiscati sono stati utilizzati l’Università per la legalità e lo sviluppo per installarvi scuole, centri di formazione, ha trovato sede a Casal di Principe in un immobile confiscato ai clan dei casalesi, servizi socio-assistenziali come il centro per l’infanzia nel comune di Trabia in provincia di Palermo, centri d’accoglienza come a Bari in una villa ottocentesca o a Vigevano in un ex bar hanno un grosso impatto sociale e simbolico, come esempi concreti di riappropriazione da parte della collettività di beni sottratti al patrimonio dei boss.

Negli ultimi mesi del 2005, ossia all'indomani dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno sorse su iniziativa spontanea dei giovani di Locri il movimento anti-'ndrangheta “Ammazzateci tutti” inizialmente composto da soli ragazzi (per lo più studenti liceali ed universitari). Il Movimento nei mesi successivi alla sua nascita incontrò il sostegno anche dei familiari vittime di 'ndrangheta. Grazie alla rete e ad internet riuscì ad unire ragazze e ragazzi da tutta Italia.

Il 19 marzo del 2009 per il quindicesimo anniversario dall'assassinio di don Diana si è svolta una manifestazione a Casal di Principe (CE) seguita da quella di Napoli organizzata da Libera per la XIV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, alla quale hanno partecipato oltre 100mila persone provenienti da tutta Italia e dal resto d'Europa. Nei giorni successivi i rappresentanti dell'associazione Libera e di FLARE (una rete europea di associazioni contro la criminalità organizzata) hanno incontrato il presidente del Parlamento europeo, Hans Poettering e hanno chiesto che l'assemblea legislativa comunitaria si faccia promotrice di una direttiva che preveda la confisca internazionale dei beni delle mafie e il loro uso sociale e che il 21 marzo sia proclamato "Giornata europea in memoria delle vittime delle mafie e l'impegno per contrastarle".

 

Bibliografia

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Limes n.2/2005, Come Mafia Comanda

Saviano Roberto, Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondadori, 2006.

Santino Umberto, Dalla mafia alle mafie. Scienze sociali e crimine organizzato, Rubbettino, 2006
Arlacchi Pino, La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo, Il Saggiatore, 2007

Santino Umberto, Mafie e globalizzazione, Di Girolamo editore, 2007

Legambiente, Rapporto ecomafia 2007, i numeri e le storie della criminalità ambientale, Edizioni Ambiente, 2007

Forgione Francesco, 'Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo. La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia , Baldini Castoldi Dalai, 2008

Manuela Mareso e Livio Pepino (a cura di), Nuovo Dizionario di Mafia e Antimafia, EGEA – Edizioni gruppo Abele

 

(Scheda realizzata con il contributo di Gabriella Corona)

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