Dai militari al malaffare: i sogni infranti del “paradiso” La Maddalena

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Uno scorcio del comune sull’Isola della Maddalena- Foto: ondetour.net

Dal sogno alla beffa. Non conosce pace lo splendido arcipelago sardo della Maddalena, che dopo oltre trent’anni di occupazione militare aspirava a un futuro di rinascita, fatto di turismo ambientale e di qualità, di attività di sviluppo e di imprese sostenibili. E invece, l’occasione mancata del G8 si è trasformata nel trionfo della truffa e del malaffare, oltre che dello spregio totale di un patrimonio che dovrebbe essere di tutti e quindi protetto, in primis dalle istituzioni. Le “finte” bonifiche nel mare antistante le “grandi opere” del G8 sono solo l’ennesimo capitolo di questa triste vicenda, che vede oggi l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e altri 15 indagati eccellenti sotto accusa per “falso in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato, inquinamento ambientale”, con tanto di indagini chiuse e avvisi di garanzia mandati all’inizio di questo mese.

E dire che, anni or sono, a proposito delle bonifiche si era parlato addirittura di “lavoro esemplare”. Costate allo Stato oltre 30 milioni di euro e affidate agli uomini sotto accusa, non solo non sono state mai completate ma, secondo le indagini, avrebbero addirittura ampliato da 7 a 12 ettari l’inquinamento in aree sino ad allora pulite. Eseguite con imperizia, non hanno fatto altro che sollevare i fanghi e i veleni riversati in mare dai cantieri delle grandi opere, sostanze che si trovavano “a riposo” nei fondali di fronte all’ex arsenale militare, spargendoli ovunque. Così, nelle acque dell’arcipelago maddalenino troviamo tutt’oggi piombo, mercurio, idrocarburi e materiali tossici di ogni genere, oltre a montagne di detriti di ferro e cemento armato, in buona parte provenienti dal Molo Carbone fatto saltare in aria dagli speculatori con l’esplosivo, coperti dal segreto di stato.

“Regione e Ministero trovino subito un’intesa e si avvii, questa volta sul serio, il piano di riconversione, riqualificazione e bonifica della zona” tuona Legambiente, a ridosso della recente spedizione di Goletta Verde nei mari di tutta Italia. L’associazione non ha mancato di sollevare anche un’altra importante preoccupazione, ovvero il “declassamento” di La Maddalena da sito di interesse nazionale (Sin) a sito d’interesse regionale (Sir), ad opera del governo Monti: legge che, fra le altre cose, trasferirebbe il fardello della bonifica dallo stato alla regione. Certo, il sottosegretario del ministero dell’Ambiente Marco Cirillo ha più volte rassicurato circa la disponibilità di fondi per la bonifica, ma Legambiente spera che alle parole seguano presto anche i fatti. “Non vorremmo che anche questo si tramutasse nell’ennesimo annuncio spot – si legge nel comunicato – La parola d’ordine è sempre la stessa: si faccia subito!”.

La chiusura dell’inchiesta dovrebbe fare ben sperare, e gli avvisi di garanzia emessi poche settimane fa dalla procura di Tempio hanno in pratica ufficializzato le numerose inchieste giornalistiche effettuate in questi anni, a partire dal video shock del giornalista dell’Espresso Fabrizio Gatti già nel 2010. Durate oltre due anni, le indagini sono state portate avanti dai carabinieri del Noe di Sassari, dall’Arpa Sardegna, dalla guardia costiera e della capitaneria di porto della Maddalena, con la consulenza di un pool di esperti in inquinamento ambientale. Inutile dire che l’area di mare antistante l’arsenale è ancora interdetta sia ai bagnanti sia all’attracco di navi e barche, mandando a monte i progetti locali di diportistica e di riqualificazione turistica del territorio per l’ennesima stagione di seguito. Basti pensare che, dopo le diverse immersioni effettuate dai carabinieri del nucleo sommozzatori e l’insorgere di dermatiti negli operatori, perfino le mute utilizzate per i lavori subacquei erano state sigillate e messe a disposizione della procura.

Così, dei sogni del G8 mancato non restano che le macerie, con le mega strutture a 5 stelle oggi trasformate in cattedrali nel deserto. Le immagini dell’abbandono sono ormai ben note: il main center, progettato dall’architetto Boeri e destinato a ospitare i grandi della terra, sta cadendo a pezzi, così come l’enorme struttura del centro commerciale, diventata un cumulo di ruggine, mentre l’hotel super lusso, gestito per due anni dal gruppo Marcegaglia, è chiuso da tempo. E poi c’è il porto Arsenale, simbolo di tutti i sogni di sviluppo infranti dell’isola: le lastre di granito dei moli sono in buona parte saltate, voragini si sono aperte tra i blocchi di (forse) cemento, i ponti presentano dossi e cedimenti ovunque. Il tutto, accompagnato dal già citato inquinamento delle acque, piene di fanghi tossici e detriti. “Una situazione drammatica” aveva commentato tra gli altri il sindaco della Maddalena Angelo Comiti.

Se a tutto questo si aggiunge il presunto inquinamento dell’occupazione militare, su cui mai è stata fatta chiarezza, si capisce il paradosso di un arcipelago-paradiso che sembra si stia cercando in tutti i modi di rovinare: “Nella base Usa a Santo Stefano, per 35 anni ci sono stati i sottomarini a propulsione nucleare. Nulla sappiamo su quel tratto di mare. Se sia stata portata a termine una attività di bonifica, o e se sia necessario un intervento di risanamento” ha denunciato più volte l’associazione sarda Gettiamo le basi.

Nonostante questo, l’arcipelago di La Maddalena resta uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Costituito da oltre 60 isole e isolotti, 18 mila ettari, 180 chilometri di coste, biodiversità ed endemismi, è diventato parco nazionale nel 1996 (i suoi confini corrispondono a quelli dell’intero Comune). Nei suoi mari cristallini si possono incontrare infinite specie di pesci, insieme a tartarughe marine, splendidi coralli, balenottere, perfino capodogli, mentre l’entroterra, non di minore bellezza, è costituito principalmente da macchia mediterranea. Diventato area super protetta, in alcuni punti è vietata la sosta e perfino il passaggio dei turisti: basti pensare alla “spiaggia rosa“ dell’isola di Budelli, unica al mondo e quasi interamente depredata dai turisti che per anni si sono portati via la sabbia come souvenir. Tuttavia, numerose iniziative e buone pratiche sono già partite per cercare di far rinascere l’arcipelago, anche per far fronte a punte di disoccupazione altissime. La sfida è appunto coniugare la necessità di proteggere questo ecosistema delicato con attività produttive e un turismo sostenibile che vada oltre i soliti tre mesi estivi. Con la speranza che si riesca a chiudere una volta per tutte i conti con il passato, dai militari alle varie “cricche” del malaffare che continuano a tarpare le ali a quest’arcipelago da sogno.

Anna Toro

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